Ambiente

Una rotonda sul pane

 La nuova tangenziale di Milano cancella il campo di grano bio dei Gas Per raggiungere il campo attraversiamo la striscia d’asfalto che porta verso la provinciale numero 13. Mettiamo a rischio la nostra incolumità in un territorio di auto e…

Tratto da Altreconomia 127 — Maggio 2011

 La nuova tangenziale di Milano cancella il campo di grano bio dei Gas

Per raggiungere il campo attraversiamo la striscia d’asfalto che porta verso la provinciale numero 13. Mettiamo a rischio la nostra incolumità in un territorio di auto e camion. Sullo sfondo, i profili della Grigna e del Resegone. Più vicini, quelli del solito ipermercato di provincia, e delle villette a schiera che avanzano tra le coltivazioni. È lo sprawling, l’avanzata del cemento. 
Da questo lato dalla strada, invece, è ancora regno contadino. Almeno per ora. Torniamo a Caponago (Mb), Brianza pura, dove ha avuto i natali il progetto “Spiga e madia”. Ne parlammo su Ae nel gennaio 2009: in un territorio “spaesato”, il Comitato “verso il Distretto di economia solidale della Brianza” (Desbri) e la “Retina” dei gruppi di acquisto locali danno vita a un progetto di produzione di frumento, molitura, panificazione e distribuzione in un raggio di 20 chilometri. Si comincia da zero, nel 2007, senza alcun di finanziamento, quando una famiglia del Desbri (quella di Roberto Brambilla) affida un campo al progetto. Parte la conversione al biologico e una collaborazione con la cooperativa sociale “Cooperativa agricola fraternità” (Co.a.Fra.) della Cascina Nibai di Cernusco sul Naviglio (Mi), con il mugnaio e il panettiere. Filiera corta e prezzo giusto, in una zona dove la coltivazione di frumento per l’alimentazione umana era estinta: un successo che oggi coinvolge 30 gruppi di acquisto, 450 famiglie, tra “mangiatori” di pane e semplici acquirenti di farina, tanto da finire anche in una puntata di Report, a metà aprile 2011. La tv però non dice che questa è una storia che rischia di non avere un lieto fine: Roberto mi mostra i confini del campo sulla mappa catastale. Sembra un incubo, ma è la realtà: il progetto della nuova tangenziale di Milano, la Tangenziale Est esterna milanese (Teem) prevede che nel bel mezzo del campo venga realizzata una delle rotonde che portano ai caselli. Un disastro. Dopo quattro anni “Spiga e madia” rischia di essere spazzato via da una spianata di cemento e traffico.
Franco Viganò, di Cascina Nibai, guarda il piccolo campo adiacente al suo e non ha dubbi: “È trattato chimicamente, fra poco non sarà più fertile”. Ovvero, è a rischio desertificazione.
Mi spiega il suo metodo, la rotazione triennale. Qui le leguminose, là le colture “sarchiate”, e infine quelle autunnali e invernali. Un ultimo pezzo di terreno è coltivato a erba medica, “per far riprendere bene il terreno”. Il nome lo dice, la sapienza è contadina. Due anni fa è finita la conversione al biologico (“utilizziamo solo compost, 500 quintali a ettaro”). Dove due anni fa c’era il grano da cui stata ricavata la farina utilizzata per fare il pane che sto mangiando -omaggio di Roberto- ora ci sono i piselli (“la soia è troppo a rischio ogm”). Dove ora c’è l’erba medica (7 ettari circa, su un totale di 18) a ottobre si pianterà il grano. O almeno, si dovrebbe, rotonda permettendo.
Facciamo due conti insieme: un campo biologico produce 35 quintali di grano a ettaro, il 75% in peso è la farina
. Fanno quasi 200 quintali di farina. “La novità -mi dicono Roberto e Franco, quasi all’unisono- è che questa volta non è solo il contadino a opporsi a un progetto di cementificazione. Qui ci sono centinaia di famiglie che vedono minacciato un progetto cui lavorano da tanto tempo”. E che ormai li ha abituati a pane buono a prezzo equo. Ovvero a un benessere irrinunciabile. “Le siepi che delimitano il campo e lo separano dalla strada, indispensabili per la certificazione bio, le hanno piantate i gasisti, rispondendo a una richiesta di aiuto di Franco” mi spiega Giuseppe Vergani, uno dei coordinatori della Retina.
Non appena saputo dell’ipotesi di tracciato delle bretelle della nuova tangenziale, il “Comitato verso il distretto di economia solidale della Brianza” ha inviato al ministero dell’Ambiente una serie di osservazioni. Nella lettera, datata 8 aprile 2011, si fanno le pulci al progetto. In particolare, il documento svela alcune incongruenze del tracciato definitivo, risalente al febbraio 2011, rispetto al progetto preliminare approvato dal governo nel 2005. Il nodo sta tutto nelle previsioni di aumento del traffico: lo studio non è stato infatti affidato a un soggetto indipendente dalla concessionaria (che si chiama Tangenziale Esterna spa), e dà risultati assai differenti rispetto ai precedenti studi condotti in ambito istituzionale, e propedeutici all’accordo di programma sottoscritto nel 2007 dal ministero delle Infrastrutture, dalla Regione Lombardia, dalle Province di Milano e Lodi e da 5 Comuni in rappresentanza dei 66 enti interessati dall’opera. Le previsioni di traffico sono ovviamente anche alla base del piano finanziario dell’opera, che non è mai stato divulgato agli enti locali. 
