Diritti / Opinioni

Senza il bombardiere, i veri risparmi possibili

Una lettera di replica ad un articolo del Post, per precisare la "vera" storia del progetto F-35 e dei risparmi che si potrebbero avere cancellando la partecipazione dell’Italia

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Questo commento è stato indirizzato dai due autori (tra i promotori della campagna "Taglia le ali alle armi" che chiede il non acquisto dei caccia F-35 Joint Strike Fighter) alla redazione del portale di notizie "Il Post", a seguito di un articolo su questo tema in esso recentemente pubblicato.

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Gentile redazione de "Il Post"

negli scorsi giorni abbiamo notato tra le pagine pubblicate sul vostro sito l’articolo "La storia dei cacciabombardieri F-35" in cui si espongono alcune considerazioni in merito al previsto acquisto da parte del nostro paese di oltre cento cacciabombardieri Joint Strike Fighter attualmente in fase di progettazione e pre-produzione.

Non sappiamo se l’articolo sia a vostra firma o semplicemente ripreso ma a questo proposito, come campagna "Taglia le ali alle armi" ci piacerebbe fare qualche considerazione e precisazione. Siamo attivi come mobilitazione dal 2009 e ben da prima di tale anno la nostra Rete ha affrontato il tema del caccia JSF come esempio massimo di programma militare dai costi enormi e dai vantaggi molto relativi. E come emblema dell’assoluta opacità delle spese militari, con pochissimo dibattito pubblico a riguardo.

Sono quindi diversi anni che approfondiamo la "questione F35" con analisi, studi, raccolta di dati diretti, contatti con chi se ne occupa in Italia e nel mondo. Da qui partiamo per le nostre stime di costo, che non sono campate in aria ma cercano di ricostruire realisticamente l’impatto sulle nostre casse di tale progetto. Ne è testimonianza il variare delle stime medesime in corrispondenza di nuovi dati o nuove informazioni (traccia di tutti questi interventi sia sul sito della Rete www.disarmo.org sia nel blog taglia le ali alle armiwww.altreconomia.it/signoridelleguerre)

È un lavoro che, in realtà, dovrebbe essere compito delle strutture pubbliche e che dovrebbe essere diffuso dagli organi informativi. Ma sappiamo bene, purtroppo per esperienza diretta, come su questi ambiti legati agli armamenti ed alle spese militari non ci sia una grande attenzione da parte mediatica.

Forse l’intenzione degli autori del pezzo non era rivolta a noi ed alla nostra Campagna (perchè è vero che in questo periodi di "manovre" la questione F-35 è stata trattata da molti e non sempre con precisione), ma in questo caso rigettiamo l’accusa di "faciloneria" e di aver confuso il costo spalmato su anni con quello immediato. Da sempre in tutti i nostri documenti parliamo di costi del progetto intero, dando i dettagli degli stanziamenti annuali. Inoltre, ribadiamo, noi abbiamo sempre esposto stime (certo basate su dati citati e documenti ufficiali) e non costi certi "da fattura"; in questo senso non abbiamo mai millantato nulla e lo abbiamo sempre indicato con chiarezza.

L’articolo da voi pubblicato ci fornisce comunque l’occasione di aggiungere qualche considerazione, oltre che chiarire la posizione della nostra campagna. Attualmente, con i dati in nostro possesso, noi riteniamo che i costi del JSF si aggireranno sui 15 miliardi di euro complessivi (per l’Italia)
Infatti dopo un silenzio abbastanza lungo, la Lockeed Martin capocommessa del progetto ha reso note le prime cifre con cui sarebbero venduti agli USA i primi 30 aerei attualmente in linea di montaggio. Il costo complessivo supererebbe i 5 miliardi di dollari, comprendenti eventuali integrazioni successive di sistemi avionici e d’arma, ma esclusi i motori. Ciò porterebbe il costo medio per singolo esemplare intorno ai 170 milioni di dollari, senza i propulsori. Il 79% in più rispetto al costo unitario di 94,8 milioni di dollari calcolato nel giugno 2006 dal Centro Ricerche del Congresso USA e il 174% in più rispetto al costo iniziale di 62 milioni di dollari previsto dalla Lockeed Martin.
Le ultime stime di costo medio, relativo quindi a tutte le versioni sviluppate, diffuse dal Pentagono successivamente a questi dati aziendali parlano di 133 milioni di dollari per esemplare, comunque ben al di sopra di qualsiasi stima previsionale (anche aggiornata). Ai costi attuali l’acquisto dei 131 aerei F35/JSF, comporterebbe per l’Italia una spesa di circa 15 miliardi di euro, a cui bisognerebbe aggiungere i costi dei propulsori, stimabile in 7,3 milioni di dollari ad esemplare: calcolato in euro e moltiplicato per il numero degli aerei in acquisto con i soldi dei contribuenti italiani sono altri 735 milioni di euro.
Se aggiungiamo a questi conteggi i soldi già spesi dall’Italia per le prime fasi di sviluppo e per la costruzione delle strutture di Cameri otteniamo un salatissimo conto complessivo di circa 18 miliardi di euro, addirittura molto più alto delle stime da noi diffuse nel 2009. E si parla di dati ufficiali USA paradossalmente più attendibili di quanto riportato nella Nota aggiuntiva della Difesa che da anni espone sempre la medesima cifra come conteggio all’ingrosso non aggiornato visto che un costo definitivo non esiste (sottolineiamo come il costo USA sia basilare in questo senso, e il prezzo per gli altri paesi vi è automaticamente agganciato poiché la legge statunitense impedisce di vendere armi ad altri paesi ad un prezzo minore di quello pagato dal Pentagono.
E il tutto senza contare che, in particolare per i progetti aeronautici, i costi maggiori per gli armamenti di questa natura si hanno con il mantenimento e la gestione dei velivoli.

