Diritti

Per il ministero della Difesa i tagli non sono nemmeno sulla carta

L’analisi del bilancio della Difesa italiano per il 2012 – che non recepisce le direttive di austerità varate da Tremonti – realizzata dalla campagna Sbilanciamoci!. Il Ministero non indica dove dovranno essere effettuati i tagli lineari, che ad oggi non sono quindi previsti per legge e potrebbero evaporare. Proseguono nel frattempo sovrapposizioni e sprechi: a cosa servono all’Italia 180.000 uomini e donne militari, con i vertici che crescono e la truppa che viene tagliata? A cosa servono 2 portaerei, decine di fregate, 131 cacciabombardieri d’attacco, 121 aerei di difesa, centinaia di elicotteri, centinaia di blindati? Perché comprare mezzi sottoutilizzati ed a volte inutilizzati?

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L’Italia anche quest’anno si conferma al decimo posto per spese militari al mondo, secondo il SIPRI, con 37 miliardi di dollari, un dato che è tuttavia “stimato”, vista probabilmente l’impossibilità, anche per l’istituto di ricerca, di avere dati precisi. Questo conferma ciò che denunciamo da tempo, ovvero che il bilancio della Difesa italiana sia difficilmente comprensibile e quindi poco trasparente, in primo luogo perché spese riconducibili alla Difesa vengono collocate in altri capitoli del bilancio dello Stato, come le spese per i sistemi d’arma finanziate dal Ministero dello Sviluppo Economico o le missioni internazionali a carico del Ministero dell’Economia.

L’apice della scarsa trasparenza si è raggiunto poi con la presentazione della Legge di stabilità 2012 ed il relativo Bilancio, dove la tabella 11, recante lo stato di previsione del Ministero della Difesa, ignora gli effetti dei decreti-legge n. 98 del 2011 e n. 138 del 2011 (le due manovre estive destinate a ripianare il debito dello Stato) che prevedono una riduzione del saldo netto da finanziare per il 2012 pari a 1.446,9 milioni di euro, i cui effetti, secondo la Difesa, si rileveranno, in sede di nota di variazione, al termine dell’approvazione in prima lettura in Parlamento del disegno di legge di stabilità: abbiamo di conseguenza un bilancio che non corrisponde alla realtà. Le riduzioni per il triennio prevedono poi un taglio di 606 milioni di euro nel 2013 e di 786 milioni nel 2014.

E’ probabile che, essendo le spese per il personale obbligatorie e quelle per l’esercizio ormai ridotte all’osso, la Difesa si sia trovata costretta a tagliare gli investimenti e che sposti tale decisione in avanti per confondere le acque e non allarmare troppo l’industria bellica. Il taglio sull’investimento dovrebbe essere di 814 milioni di euro, ma sembra non si sia trovato l’accordo sul dove farli. Sembrerebbe inoltre che comunque si tratterà semplicemente di un differimento delle cifre dovute, cioè non si taglieranno sistemi d’arma da produrre, ma quelli già in essere verranno fatti slittare in avanti nella consegna con un differimento dei pagamenti: il solito gioco delle tre carte della casta di vertici politici, militari ed industriali. Questa dichiarazione del Ministro della Difesa Ignazio La Russa è abbastanza esplicativa: “Possiamo discutere sugli investimenti, qualche aereo in meno, qualche fregata in meno, ma trovando un equilibrio tra riduzioni possibili e la necessità di non recare danni all’industria militare italiana” (ANSA 17 agosto 2011, ore 17:24).

Infatti nella Tabella E della Legge di Stabilità 2012 è disposto un finanziamento del programma di sviluppo delle fregate FREMM, per il quadriennio 2012-2015, di 300 milioni di euro per anno. Sempre nella medesima tabella il settore aeronautico, in particolare il programma EFA, viene definanziato per il 2012 di 100 milioni di euro (restano quindi 1.000 milioni di euro), mentre si rifinanzia con 1.100 milioni di euro il 2013, 1.200 milioni di euro il 2014 e 4.800 milioni di euro il 2015 ed anni successivi (fino al 2018).

Il bilancio della Difesa, presentato al Parlamento, prevede per il 2012 uno stanziamento di 21.342 milioni di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente di 785 milioni di euro, pari ad una crescita del 3,8% registrando un rapporto rispetto al P.I.L. del 1,3% (tabella 2). In realtà la cifra reale dovrebbe essere di 19.895,1 milioni di euro.

Per la funzione difesa, riferita alle tre armi esercito, marina ed aeronautica sono stanziati 14.993,2 milioni di euro, con una crescita del 4,4% pari a 632,9 milioni di euro in più rispetto al 2011.

Sono infine previsti 5.892,9 milioni di euro per la funzione sicurezza del territorio (i Carabinieri), 99,9 milioni di euro per le funzioni esterne e 355,9 milioni di euro per il trattamento di ausiliaria.Analizzando la Funzione Difesa vediamo che il personale cresce nel 2012 di 93,4 milioni di euro, portando lo stanziamento complessivo a 9555,7 milioni di euro.

Per il personale bisogna ricordare che è completamente fallito l’obiettivo fissato dalla riforma della leva del 2001 (tabella 3) dal momento che abbiamo un numero di comandanti (graduati) superiore a quello dei comandati (truppa), un numero spropositato di 511 Generali ed Ammiragli ed un numero di marescialli più che doppio rispetto al necessario. Ne risulta un organico con una età anagrafica molto avanzata e quindi poco incline all’operatività. Il paradosso emerge dalle missioni all’estero, attività ormai principale delle nostre Forze Armate, che impegnano circa 7.435 uomini e donne, con evidente difficoltà a rispondere positivamente all’ipotesi di altre missioni.sbilanciamoci

Oggi è inconfutabile quello che avevamo denunciato al momento dell’approvazione della riforma della leva, ovvero che 190.000, ora 180.000 militari, per il nostro Modello di Difesa servono solo a giustificare un alto numero di Generali e consistenti quantità di armi di cui dotarli, risultato che dal punto di vista operativo non ha alcun senso.

Nella Legge di Stabilità è prevista la possibilità per ufficiali e sottoufficiali di chiedere il trasferimento in altre Amministrazioni pubbliche ma senza obblighi o incentivi è evidente che sia un provvedimento destinato a fallire, come è già avvenuto in passato. Intanto il Ministro La Russa ha annunciato che con i tagli che verranno apportati ci saranno 3000 arruolamenti in meno, 1000 per ciascuna delle tre armi.

Nel Settore Esercizio per il 2012 sono state allocati 1.512,4 milioni di euro, con un incremento rispetto all’anno precedente di 68,1 milioni di euro. Con questi fondi si provvede alla formazione ed all’addestramento del personale, alla manutenzione ed all’efficienza dei mezzi ed alla sicurezza del personale; i tagli lineari fatti negli anni passati hanno colpito quasi sempre questo settore, che è ormai ridotto al limite della sopravvivenza.

L’Investimento riguarda il delicato settore della ricerca, sviluppo ammodernamento e rinnovamento dei nuovi sistemi d’arma: nel 2012 è prevista una spesa di 3.925,1 milioni di euro, con un incremento rispetto al 2011 pari a 471,4 milioni di euro. Come abbiamo visto in precedenza però ci dovrebbe essere un taglio di 814 milioni di euro.

Come abbiamo visto approfonditamente nei precedenti rapporti molti sistemi d’arma sono di dubbia utilità per i nostri obiettivi di politica estera, che si esprimono principalmente con le Missioni all’estero caratterizzate da operazioni di peacekeeping nelle quali dovrebbe prevalere la figura umana rispetto alla potenza dei mezzi militari. Quindi Portaerei come la Cavour o i cacciabombardieri JSF-F35 sono poco adeguati ed oltre a costare molto per produrli, costano tantissimo per mantenerli in esercizio.

 

In realtà gli stanziamenti per la Difesa nel 2012 saranno 19.895,1 milioni di euro, con una riduzione di 661,7 milioni di euro.

Dobbiamo però considerare che nello stato di previsione del ministero dell’Economia è presente il fondo per le missioni internazionali di pace, incrementato con 700 milioni di euro dalla Legge di Stabilità per consentire la partecipazione fino al 30 giugno 2012. Negli ultimi anni al termine dell’anno la spesa media è stata di circa 1.500 milioni di euro.

