Ambiente

La diga della discordia: sequestrati i cantieri di Valsabbia in Valle del Mis

Il 28 agosto il Corpo forestale dello Stato ha messo i sigilli al cantiere della nuova centrale idroelettrica all’interno del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. Domenica 22 luglio l’ultima manifestazione dei comitati contrari al progetto di una società –Energie Valsabbia– presieduta da Chicco Testa. Il 1 settembre a Gosaldo (Bl) consiglio comunale straordinario per discutere la trasformazione degli "usi civici" su cui insiste il cantiere

Tratto da Altreconomia 125 — Marzo 2011
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Il Corpo forestale dello Stato ha messo i sigilli, martedì 28 agosto, ai cantieri per la realizzazione di una centrale idroelettrica nella valle del Mis, all’interno del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi. Il progetto è promosso da Energie Valsabbia (Eva), società presieduta da Chicco Testa, come descritto da Ae nel marzo del 2011. I lavori erano iniziati dopo che il Tribunale superiore delle acque aveva respinto il ricorso dei comitati, secondo i quali le autorizzazioni concesse dall’Ente parco violavano il regolamento del Parco stesso. Secondo un articolo del Corriere delle Alpi, queste violazioni sarebbero alla base del sequestro disposto dal Corpo forestale dello Stato. 

L’azienda di Gavardo, nel bresciano, ha diffuso giovedì 30 agosto un comunicato stampa nel quale, "in merito allo stato dei lavori riguardanti la realizzazione della centrale idroelettrica sul torrente Mis, il Gruppo EVA Energie Valsabbia S.p.A. informa che i lavori sul cantiere stanno procedendo secondo il cronoprogramma già definito. Le analisi che sono in corso di svolgimento da parte delle competenti autorità riguardano una piccola parte dei lavori sui quali sono state contestate incongruità ed incompatibilità autorizzative per la presenza di usi civici con destinazione pastorale e per l’esatto tracciato delle condotte sugli stessi terreni". In merito a tali analisi Valsabbia intende "sottolineare la piena fiducia nelle autorità competenti ed in particolare nell’Autorità Giudiziaria per una tempestiva e giusta definizione delle questioni oggetto delle analisi. A questo proposito si informa che il Tribunale Superiore delle Acque con la sentenza n.6 del 16 gennaio 2012 ha già confermato la piena validità ed efficacia di tutte le autorizzazioni rilasciate a favore della scrivente dalla Regione Veneto, dal Comune di Gosaldo e dal Parco delle Dolomiti Bellunesi e di tutti gli altri Enti pubblici coinvolti nei complessi e meticolosi iter autorizzativi già svolti.
Preme confermare -conclude la nota di Valsabbia- che la società ha svolto e svolge le proprie attività nel pieno e assoluto rispetto delle autorizzazioni, delle normative vigenti e soprattutto degli accordi sottoscritti con il Comune di Gosaldo del 2007 nei quali il Comune di Gosaldo si è impegnato irrevocabilmente a concedere tutte le servitù ovvero, se necessario, a cedere alla scrivente i tratti sopra richiamati oltre che a porre in essere tutte le procedure amministrative necessarie a tale scopo. Sorprendono infine le contestazioni in merito al tracciato delle condotte nel tratto sopra richiamato in quanto lo stesso tracciato è stato condiviso formalmente e nel dettaglio con tutti gli Enti preposti tra i quali lo stesso Comune di Gosaldo".

Proprio l’amministrazione comunale di Gosaldo, territorio su cui insiste il cantiere per la centrale idroelettrica di Valsabbia in Valle del Mis, ha convocato un consiglio comunale, in programma domani (sabato primo settembre, ndr), "per proporre probabilmente -spiega il Comitato acqua bene comune di Belluno– un provvedimento di cambiamento della destinazione d’uso di una parte dei terreni finiti sotto sequestro, che passerebbe da usi civici a terreni liberi da vincoli, per cui potenzialmente alienabili".
"Il percorso, tuttavia, non sarebbe immediato. Perché questa espressione di volontà dell’amministrazione dovrà essere inviata al vaglio della Regione, che dovrebbe recepirla. Abitualmente -racconta Valter Bonan, del Comitato- il cambiamento dovrebbe comunque essere motivato da un interesse collettivo".
Di fronte ai sigilli posti al cantiere, tuttavia, una eventuale decisione dell’amministrazione comunale comporterebbe, di fatto, "la formalizzazione  delle incongruenze dell’intervento come è avvenuto finora: documenterebbe, formalmente, che fino alla data di domani (al 1° settembre 2012, ndr) Valsabbia ha impropriamente occupato uno spazio riconosciuto come ‘uso civico’".
In questo senso, come riconosciuto in un parere espresso a fine giugno 2012 dalla Regione Veneto, “i contratti di concessione delle terre di uso civico stipulati in assenza della prescritta autorizzazione al mutamento di destinazione di terreni […] sono nulli” e pertanto "l’effettuazione dei lavori da parte della società Eva Energia Valsabbia sui terreni di uso civico […] si configura come occupazione senza titolo dei terreni medesimi”. Durante il consiglio comunale davanti al municipio di Gosaldo si svolgerà un presidio, convocato dal Comitato acqua bene comune di Belluno. 

