Opinioni

Il rinnovamento della società negli occhi dei bambini

Dove inizia la società nuova. È quello che si chiedono oggi le persone più lucide. Ma anch’esse, a ben vedere, sono smarrite, benché siano le coscienze più deste in questo tempo di menzogna globale. Il processo storico in corso si riassume, nel modo più diretto, nel fatto che il Mercato sta uccidendo la società e la natura, le persone e l’umanità intera. Gli atteggiamenti prevalenti, in questo contesto, sono diversi.

Tratto da Altreconomia 140 — Luglio/Agosto 2012

Anzitutto ci sono gli ignari, cioè tutti coloro che, semplicemente, o non capiscono o non si pongono il problema: prendono gli eventi economici come se fossero un dato di natura, come il temporale, la neve, il terremoto. Quindi ci sono i fanatici, i fondamentalisti del Mercato, che contro ogni dato di realtà si aspettano progresso e salvezza da questo meccanismo impazzito. Più concreti di loro ci sono i profittatori, quelli che si arricchiscono sfruttando le iniquità della situazione esistente. Poi ci sono i riformisti. Hanno l’aria di saperla lunga, raccomandano di far funzionare bene il mercato, di fidarsi della sua etica intrinseca, perché così tutto si risolverà. Oltre agli ignari, ai fanatici e ai riformisti abbiamo i rassegnati. Essi si sono accorti del male indotto dal capitalismo assoluto. Per narrare il loro sgomento ci vorrebbe un’opera analoga a La peste di Albert Camus. E tuttavia, questo sano sgomento sfocia poi nella rassegnazione, nella persuasione dell’impossibilità di trovare una via nuova per l’economia e per la società. Infine ci sono gli attivisti, quelli che alla critica del capitalismo uniscono un impegno quotidiano per umanizzare l’economia.
Pur con tutta la simpatia per questi ultimi, bisogna dire che una vera visione alternativa e una spiritualità radicalmente purificata dai deliri dell’homo oeconomicus sono rarissime, o devono ancora nascere. Dobbiamo ammettere che, quando ci è chiesto quale sia un modo del tutto differente di vivere economia e società, balbettiamo. A me sembra però che un luogo dove andare, per cominciare a vedere, ci sia. Il luogo, la soglia d’accesso a un’autentica saggezza, è lo sguardo delle bambine e dei bambini, è la prospettiva delle nuove generazioni. Di solito gli adulti sono lontanissimi da questo luogo. Perché non sanno o non vogliono vedere la novità del dono vivente che ogni figlia o figlio è, né sanno apprezzare il valore della relazione con loro. Al tempo stesso non vengono visti e accolti la condizione di vulnerabilità di chi è più piccolo e il suo viscerale affidarsi a noi, con la responsabilità che ne deriva. Figurarsi se poi, in questo contesto di accecamento, si ha la delicatezza di apprezzare la ricchezza del modo d’essere femminile e di quello maschile, che bambine e bambini incarnano, almeno finché l’uno e l’altro modo non sono soffocati dagli stereotipi della mentalità vigente.
Fraintendendo la vulnerabilità dell’infanzia, che viene disprezzata e rimossa, gli adulti non vedono la forza di rinnovamento e l’impulso alla vita vera che le nuove generazioni ci comunicano. E non vedono perché hanno spezzato, nella loro storia interiore, il legame con il bambino o la bambina che sono stati. Dopo di che è ovvio che non sappiamo neppure immaginare le condizioni concrete per passare dalla società sotto il mercato alla società di tutti.
Per capire che cosa potremmo imparare dallo sguardo di chi è piccolo, dobbiamo meditare sul fatto che lo sguardo dei bambini trova normale il bene, mentre quello dell’adulto trova normale il male. Restare in questo delirio di soggetti formalmente adulti, ma interiormente spenti e disintegrati, significa non saper tutelare più nessuno, né gli altri, né se stessi, né il futuro. Per vedere la via verso un’altra economia dobbiamo ascoltare le bambine e i bambini, re-imparare dal loro cuore e dalla loro voce i passaggi di quel realismo del bene comune che ci è diventato estraneo, poiché ogni logica deriva per noi dalla follia del Mercato assoluto. Allora, se avremo il coraggio di specchiarci nel volto di chi è più piccolo – non importa se fino a quel momento eravamo ignari o fanatici, profittatori o riformisti, rassegnati o attivisti -, potremo mandare al diavolo le Borse, il prodotto interno lordo, lo spread, le agenzie di rating, la flessibilità, la competitività e tutte le trappole del Mercato omicida. E credo che per prima cosa scopriremo che abbiamo mani, mani per costruire tutta un’altra società. E nel cuore un grande desiderio di felicità da vivere insieme. —
 

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia