Opinioni

Il fallimento economico viene dal fallimento morale

E questo sta nell’incapacità o nell’indisponibilità a custodire il valore delle persone, dell’umanità, del bene comune. Ecco qual è la semplice verità della nostra crisi attuale, nascosta sotto tonnellate di ignoranza, ipocrisia, confusione, ideologia liberista, stolto egoismo, depressione contagiosa, buonafede che si volge in malafede. In Italia come nella società mondiale. Non appena si scorge questa verità, si comprende perché i provvedimenti e le manovre di presunta “risposta” alla crisi continuino a nutrire il meccanismo globale che ci ha intrappolati, sottomettendo l’umanità al folle primato della finanza.

Tratto da Altreconomia 134 — Gennaio 2012

La triade rigore-crescita-equità, oggi evocata dal governo Monti e da tutti i governi europei, suona in modo rassicurante, ma è oggettivamente una menzogna. La menzogna è già annunciata dal fatto che, nella triade annunciata, l’equità viene per ultima, mentre logica ed etica vorrebbero che essa -intesa come la giustizia della dignità, dei diritti e dei doveri umani e del bene di tutti- fosse il fondamento di ogni altro concetto e di ogni politica democratica adeguata a rispondere alla crisi. Non c’è rigore che non venga dall’equità, se invece questa viene alla fine, allora il “rigore” si risolve nei tagli ai servizi e nei sacrifici per le classi più deboli. Perciò questo strano “rigore” non riesce neppure a concepire una tassazione patrimoniale, né la vendita delle frequenze televisive, né la drastica riduzione delle spese militari, né l’investimento sull’occupazione, sui servizi, sulla scuola, sulla ricerca, sulla tutela dell’ambiente. Di conseguenza la crescita significa, come al solito, l’infinito sforzo di aumentare la produzione per la produzione, il consumo per il consumo, perpetuando un modello di “sviluppo” mortale e tenendosi ben stretto il fuorviante indicatore del prodotto interno lordo (Pil). L’equità, a questo punto, resta una parola vuota.

La vera equità consiste nel ricollocare al primo posto le persone, i popoli, l’umanità, l’armonia con la natura, considerando il denaro, il mercato e il sistema economico come meri strumenti. Essa esige di imparare finalmente a vedere che ci serve, con urgenza, un altro modello di società, di economia e di politica, come pure e anzitutto un’altra visione della vita. Ripartiamo dalle domande più elementari e sagge: perché i grandi operatori della finanza mondiale devono essere lasciati liberi di torturare, per via economica, l’umanità intera? Perché il loro potere, nonostante i disastri che causa, persiste indiscusso e i governi possono reggersi solo se lo compiacciono? Perché restare nella credulità e nella passività dinanzi all’assurdo potere e alla presunta neutralità delle agenzie di rating? Perché i governi, i partiti, i sindacati non operano quello spostamento dei rapporti di forza -che non solo è del tutto possibile, ma anche indispensabile- dalla finanza alla democrazia dei popoli ?

Se vincerà l’ostinazione di continuare lungo la vecchia strada, non solo la crisi economica diverrà permanente e più cruenta, ma intanto, già da oggi, a grandi passi procederà la disumanizzazione. I sintomi di questo abbrutimento sono già visibili a occhio nudo anche qui in Italia. Basta ricordare con quanta ostilità sono guardati e trattati quelli che incarnano il ruolo degli ultimi e dei non integrati nel sistema. A Torino si è scatenata una spedizione punitiva contro un campo rom solo perché le persone nomadi sembrano il naturale capro espiatorio per vendicare la violenza su una ragazza che in realtà non è mai avvenuta. A Firenze un militante neofascista ferisce e uccide migranti senegalesi che hanno la sola colpa di essere appunto migranti senegalesi. A Falconara, vicino ad Ancona, addirittura viene chiamato l’esercito a scacciare i rom dal sagrato delle chiese. Il legame tra la sudditanza alla tirannia del mercato e il ritorno delle pratiche di persecuzione non sta solo nella facilità con cui la miseria morale e l’angoscia sociale cercano vie di sfogo contro un capro espiatorio. Sta, anzitutto, nel fatto che quando si accetta come normale una logica globale per cui gli esseri umani hanno un valore scarso o nullo, allora ogni gesto o politica che offende tale valore appare giustificata e persino necessaria. Di fronte a tutto questo non c’è neutralità possibile. Ognuno è investito dal comandamento morale di opporsi politicamente e personalmente a questa logica, facendo tutto quello che può, con metodi nonviolenti, per fermare la barbarie. —

 

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