[L’articolo pubblicato da Altreconomia nel marzo del 2011.]

Il lago del Mis è uno dei tre maggiori della provincia di Belluno.
È stato costruito da Enel all’inizio degli anni Sessanta, e può contenere fino a 30,2 milioni di metri cubi d’acqua, che alimentano la centrale idroelettrica di Sospirolo. A valle del lago, il torrente Mis, o quel che ne resta, è tributario del torrente Cordevole, che fa parte del bacino idrografico del Piave, famoso per essere il fiume più artificializzato d’Europa. A monte del lago dell’Enel, però, il torrente Mis ha scavato tra le rocce delle forre di una bellezza straordinaria, la cui naturalità è ancora intatta. Le intravede, guardando in basso, chi percorre la provinciale che unisce le frazioni di Sospirolo a Gosaldo.

 
Dino Buzzati, firma del Corriere della Sera e autore di capolavori come Il deserto dei tartari, che a Belluno era nato all’inizio del secolo scorso, della valle del Mis ebbe a scrivere: “Esistono da noi valli che non ho mai visto da nessun’altra parte”. E dev’essere per questo se, con l’istituzione del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi (nel 1988) e la successiva adozione del Piano del parco (approvato dalla Regione Veneto il 21 novembre 2000), la zona è stata classificata come “riserva generale orientata”. Una zona, cioè, “dove è vietata ogni forma di trasformazione del territorio, ma sono ammesse le tradizionali attività colturali, purché esse non arrechino danno all’ambiente”. Come se non bastasse, l’area ricade anche all’interno del Sito di importanza comunitaria “Dolomiti feltrine e bellunesi”, e nell’omonima Zona di protezione speciale.
 
 
Ma per un Comune di montagna, alla prese con i tagli dei trasferimenti agli enti locali, l’acqua che scorre è come un terreno agricolo in pianura. Quando viene modificata la “destinazione d’uso”, cambia anche il valore della risorsa. E in tempi di magra, un bel torrente può aiutare un piccolo comune a tenere in piedi un bilancio: basta una concessione idroelettrica. È la stessa cosa che accade in pianura quando viene decina una lottizzazione o una cava di ghiaia. Chi realizza l’intervento, però, in questi casi può sempre professarsi “ambientalista”: le turbine producono energia rinnovabile. 
 
I Comuni di Sospirolo e Gosaldo hanno stabilito il prezzo dell’acqua del Mis: 113.750 euro all’anno, per quindici anni. La cifra l’hanno messa nero su bianco nello schema di convenzione, approvato dai due enti locali nel corso del 2010, che regolerà i rapporti con Eva spa. “Eva” sta per Energie Valsabbia, una società bresciana il cui presidente è Enrico “Chicco” Testa, già presidente di Legambiente,  deputato del Pci e del Pds, presidente di Acea e di Enel, oggi alla guida del Forum Nucleare italiano, la lobby che promuove il ritorno al nucleare in Italia. 
 
Energie Valsabbia ha ottenuto tutte le autorizzazioni per realizzare una derivazione idroelettrica in pieno Parco. Un impianto in grado di produrre fino a 6,5 milioni di kWh all’anno di energia. 
È proprio così: a giugno 2009 le Dolomiti sono state inserite nell’elenco Unesco dei “patrimoni dell’umanità”, e sei mesi dopo la giunta regionale del Veneto ha dato il via libera alla realizzazione dell’impianto, esprimendo un “giudizio favorevole di compatibilità ambientale”. 
 
I lavori, per adesso, sono fermi. Sul futuro del progetto pende un ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche. È stato presentato, nel marzo scorso da Wwf Italia, Club Alpino italiano (raggruppamento regionale del Veneto), Amici del parco e Comitato acqua bene comune. La prossima udienza è fissata nel giugno del 2011. Saranno chiamati in giudizio la Regione del Veneto, l’Ente parco delle Dolomiti bellunesi, l’Autorità di bacino del fiumi Isonzo, Tagliamento, Livenza, Piave e Brenta-Bacchiglione, le due amministrazioni comunali di Gosaldo e Sospirolo. Oltre, ovviamente, ad Energie Valsabbia, che ha avanzato una bella richiesta di risarcimento danni verso i ricorrenti: per “le spese sinora sostenute” presenta un conto di 200mila euro, cui vanno aggiunti 1,3 milioni di euro per ogni anno di ritardo. 
 
