Ambiente

Fratelli di acqua e di latte

* portavoce di Ibfan Italia e della Rete italiana boicottaggio Nestlé
 

Con l’acqua minerale ho poca dimestichezza. A Vicenza, dove sono nato 60 anni fa, "c’è l’acqua più buona del mondo", come diceva mio padre quando da bambino m’invitava a berne a garganella ogni mattina quando mi lavavo la faccia. Acqua pura, fresca, profonda. Ora ci vorrebbero costruire sopra la nuova base americana, ma i vicentini sapranno difenderla, assieme alla pace. Anche in Valsugana, dove passavo le vacanze dai nonni materni, di acqua minerale non ce n’era. Non c’era nemmeno l’acqua in casa. Per andare a prenderla alla sorgente, sulle rive del Brenta, si faceva un chilometro all’andata e uno al ritorno col "bigòlo", un arco di legno con due ganci per i secchi alle estremità, in spalla. Tanta fatica, ma che soddisfazione berla con la bocca dove sgorgava dalla montagna e più tardi col mestolo a casa!
Ho più dimestichezza col latte artificiale. Non che l’abbia mai provato! Però, da quando a metà degli anni ’70 mi sono recato a lavorare in Paesi a basso reddito, ho potuto osservarne le tragiche conseguenze sulla nutrizione e la salute dei bambini, e mi batto come posso per proteggere il latte materno. Ho salutato quindi con gioia, nel 1981, l’approvazione del Codice internazionale dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sulla commercializzazione dei sostituti del latte materno, che chiede ai governi di imporre rigorose restrizioni alla pubblicità e a ogni altra forma di marketing del latte artificiale.
Pensavo che il problema fosse risolto, o quasi.
Mi son dovuto ricredere: da un lato i governi erano lenti e fin troppo prudenti nel trasformare i dettami del Codice in legge; dall’altro produttori e distributori inventavano nuove strategie di marketing per aggirare Codice e leggi, quando non le violavano apertamente o non facevano pressione per ritardarle e ammorbidirle. Così oltre 25 anni dopo sono ancora qui a condurre la stessa battaglia, per fortuna in buona e sempre più numerosa compagnia. Battaglia dura, ma i progressi si vedono. La curva dei tassi di allattamento al seno è in crescita quasi dappertutto e le multinazionali del latte artificiale sono molto preoccupate. A un certo punto acqua minerale e latte artificiale si sono incrociati, e non solo per l’invito a scrivere questo breve articolo. Circa 10 anni fa, in uno dei periodici rapporti dell’Ibfan (la Rete internazionale di azione per l’alimentazione infantile, www.ibfan.org e www.ibfanitalia.org) sulle violazioni del Codice internazionale, appariva per la prima volta una nuova forma di marketing: produttori di latte in polvere che commercializzavano acqua minerale, un’acqua esattamente uguale alle altre dal punto di vista funzionale, ma destinata alle gestanti. Vantaggi: nessuno. Costi: enormi rispetto all’acqua di fonte. Scopo: legare la consumatrice alla marca per venderle più facilmente il latte artificiale alla nascita del bambino. Diabolico. Altre acque minerali sono poi state commercializzate per diluire il latte artificiale, o direttamente per il lattante, suppostamente assetato. E così mi sono dovuto occupare di violazioni del Codice internazionale anche da parte di produttori d’acqua minerale. Ho letto perciò con molto piacere la proposta di regolamentare il marketing dell’acqua minerale. E la sottoscrivo. Non si capisce perché qualcuno, per puro desiderio di lucro, debba prendere a basso prezzo la nostra acqua e metterla in bottiglia, per poi vendercela a caro prezzo. E, per beffa, usare i soldi che gli diamo per inondarci di pubblicità e indurci a credere che la sua acqua, che è nostra, è migliore della nostra, che è diventata sua. Proprio come i produttori di latte artificiale ci inducono a credere che il loro latte sia migliore di quello materno (composto al 85-90% di acqua).

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