La situazione fotografata dalla Difesa alla data del 31 agosto 2011 vede impiegato in 30 missioni in 27 Paesi 8.181 militari, di cui oltre la metà operativi in Afghanistan. Per le Missioni dell’anno 2011 è prevista una spesa di 1.547 milioni di euro, quindi si è tutt’altro che risparmiato, come ha voluto far credere all’opinione pubblica il Ministro della Difesa Ignazio La Russa, per tranquillizzare i mal di pancia dei colleghi leghisti. Di questi fondi poi, solo l’1,5% è realmente speso per la cooperazione allo sviluppo, il resto serve per le operazioni militari e negli ultimi anni come stampella dei tagli subiti alla funzione esercizio del bilancio della Difesa. L’esempio lampante è stato l’inutile utilizzo della Portaerei Garibaldi nella missione in Libia, rientrata a fine luglio perché i 4 cacciabombardieri Harrier che imbarcava potevano tranquillamente partire da terra, ma in questa maniera si è messa in moto la nave ed addestrato il personale, ma si sono spese circa 135.000 euro al giorno per la sua gestione. Un esempio palese della sproporzione del rapporto tra spese per la cooperazione e quelle militari viene dalla somma del costo di dieci anni di presenza italiana in Afghanistan, che ammonta a 4 miliardi e 150 milioni di euro, di questi solo 168 milioni sono andati agli aiuti veri e propri.

Nel Decreto Missioni che rifinanzia il secondo semestre 2011 sono stati inseriti: uno stanziamento di 53 milioni per l’assunzione nel 2011 di personale nell’Esercito, Marina ed Aeronautica; le cosiddette norme anti-pirateria dando il via libera all’impiego di militari e contractor su navi italiane con oneri a carico degli armatori.

Sempre all’Economia esiste uno stanziamento destinato alle spese per il sistema d’informazione per la sicurezza della Repubblica; parte di esso è destinata al Servizio per le informazioni e la sicurezza militare (AISI ex SISMI) e nell’ultima ripartizione approvata (2008) al Ministero della Difesa vi erano destinati 143,1 Milioni di euro.

Lo stato di previsione del Ministero dello Sviluppo Economico comprende 1538,6 milioni di euro per interventi agevolativi per il settore aeronautico e 135 milioni di euro per lo sviluppo e l’acquisizione delle unità navali della classe FREMM.

La Legge di Stabilità proroga al 31 dicembre 2012 l’utilizzo di personale delle Forze Armate per le operazioni di controllo del territorio per una spesa complessiva di 72,8 milioni di euro; il Governo ha confermato che impegnerà sul territorio nazionale 4250 militari.

 

Sempre nella Legge di Stabilità si rende permanente il finanziamento alla cosiddetta mini-naja, che era stata varata in forma sperimentale per tre anni, confermando per il 2012 la spesa di 7,5 milioni di euro e portandola poi ad 1 milione di euro a decorrere dal 2013.

 

Inoltre è previsto un finanziamento di 750 milioni di euro destinato al comparto difesa e sicurezza, dei quali 200 milioni vanno al Ministero della Difesa; 220 milioni al Ministero dell’interno per Polizia, Carabinieri e Vigili del Fuoco; 30 milioni per il Corpo della Guardia di finanza.

 

Viene contestualmente alla manovra portato avanti l’ennesimo tentativo di fare cassa con gli immobili della Difesa non più utili alle sue funzioni strategiche. Infatti sono stati pubblicati due decreti della Direzione generale dei Lavori e del Demanio del Ministro della Difesa che individuano 9 fari, 52 caserme, forti ed alloggi demaniali depositi e magazzini da mettere in vetrina per essere venduti, permutati o valorizzati per fare cassa. L’operazione di dismissioni scatterà dal prossimo anno e se andrà in porto il ritorno finanziario sarà ripartito tra il Ministero dell’Economia per le necessità legate ai saldi di finanza pubblica (55%), la Difesa (35%) e il Comune interessato (10%). Finora sono stati sottoscritti 12 protocolli d’intesa con altrettanti Comuni.