L’avvocato che cura gli interessi dell’azienda, lo definisce “lucro cessante”: ad attrarre “Eva” nel Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi non è stata la natura incontaminata, ma il profitto. 
 
A firmare il ricorso per conto del Comitato acqua bene comune è stato Valter Bonan. Già sindaco del Comune di Pedavena, uno dei quindici inseriti nel territorio del Parco nazionale della Dolomiti bellunesi. E dal 1999 al 2004 Bonan è stato anche presidente del Parco. Ricorda benissimo, perciò, le parole scritte nell’articolo 16 del Piano del parco, “Prescrizioni per la tutela e il recupero ambientale”: “Con l’esclusione delle concessioni esistenti […] è vietato qualsiasi intervento che modifichi il regime naturale delle acque superficiali e sotterranee”. E, ancora: “È comunque vietata, all’interno del Parco, ogni ulteriore derivazione delle acque superficiali e sotterranee per scopi idroelettrici e irrigui”. È l’asse portante del ricorso al Tribunale superiore delle acque pubbliche. “Data la storia pregressa della nostra Provincia -spiega Bonan- avevamo previsto norme molto rigorose”. Sono un’ottantina, infatti, le concessioni idroelettriche attive nel territorio del Parco, e 160 quelle dell’intera Provincia di Belluno. “Avremmo voluto fare della valle del Mis, che non è elettrrificata, una ‘vetrina delle energie rinnovabili’, con micro interventi adatti a rendere possibili l’alimentazione di attività di animazione in loco”.
Nell’autunno 2006, cambiata la presidenza e il direttivo del Parco, l’ente riceve la domanda di autorizzazione di Energie Valsabbia. Nell’autunno del 2008, il direttivo delibera “l’ammissibilità della derivazione idrica ad uso idroelettrico”. Nel giugno del 2009 arriva anche il nulla osta del direttore del Parco. A novembre dello stesso anno il parere favorevole dell’Autorità di bacino. Nel direttivo del Parco sedeva allora l’attuale sindaco di Sospirolo, Renato Moro, che -spiega Bonan- “ha fatto un’opera a favore della realizzazione dell’impianto”. Lo stesso che oggi ripete ai media locali che senza i soldi di Eva il suo Comune non ha soldi per andare avanti”. E i cittadini? Quelli di Gosaldo (meno di 800 abitanti sparsi in numerose frazioni, intorno ai mille metri di altezza), sul cui territorio ricade la maggior parte dell’intervento, non sono stati interpellati almeno fino a dicembre 2010. Quando nel borgo c’è stata un’assemblea infuocata, dopo che Valsabbia aveva presentato la richiesta di chiudere per cinque mesi la strada che lungo il Mis scende fino a Sospirolo, e da lì al fondovalle. “Mi hanno invitato a partecipare -racconta Bonan-, per raccontare perché ci eravamo opposti alla centrale. La sala era strapiena. C’erano donne anziane, montanare concretissime. Al sindaco hanno detto: ‘Noi non siamo qui per discutere della strada. Vogliamo dire la nostra anche su questa nuova centrale. Nessuno ha chiesto il nostro parere. Tu, adesso, metti ai voti, qui c’è più di mezzo paese’. Il sindaco -spiega Bonan- ha chiesto chi fosse favorevole alla realizzazione del progetto. Non si è alzata una mano”. Il giorno dopo il Corriere delle Alpi ha titolato “I cittadini di Gosaldo: ‘Tenetevi i soldi ma lasciate aperta la strada del Mis’”. Chissà se la eco della protesta ha raggiunto Livemmo, frazione di Pertica Alta (Bs), dove ha sede Energie Valsabbia, poco più di un milione di capitale sociale, 2,9 milioni di euro di fatturato nel 2009. Tra i soci figura anche Daniela Sallusto: è la madre dei figli di Chicco Testa, che la rappresenta in assemblea. 
 
L’ex leader ambientalista non figura tra i soci: ha scommesso per interposta persona nella società bresciana, che è socia del Kyoto Club, l’istituzione non profit nata per promuovere il ricorso alle energie rinnovabili. Le proteste, però, non fermeranno senz’altro Valsabbia, convinta (lo ha scritto nelle 43 pagine di “Note” che lo studio legale Strapparava ha inviato al Tribunale delle acque) che l’intervento risponda a esigenze di pubblica utilità, in quanto “la promozione dell’elettricità prodotta da fonti energetiche rinnovabili è un obiettivo altamente prioritario a livello della Comunità” europea. La nuova diga del Mis, secondo i legali di Valsabbia, aiuterà l’Italia a “conformarsi al protocollo di Kyoto”. Gosaldo, purtroppo, è lontana da Kyoto, e la eco del protocollo che avrebbe dovuto salvare il mondo dalle emissioni di CO2 non scuote i montanari.  

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