Opinioni

Se le risposte alla crisi sono peggiori della crisi stessa

Che cosa c’è di peggio della crisi? Le risposte alla crisi. Almeno quelle che oggi impone il sistema della finanza, e che i governi adottano con l’aria di chi somministra alla popolazione una medicina amara ma salutare

Tratto da Altreconomia 135 — Febbraio 2012

I protagonisti del capitalismo speculativo scommettono sul meccanismo globale caratterizzato da questa sequenza: esercizio della speculazione finanziaria oltre qualsiasi vincolo di responsabilità-conseguente produzione della crisi globale-reazione di provvedimenti di risposta alla crisi-rafforzamento della potenza della finanza.
Questa sequenza non è causale e ingovernabile, è prevista, voluta, prodotta. Perciò non basta rispondere alla crisi, bisogna rispondere al sistema della crisi.
Purtroppo la percezione più diffusa della nostra situazione attuale si ferma a una visione unilaterale. Si guarda alla crisi senza valutare il senso e i frutti delle misure che si prendono per reagire. Oppure si esaltano indistintamente le liberalizzazioni senza vedere che, semmai, il dinamismo più adeguato è bilaterale: se alcune attività economiche andrebbero liberalizzate, molte altre andrebbero affidate alla gestione pubblica o confermate in questo statuto. Basta pensare a beni comuni come l’acqua (e il servizio idrico integrato), al sistema sanitario, o per esempio a un’azienda come la Rai, dalla cui privatizzazione molti, incomprensibilmente, si aspettano più efficienza e più pluralismo.
Si possono fare altri esempi di percezione della realtà che rimane superficiale e a senso unico. Mi riferisco all’abitudine di guardare all’alternativa tra categorie quali i “politici” e i “tecnici”, o anche a quella tra centro-destra e centro-sinistra, senza vedere che in ogni caso si tratta comunque dei diversi lati di uno stesso sistema. Le differenze tra queste categorie esistono sì, non vederlo sarebbe miope e qualunquista. Le differenze fissate dalle categorie abituali e più ovvie non sono quelle fondamentali. Le differenze realmente decisive sono tutte riconducibili all’alternativa tra la logica del sistema capitalista e una prospettiva nuova.
Non siamo affatto alle prese con una crisi del capitalismo, bensì con la crisi dell’umanità e della natura sotto la dittatura del capitalismo. Esso continua a ristrutturarsi e a modulare la sua logica per esasperare il suo dominio. Ha ricordato David Harvey nel volume L’enigma del capitale e il prezzo della sua sopravvivenza (Feltrinelli, 2012): “Come il neoliberismo emerse in risposta alla crisi degli anni Settanta, così il percorso scelto oggi definirà il carattere dell’evoluzione futura del capitalismo. Le politiche odierne propongono di uscire dalla crisi con un ulteriore consolidamento e concentrazione della classe capitalista. […] e sarà così anche stavolta, se non sorgerà un movimento politico alternativo capace di impedirlo”.
Potrà svilupparsi un movimento simile, di cui in tutto il mondo si sono viste le prime manifestazioni? L’incantamento prodotto dalle Sirene del capitalismo finanziario è così potente che, quando se ne analizza il funzionamento, il risultato è un angoscioso senso di impotenza. Leggendo le pagine finali di un prezioso libro di Luciano Gallino, Finanzcapitalismo (Einaudi, 2011), si ha l’impressione che siamo senza vie d’uscita. Scrive l’autore: “Dovunque si guardi, le tecnologie di governo della popolazione proprie del finanzcapitalismo appaiono applicate ed efficaci in migliaia di gruppi, di società intermedie, di organizzazioni di scala minima e media. È arduo attendersi che dal seno di una popolazione così capillarmente governata emergano forme estese, e non effimere, di dissenso e di opposizione” (p. 322).
Eppure proprio in queste parole è nascosta la chiave della risposta, non solo alla crisi ma al sistema della crisi. Gallino infatti parla di “migliaia di gruppi, di società intermedie, di organizzazioni di scala minima e media”. Ma non è proprio dal mondo di queste forme di soggettività che -attraverso proteste, progetti, manifestazioni, micro-esperienze alternative- è emerso il desiderio dell’alternativa a questo sistema? Serve uno sforzo di intelligenza per capire che cosa manca affinché questo desiderio diventi una forza, la forza di un movimento politico più forte degli sciacalli e del loro sistema di morte. Quando si esce dall’incantamento e si riesce a vedere quali sono i fattori più efficaci per l’alternativa, la loro costruzione diventa possibile. E infatti in molte parti del mondo è già iniziata. —
 

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