Approfondimento

Uno sciopero a Mtv, lavorarci “is not so cool”

Lunedì scorso (il 20 luglio) sono passato in bici da piazza del Duomo, a Milano, dove ogni giorno registrano la trasmissione Total Request Live (Trl) di Mtv. Come di consueto sotto la balconata della Galleria si stava assembrando un gruppo…

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Lunedì scorso (il 20 luglio) sono passato in bici da piazza del Duomo, a Milano, dove ogni giorno registrano la trasmissione Total Request Live (Trl) di Mtv. Come di consueto sotto la balconata della Galleria si stava assembrando un gruppo di giovani, brandivano cartelli, si abbracciavano e urlavano a squarcia gola. Ci ho messo un po’ per capire che non erano spettatori di Mtv in attesa del loro idolo musicale, ma dipendenti di Mtv in attesa di una risposta dalla loro dirigenza. Quando la risposta è arrivata, somigliava molto al gesto dell’ombrello.
Quello che si è svolto lunedì 20 era il primo sciopero nella storia dell’emittente musicale. La situazione è tristemente familiare poiché somiglia a quella di molte altre medie e grandi aziende: l’arrivo della crisi coincide con il mancato rinnovo dei contratti in scadenza e con la liquidazione di un buon numero di collaboratori. Nello specifico, a 100 dipendenti di Mtv Italia su un totale di 300 è stato comunicato, dopo una sbrigativa e infruttuosa contrattazione, che non avverrà il rinnovo del contratto di lavoro.
Come detto è una storia nota: lavoratori subordinati assunti a progetto, contratti a termine pluririnnovati, straordinari non riconosciuti, insomma il solito.
Quello che inquieta è che Mtv Italia ha costruito la propria immagine sulla comunità di intenti coi giovani, lanciando campagne di sensibilizzazione sociale su nobili temi come la lotta all’Hiv/Aids, al riscaldamento del pianeta e al precariato giovanile, salvo poi avvalersi delle stesse identiche armi per abbassare il costo del lavoro e concedere il minor numero possibile di contratti indeterminati.
È un po’ come se alla mensa di Greenpeace cominciassero a servire carne di foca.
Avendo condiviso per anni il cortile coi ragazzi di Mtv (ho lavorato per 4 anni a un programma de La7, canale dello stesso editore) so quale impegno hanno messo nel lavoro di tutti i giorni e quanta motivazione nello svolgere le singole mansioni. Il problema è che Mtv era una bella realtà lavorativa, nella quale subdolamente il prestigio del marchio, un clima molto familiare e un ambito di lavoro fortemente motivante hanno lentamente sterilizzato gli anticorpi sindacali dei giovanissimi lavoratori. “Avere 30 anni a Mtv” (titolo di una trasmissione parafrasato dal cartello di uno scioperante) voleva dire sentirsi parte di un gruppo solido e sacrificarsi per l’obiettivo comune di far crescere l’azienda. Avere 35 anni oggi a Mtv, invece, vuol dire scoprire che quel sacrificio non è stato ripagato e di colpo si è un semplice numero in eccesso.
La triste ironia dell’ipocrisia mediatica di Mtv si coglie facilmente vedendo le foto dello sciopero di lunedì o leggendo i blog creati dai dipendenti (http://mtvisnotsocool.blogspot.com): chi ha creato quelle campagne, chi ha scritto quegli slogan, chi li ha disegnati è finito in mezzo a una strada e usa le stesse armi per attaccare con grande originalità Mtv. Contrariamente a quanto auspicato decenni fa, la fantasia non andrà mai al potere, speriamo almeno vada all’opposizione.

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