Altre Economie

L’etica nel dentifricio

La cosmesi eco-compatibile è, da trent’anni, la missione di D’Aymon/s, un laboratorio artigianale di Torino che si apre al mondo col commercio equo  “Mai avrei pensato che il mio giocare si sarebbe trasformato in un’attività lavorativa”. Marilena (Maria per l’anagrafe)…

Tratto da Altreconomia 106 — Giugno 2009

La cosmesi eco-compatibile è, da trent’anni, la missione di D’Aymon/s, un laboratorio artigianale di Torino che si apre al mondo col commercio equo 

“Mai avrei pensato che il mio giocare si sarebbe trasformato in un’attività lavorativa”. Marilena (Maria per l’anagrafe) è ancora incredula nel ricordare quando, seduta davanti all’impiegato della camera di commercio, stava per fondare quella che da allora sarebbe diventata la sua attività principale. Era il 1978, e Marilena stava creando a Torino D’Aymon/s Naturalerbe, un laboratorio artigianale di creazione di cosmetici naturali, decenni prima della diffusione in Italia di questo tipo di prodotti.
I locali del laboratorio si trovano in zona Porta Susa. Dalle vetrine si intravede il minuscolo spazio espositivo. All’interno è stipata in maniera ordinata l’ampia varietà di cosmetici prodotti da D’Aymon/s.
In pochi metri quadrati scaffali di saponette, ripiani e tavoli di bagnoschiuma, creme, shampoo, oli essenziali. Assieme a Marilena lavorano oggi il figlio Giorgio, dal 1991, e Nadia, dal 2000. Dal 2004 la ditta individuale intestata a Maria (Marilena) De Luca è stata trasformata in una SnC (Società a nome collettivo), per poter condividere responsabilità e soddisfazioni in quote pari. Tre persone in tutto. Giorgio e Nadia ricevono uno stipendio normale a tempo pieno, mentre Marilena integra la pensione con una collaborazione a orari indefiniti. Il suo ruolo vorrebbe essere quello del “passaggio delle consegne”, ma la dimensione del gioco non l’ha mai abbandonata e continua a occuparsi delle nuove formulazioni e dei contatti coi fornitori. La scelta di ciascun ingrediente ha una sua storia, in continuo mutamento. Molti degli incontri coi produttori di materie prime sono avvenuti per caso, attraverso la rete di conoscenze e amicizie. “Le prime volte che ci spedivano il burro di karité arrivava avvolto in foglie di banano davvero sporco e spesso lo dovevamo buttare via. Bisogna fare molta attenzione quando non si compra all’ingrosso da intermediari. Ora siamo riusciti a trovare i giusti accordi”. Le materie prime esotiche arrivano da piccoli produttori legati al commercio equo e solidale. Il burro di karité arriva da un villaggio del Mali, grazie alla bottega del mondo di Camogli. Alla fiera Terra Madre hanno incontrato i produttori marocchini dell’olio di Argan. L’henné arriva grazie alla centrale di importazione ferrarese Altraqualità (www.altraq.it), mentre il caffè è del progetto Tatawelo (www.tatawelo.it). L’olio di babassù è di Liberomondo.
La ricerca di materie prime di qualità, non legate allo sfruttamento di persone e dell’ambiente, si applica anche per gli altri ingredienti, prevalentemente di origine italiana. Marilena fa riferimento a una zona selvaggia della Bassa Langa (Cn), per raccogliere erbe spontanee, come tiglio, malva, luppolo, sambuco, iperico, achillea. Altre componenti vengono acquistate da piccole aziende con cui hanno una conoscenza diretta e un rapporto di fiducia, che spesso diventa un rapporto di amicizia. Molte possiedono tutte le certificazioni biologiche. La scelta dei fornitori sempre più vicini ai propri valori prosegue inesorabile.
Il prossimo passo sarà ottenere un tensioattivo da cocco equo-solidale.
Il laboratorio è un lungo corridoio su cui si aprono le stanze in cui si trovano le varie fasi di lavorazione dei cosmetici. Nella prima Nadia sta incollando a mano le etichette. Un enorme macchinario a imbuto serve per l’imbottigliamento. Pile di bidoni di latta e plastica e scatole di cartone contengono tutti gli elementi per comporre i prodotti. Nell’ultima stanza dentro grandi brocche colano dei liquidi oleosi, attraverso speciali filtri. Lì ci sono i marchingegni che mescolano, emulsionano… Quello che viene venduto non possiede marchi che garantiscano la rispondenza a dei criteri di “bio-ecocosmesi”. “Se ne parla tanto, ma non ho mai avuto abbastanza convinzione per aderire a una certificazione”. Per Marilena conta molto di più la conoscenza diretta. Il rapporto di fiducia che crea con i suoi clienti affezionati. Solo Icea per Lav certifica che il prodotto finale non sia stato testato sugli animali. È la sua serietà a garantire la qualità dei cosmetici che crea. Non contengono nessun derivato petrolchimico, neanche quelli subdoli come i tensioattivi etossilati (quelli che nella lista degli ingredienti portano il suffisso -eth). Nessun ingrediente Ogm, né di origine animale. Nessun conservante di sintesi, solo di derivazione vegetale, in genere oli essenziali e qualche volta alcool. Sono privi di inutili e dannosi coloranti e la profumazione è sempre a base di oli essenziali estratti esclusivamente a vapore (mai con solventi chimici).
Figlia di una puericultrice (di otto figli) e di un operaio Fiat, Marilena era segretaria. “Fare cosmetici era una delle cose con cui all’epoca giocavo. Li regalavo alle amiche”. Il gioco è diventato più serio quando ha cominciato a creare prodotti per un suo amico parrucchiere. È stato lui a spronarla a cominciare l’attività e sua è la parola Daymons che compone il nome. “La D iniziale e la S finale sono le iniziali dei nostri rispettivi cognomi. Naturalerbe è la prima cosa che mi è venuta in mente mentre dovevo indicare un nome all’atto della fondazione”. Negli anni avrebbe voluto cambiarlo quel nome nato senza neanche pensarci, ma alla fine è rimasto immutato, in parte per riconoscenza a chi le ha dato l’energia per cominciare e poi anche perché ormai tutti lo conoscevano così.
Tutte le scelte, anche non direttamente legate all’attività cosmetica sono dettate da una forte coerenza. “Usiamo solo plastica Pe (polietilene), che bruciando non rilascia diossina ed è riciclabile senza troppi problemi” chiarisce Giorgio. Tutte le materie prime come gli oli sono contenute in vetro, i dentifrici nell’alluminio, riciclabile al 100% e all’infinito. “Per altri prodotti, come quelli per bambini, abbiamo optato per la plastica, infrangibile”. Spesso la scelta di un certo tipo di materiale è dettata dalle norme igieniche, pensate per le grandi industrie e per i grandi capitali, che rendeno la vita dei piccoli molto più complicata. D’Aymon/s non crea lotti di 10mila pezzi, al massimo arriva ai 500 quando lavora per conto terzi. Normalmente sono costituiti da una cinquantina di elementi. La dimensione è davvero piccola, ma la domanda cresce: i primi acquirenti erano una nicchia ristretta, disposti a comprare burro di karité puzzolente e shampoo fatto solo di aceto di mele. Allora la composizione era molto semplice. In trent’anni i prodotti sono diventati molto più complessi e di qualità professionale. Il fatturato annuo si aggira ora attorno ai 100mila euro (non coincide con il fatturato in uscita). Presto sarà necessario assumere un quarto componente della società, anche perché aumentano le collaborazioni per conto terzi. Per “Il giardino del borgo” (www.ilgiardinodelborgo.it, vedi Ae 96) di San Fruttuoso (Ge) creano dei cosmetici a base di olio di olive bio coltivate sui terrazzamenti liguri recuperati. Per Liberomondo, cooperativa sociale di Bra (Cn) e centrale di importazione del commercio equo, realizzano la nuova linea di cosmesi Taama (www.liberomondo.it). Anche le collaborazioni sono sempre scelte con cura. Per un dentifricio di 50 ml si spendono 5 euro. Il bagnodoccia “Altreterre” (a base di olio d’Argan equo-solidale) è anidro, senza acqua, quindi altamente concentrato: 200 ml costano 9,20 euro. Il prezzo può sembrare un po’ alto, ma è dovuto alla cura nel realizzare i prodotti. E poi la dimensione: piccolo significa qualità ma non concede economie di scala.