La lettera si concentra sul peggioramento della qualità dell’aria e sul clima acustico, sulle conseguenze per il suolo e le acque, e su quelle ovvie per l’agricoltura. Le richieste finali sono chiare: una riedizione di uno specifico studio sul traffico e l’inserimento nelle valutazioni della realizzazione dei tratti di metropolitana previsti a suo tempo, che il traffico dovrebbero ridurre.
Anche il Comune di Agrate, interessato dall’opera, si è lamentato della versione definitiva del progetto,
in contrasto con l’accordo di programma del 2007. Ecco il testo di un comunicato stampa diffuso a febbraio: “Si prende atto che ad oggi l’accordo di programma è stato disatteso. Nulla è stato definito per gli altri impegni sottoscritti nell’accordo, in particolare quelli per noi più importanti: spostamento del casello autostradale A4 e prolungamento della linee metropolitane M2 ed M3. Per la realizzazione dei prolungamenti delle metropolitane non è stata destinata né dallo Stato, né dalla Regione alcuna risorsa, né tanto meno è stato definito un credibile piano finanziario con la ripartizione dei costi. Stante il quadro attuale, i Comuni dell’‘Associazione per la realizzazione della Tangenziale Est esterna di Milano e il potenziamento del sistema della mobilità dell’Est milanese e del Nord lodigiano’ chiedono al ministero delle Infrastrutture ed alla Regione Lombardia di assumersi la responsabilità e di pronunciarsi in modo chiaro su come intendono attuare l’accordo di programma sottoscritto”.
Il 6 aprile anche Legambiente Lombardia è tornata sul progetto di tangenziale, inviando a tutte le autorità competenti e agli enti coinvolti le sue osservazioni, in un documento di 10 pagine che si conclude così: “Si ritiene che il progetto definitivo della Tangenziale Est esterna di Milano e delle opere connesse non possa garantire un effettivo ed efficace miglioramento del quadro della mobilità dell’est milanese, a fronte della certezza del verificarsi di gravissimi impatti ambientali, paesaggistici ed urbanistici, nonché di rilevanti danni al sistema produttivo agricolo. Si chiede pertanto che esso non venga approvato. Il documento spiega le “13 ragioni per un solo no” alla Teem: “Il principale punto su cui continuiamo ad insistere è il grave imbroglio istituzionale ai danni dei comuni, che nel 2007 hanno sottoscritto un accordo in cui, in cambio dell’imposizione del tracciato autostradale, la Regione prometteva potenziamenti e nuove opere di mobilità ferroviaria, promesse scritte sulla sabbia: una vera impostura. Ma la critica fondamentale ha a che fare con i gravi effetti ambientali dell’opera: un vertiginoso consumo di suolo agricolo, in gran parte all’interno del Parco Sud, e un inevitabile aumento di traffico, che non potrà che peggiorare il livello di congestione e di inquinamento, sia nei comuni di cintura che nel capoluogo lombardo”.
Ad ascoltare le proteste dovrebbe essere Tangenziale Esterna spa (costituita il 14 gennaio 2009) è la società concessionaria per “la progettazione, la realizzazione e la gestione della nuova Tangenziale Est esterna di Milano”, affidata tramite gara pubblica di project financing dal committente Cal (Concessioni Autostradali Lombarde) spa. Cal spa, costituita nel febbraio 2007, è controllata in modo paritetico da Regione Lombardia, attraverso Infrastrutture Lombarde, e dal ministero delle Infrastrutture, con Anas. Dietro  Tangenziale Esterna ci sono nomi noti, costruttori e coop rosse: Impregilo (15,50%), Pizzarotti (7,90%), Coopsette (4,185%), C.M.B (4,09%), Unieco (4,09%), C.M.C. (3,235%).
Il principale azionista, però, è Tem spa (57%), che a sua volta appartiene a Autostrade per l’Italia spa (Benetton, 32% delle azioni), Milano Serravalle Milano Tangenziali spa (32%), Asam spa (14,99%), Società autostrada Torino-Alessandria-Piacenza spa (8%) Autostrade Lombarde spa (8%), Intesa Sanpaolo (5%) e Provincia di Milano (con lo 0.01%).
Giuseppe pensa al suo campo: “Il cascinotto lo utilizziamo per la festa del raccolto. Vorrà dire che la prossima la faremo in autogrill…”. 