Mentre il resto dell’Europa taglia decisamente le spese militari, rivedendo lo strumento militare anche dal punto di vista numerico e sospendendo l’acquisizione di diversi sistemi d’arma, annoverando tra le nazioni virtuose la Germania, l’ex Ministro della Difesa Ignazio La Russa, a fronte dei pochi tagli ottenuti dal suo collega dell’Economia Giulio Tremonti, ha continuato il gioco delle tre carte. La situazione descritta attesta il sostanziale fallimento della politica di razionalizzazione e riqualificazione della spesa militare annunciata più volte dal Consiglio Supremo di Difesa e che aveva portato alla nomina nel 2009 di una “Commissione di alta consulenza e studio per la ridefinizione complessivo del sistema di difesa e sicurezza nazionale”. Alla data di oggi nessuno è riuscito a leggere il rapporto di tale commissione.

Prosspese militarieguono nel frattempo sovrapposizioni e sprechi: a cosa servono all’Italia 180.000 uomini e donne militari, con i vertici che crescono e la truppa che viene tagliata? A cosa servono 2 portaerei, decine di fregate, 131 cacciabombardieri d’attacco, 121 aerei di difesa, centinaia di elicotteri, centinaia di blindati? Perché comprare mezzi spesso sottoutilizzati ed a volte addirittura non utilizzati (fortunatamente!)?

Non parliamo poi degli sprechi che, fortunatamente, in questi giorni stanno emergendo agli occhi dell’opinione pubblica con esempi che rappresentano solo la punta di un iceberg: il mezzo milione di euro della Festa delle Forze Armate al Circo Massimo, le 19 Maserati blindate appena arrivate per i vertici militari della Difesa (forse diventeranno 9), i costi esagerati per gestire per 4 anni 9 alloggi destinati a Generali dell’aereonautica: 2 milioni e 280 mila euro. Aggiungiamo noi i 20 milioni di euro destinati alla Mini naja e gli oltre 7 milioni l’anno per l’operazione strade sicure, iniziative molto di facciata e poco di sostanza (vedi il rapporto dello scorso anno).

Occorre fare di necessità virtù ed approfittare della crisi per rivedere il nostro Modello di Difesa in base alle reali esigenze del Paese, creando uno strumento più snello e liberando risorse economiche da destinare a settori dove i soldi investiti garantiscano posti di lavoro e benessere per il Paese.

Una recente ricerca dell’Università del Massachusetts ha calcolato che: "Se investiamo un miliardo di dollari nella difesa abbiamo 11.000 nuovi posti di lavoro; 17.000 se lo impegniamo nelle energie rinnovabili e 29.000 se andasse nel settore dell’educazione".

 

Le spese militari nel mondo
Nonostante la crisi finanziaria partita nel 2008 e la successiva recessione globale, le spese militari nel mondo continuano a crescere: nel 2010 infatti, secondo quanto registrato dal SIPRI, il prestigioso Istituto Internazionale di Ricerche per la Pace di Stoccolma, la spesa militare ha raggiunto i 1630 miliardi di dollari, con un incremento in termini reali dell’1,3% rispetto all’anno precedente. Benchè ci sia stato un rallentamento della crescita delle spese, come quello europeo che ha registrato un -2,8%, a far salire il dato generale hanno contribuito i maggiori investimenti di molte potenze regionali emergenti come Cina, Brasile, India, Russia, Sud Africa e Turchia. Le spese militari persistono anche a causa dei conflitti armati in corso, i maggiori dei quali l’anno scorso sono stati 15, secondo il SIPRI 11 riguardavano il governo (il controllo del Governo del Paese) e 4 il territorio (la conquista di territorio). “Negli ultimi vent’anni – secondo lo studio – il rapporto tra risorse naturali e la propensione al conflitto è tornato ad essere un punto chiave della sicurezza internazionale”.

Il 75% della spesa mondiale per armamenti nel 2010 (tabella 1) riguarda appena 10 Paesi e gli Stati Uniti si confermano leader della classifica con il 43% della spesa mondiale militare. La media globale della quota del Prodotto Interno Lordo destinato alle spese militari è del 2,6%.

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