Diritti

Finmeccanica e il “fattore T”

Elicotteri made in Italy per Turchia e Turkmenistan

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Ancora una volta sono gli elicotteri di AgustaWestland ad essere sugli scudi: sono loro infatti i protagonisti delle ultime vendite armiere rese note da Finmeccanica. e in entrambi i casi i paesi destinatari iniziano con la "T", e sono entrambi molto problematici (parlando eufemisticamente).

Il "fattore T" porterà nelle casse del colosso di casa nostra almeno 200 milioni di euro, mentre gli elicotteri voleranno in Turchia e Turkmenistan.
Il progetto di vendita di 9 elicotteri T129 d’attacco (la versione a coproduzione turca degli A129 Mangusta) ad Ankara era stato già ipotizzato nel giugno di quest’anno e si è concretizzato proprio in questi giorni insieme ad altre vendite, tra cui un contratto di DRS Technology per servizi di supporto informatico alla base USA di Bagram in Afghanistan (24 milioni di dollari) e uno di Alenia Aeronautica per supporto alla formazione di piloti ed addetti al velivolo da trasporto tattico C-27/G.222 in forza presso l’Afghanistan Air Force (4 milioni di dollari).

La costruzione effettiva degli elicotteri avverrà negli stabilimenti della azienda turca TAI (Turkisj Aerospace Industries) che è la controparte diretta con il governo turco e partner di AgustaWestland in un programma che dovrebbe portare all’acquisto complessivo di 50 elicotteri d’attacco. Non è difficile capire la problematicità di tale vendita: la Turchia ha grossi problemi sul fronte interno dei diritti umani per il suo conflitto, strisciante e ormai nascosto ma sicuramente duro, con la minoranza curda nelle zone del paese confinanti con l’Irak. Già nel novembre 2007 la Rete Italiana per il Disarmo aveva espresso preoccupazione per le continue vendite di sistemi d’arma italiani alla Turchia, in corrispondenza con le periodiche notizie di attacchi portati verso i curdi anche e soprattutto con elicotteri d’assalto.

La vendita al Turkmenistan, meno propagandata in Italia (non ha avuto l’onore di un comunicato), è stata rivelata in documenti rilasciati durante una "conference call" con gli analisti finanziari tenuta lo scorso 4 novembre. L’affare si è concluso con molta probabilità anche a seguito di accordi che il presidente di Finmeccanica Guarguaglini ha stretto con il presidente del paese asiatico Gurbanguly Berdimuhamedov durante un forum sul commercio tra Italia e Turkmenistan tenuto nel 2009. Il risultato: 3 AgustaWestland AW101 (utilizzati di norma per trasporto civile di VIP e politici) e cinque AW139s venduti, non è chiaro ancora a quale prezzo.
Il Turkmenistan è una delle giovani repubbliche asiatiche emersa dalla dissoluzione dell’URSS che dal 2007 è retta da Gurbanguly Berdymukhamedov (che alla morte del predecessore è riuscito vincitore nella prova di forza con altri possibili leader). I rapporti di Amnesty International e Human Right Watch esprimono diverse preoccupazioni riguardo ai rischi individuali dei cittadini in Turkmenistan sia a riguardo di sparizioni forzate sia soprattutto per un ferreo controllo dei media che porta alla repressione del dissenso: "Tutti gli organi di informazione, sia a stampa, sia elettronici, sono rimasti sotto il controllo statale. Le autorità hanno continuato a bloccare i siti web gestiti da membri dell’opposizione in esilio e dissidenti. Giornalisti che lavorano con media stranieri indipendenti sono stati vessati dalla polizia e dai servizi di sicurezza nazionale. Le autorità hanno continuato a fare pressione sulle famiglie dei membri dell’opposizione in esilio inserendole in una "lista nera" di persone a cui era proibito lasciare il paese." (rapporto Amnesty 2009). Per Human Right Watch, nell’aggiornamento riguardante il 2009, in Turkmenistan il Governo "ha reso ancora più dura la repressione in un paese già molto repressivo ed autoritario".

E noi vendiamo loro elicotteri militari. Ma, come potrebbe commentare un funzionario governativo italiano (frasi reali udite in altre circostanze, temi e per altri paesi): "I diritti umani si violano con i manganelli, non con gli elicotteri".

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