Record brianzoli
È nata solo nel 2009, ma già la provincia di Monza e Brianza detiene alcuni record. Per iniziare, è la più urbanizzata d’Italia: il 53,2% della superficie è occupata da suoli artificiali, secondo i dati del Rapporto 2010 del Centro di ricerca sui consumi di suolo, curato da Legambiente, Istituto nazionale di urbanistica e Dipartimento di architettura e pianificazione del Politecnico di Milano (Inu edizioni, 22 euro). Come se non bastasse, Monza e la Brianza “ospitano” trentacinque imprese edili per ogni chilometro quadrato. Sono 13mila in tutto, e come spiega Antonino Brambilla, vicepresidente della Giunta provinciale e assessore alla Pianificazione territoriale, “non stanno con le mani in mano”.
Il richiamo della Commissione europea, che considera il suolo una risorsa “non rinnovabile”, non scuote l’Italia. E se altrove (in Repubblica Ceca, ad esempio) viene considerato una risorsa ambientale, da noi il suolo è esclusivamente una variabile urbanistica.  È lo è ancora di più da quando la fiscalità dei Comuni dipende dal mattone. Anche a Monza è aperto un fronte con gli enti locali: l’elaborazione del Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp) è fiaccata dalla resistenze dei sindaci che, racconta ancora l’assessore Antonino Brambilla, fanno la fila davanti al suo ufficio “terrorizzati dall’idea che nel territorio da loro amministrato vengano individuate aree agricole strategiche”. Ovvero da non cementificare.
E non è un caso se la “campagna di primavera” dall’Associazione nazionale dei Comuni italiani (Anci) è servita a convincere il governo nazionale che è “buona cosa” finanziare la spesa corrente
dell’ente destinando a questa fino al 75% degli oneri di urbanizzazione, i contributi che il privato che lottizza paga all’ente locale e che dovrebbero tradursi in pubblica illuminazione, spazi di verde attrezzato, asili nido e scuole materne, mercati di quartiere, delegazioni comunali, chiese e altri edifici religiosi, impianti sportivi di quartiere, centri sociali e attrezzature culturali e sanitarie. Il giochino vale almeno 3 miliardi di euro all’anno. La misura, introdotta in via straordinaria con la finanziaria 2005, è stata prorogata anche con l’ultimo decreto “milleproroghe”.
I risultati si possono toccare con mano: ogni anno, meno 9.400 ettari di superfici agricole nelle 4 Regioni  i cui dati sono analizzati nel Rapporto 2010
(Emilia Romagna, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Sardegna); nella provincia sarda di Olbia Tempio, l’urbanizzazione cresce al tasso di 25,1 m2 per abitante all’anno. Ma il dato più significativo è un altro: in Sardegna, tra il 2003 e il 2008, sono stati costruiti 4.148 metri quadri per ogni nuovo abitante residente sull’isola (28.068, in tutto). Un piccolo supermercato a testa. (l.m.)

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