Ci pare strano invece che, nell’articolo da voi riportato, non si facciano le pulci ad altri e più macroscopici elementi fuorvianti che sempre vengono utilizzati per sostenere il progetto.
Da un lato il favoleggiato "ritorno tecnologico" che invece non ci sarà perché gli Stati Uniti si tengono bene stretti tutti i segreti che stanno nel cuore del caccia JSF; in un "sistema di sistemi" come questo caccia si tratta principalmente di elementi di software e gestione/acquisizione dati di combattimento. Prova ne sono sia il rifiuto di passare persino all’alleato privilegiato Israele la capacità di gestione e riparazione del "cervello" dei velivoli, sia i dubbi della Turchia sul proseguimento del programma, dettati proprio dai bassi ritorni tecnologici ed industriali. Al massimo, come nel caso italiano, vengono cedute ad aziende straniere parti di lavorazione di natura più meccanica e manifatturiera.
E vanno poi ricordate sospensioni alla partecipazione da parte di Norvegia, Australia e i dubbi del Canada, oltre alla cancellazione da parte della Gran Bretagna di una delle versioni dell’aereo.
E addirittura il capo del Progetto JSF, Ammiraglio Venlet, ha recentemente dovuto affermare che la fase di produzione andrà per forza rallentata visti i numerosi e gravi problemi riscontrati. Di cosa stiamo discutendo, quindi?

Dall’altro lato delle affermazioni di supporto al progetto che non vengono mai controllate, l’ancor più favoleggiato impatto sull’occupazione per il comparto piemontese dell’aeronautica. Come mai nessuno ricorda i numeri mirabolanti che politici (locali e nazionali) ed esponenti dell’industria hanno diffuso nelle prime fasi del progetto? Si diceva che i posti di lavoro sarebbero stati 10.000 (!) mentre ora dichiarazioni ufficiali dell’Aeronautica militare parlano di 600/800 impieghi nella fase di picco compresi anche quelli generati dalla costruzione (a spese pubbliche) della struttura FACO di Cameri. Un impianto industriale che oltre all’assemblaggio di alcuni esemplari ed alla manutenzione degli aerei della nostra Aviazione servirà ad Alenia per la costruzione dell’ala ad essa assegnata. Ci pare una differenza non da poco e sicuramente non dettata da errori di valutazione, ma da una precisa volontà di gonfiare le cifre per costruire consenso sulla decisione di acquisto; e non va nemmeno dimenticato che molti di questi posti di lavoro serviracampagna no f35nno solamente ad assorbire gli esuberi della linea di produzione del velivolo europeo Eurofighter che, grazie anche alla concorrenza del JSF, non è stato acquistato dal nostro paese nel numero di esemplari previsto.

Una tecnica utilizzata in generale per mascherare i dati di spesa militare, come evidenziato anche dalla lettura dei dati di bilancio per il 2012: il Ministero non indica precisamente dove dovranno essere effettuati i tagli lineari, che ad oggi non sono quindi previsti per legge e potrebbero evaporare. Forse si tratterà semplicemente di un differimento delle cifre dovute, cioè non si taglieranno sistemi d’arma da produrre, ma quelli già in essere verranno fatti slittare in avanti nella consegna con un differimento dei pagamenti: il solito gioco delle tre carte della casta di vertici politici, militari ed industriali. (Per maggiori informazioni si veda l’articolo "Per il ministero della Difesa i tagli non sono nemmeno sulla carta")

Tutti questi elementi dimostrano come la critica alla base della nostra campagna "Taglia le ali alle armi!" sia seria e documentata; certamente si tratta di una posizione che ciascuno può decidere di discutere, non accettare e controbattere… ma non è possibile, se non con qualche elemento di malafede, ridurla ad una serie sconclusionata di dati demagogici e forzatamente artefatti. Non siamo ovviamente responsabili di chi tali dati li riprende e usa male (o mistifica) ma ci sembrava necessario ribadire – per parte nostra – l’accuratezza e sensatezza delle nostre posizioni.

F35
 

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