I cosmetici in Italia
Secondo i dati dell’Associazione italiana delle imprese cosmetiche (Unipro), il fatturato 2008 dell’industria cosmetica sul mercato italiano è di 6 miliardi di euro, con una crescita dello 0,9% rispetto al 2007. Il canale con il più alto volume di vendite è la Gdo (oltre il 44%), mentre aumentano le vendite in farmacie ed erboristerie (un mercato, quest’ultimo, che vale al consumo 310 milioni di euro su un totale, in Italia, di 9.070 milioni di euro).
Ci si rende conto dell’ampiezza del settore se lo si confronta con i dati del valore del mercato ortofrutticolo italiano nel 2007: 8.865 milioni di euro (Databank).
I principali soggetti che si contendono il mercato sono le note multinazionali Procter & Gamble (Az, OralB, Infasil, Pantene, Wella), Johnson & Johnson (Johnson’s, Aveeno), L’Oréal (Vichy, Garnier, La Roche-Posay), Beiersdorf (Nivea) e Unilever (Dove, Mentadent).
Fino a cinque anni fa in Italia era difficile trovare un prodotto cosmetico davvero naturale. Molti sono tuttora i prodotti “poco seri”, che vantano di essere “naturali” ed “erboristici”, mentre nella formulazione prevalgono ingredienti di sintesi chimica e derivati del petrolio. La cosmesi naturale certificata nasce in Italia sotto impulso della Bdih tedesca. In Germania Bdih è il marchio volontario di un’associazione che riunisce tutte le imprese che nel settore della cosmesi auto-dichiarano di attenersi a rigide regole sulla qualità dei prodotti venduti. Gli stessi marchi che certificano l’agricoltura biologica italiana hanno quindi cominciato a mettere il proprio bollino sulla cosmesi. I principali sono: Aiab/Icea, Ccpb, Ecocert Italia, SoCert, Bioagricert. Esistono anche piccoli produttori di cosmetici bio-ecologici (come D’Aymon/s Naturalerbe) che non danno la garanzia di un marchio, ma richiedono una fiducia nella qualità del prodotto grazie alla conoscenza diretta.
Non è ancora possibile quantificare il settore della bio-ecocosmesi. Inanzitutto perché è di difficile definizione, è un trend in rescita, ma dalle dimensioni ancora molto ridotte. Unipro ha rilevato un aumento dell’acquisto di prodotti di nicchia.

Per maggiori informazioni: www.daymonsnaturalerbe.it, info@daymonsnaturalerbe.it: i prodotti D’Aymon/s sono in vendita nelle sede di Torino (in via Rocciamelone, 11/a, tel. 011-74.92.813)per corrispondenza dal sito internet oppure nei mercatini). I tre D’Aymon/s partecipano anche a festival e fiere come “Fa’ la cosa giusta”. Vendono inoltre ai Gas, a qualche bottega del commercio equo, erboristerie e negozi di biologico particolarmente sensibili alla piccola dimensione e alla filiera corta

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