Ambiente

L’autostrada è una garanzia

Senza la realizzazione della A31 Valdastico Nord, la cui utilità è contestata, i concessionari vedono a rischio il controllo della ricca A4

Tratto da Altreconomia 146 — Febbraio 2013

Sullo striscione che scende lungo il muro del municipio di Besenello è scritto “No Pi.Ru.Bi.”. Roberta Rosi, vicesindaco del piccolo Comune a sud di Trento spiega che cosa significa: “La sigla sta per Piccoli, Rumor e Bisaglia: i tre esponenti della Dc sono stati, negli anni Settanta, i grandi sponsor della Valdastico e del suo completamento a Nord, e i cittadini, da sempre contrari all’opera, sono ‘affezionati’ a questo nome”. La Valdastico Nord dovrebbe portare fino a Trento l’autostrada A31, che oggi inizia a Vicenza, e si ferma dopo quaranta chilometri a Piovene Rocchette, sempre in territorio veneto. Seguendo il corso del torrente Astico, il nuovo tratto passerebbe in mezzo ad alcune catene montuose per poi attraversarle sotto l’altipiano di Folgaria e Longarone. Dopo 14 chilometri di galleria, la più lunga d’Europa, sbucherebbe (proprio) a Besenello. “Immagina un viadotto alto 25 metri, che esce dalla montagna e corre là, dietro il campanile della chiesa, supera l’Adige, la ferrovia e s’immette nell’A22 -indica Christian Comperini, sindaco di Besenello dal 2010, con una lista civica- in cui trovano spazio molti tra coloro che, negli anni Novanta, animavano il comitato ‘Anti Pi.Ru.Bi.’”.
Più tardi, poggia sul tavolo dell’ufficio che divide con i suoi assessori un ciclostilato  del novembre 1997, “Le ragioni del no”. Alla fine di quell’anno il progetto sembrò stralciato per sempre, anche grazie all’azione del comitato. “Non ci aspettavamo una reviviscenza del problema -riprende Roberta Rosi-. L’abbiamo saputo poche settimane dopo la nostra elezione, quando la Provincia di Trento ci ha informato: avevano ‘scoperto’ dalla Gazzetta Ufficiale che la società titolare della concessione aveva pubblicato un bando per affidare la progettazione preliminare dell’opera”. A marzo 2012, Christian Comperini si è visto recapitare in municipio oltre centocinquanta chili di fogli, raccolti in cinque scatoloni alti oltre due metri. Dentro, il progetto preliminare, lo stesso che era stato inviato per la valutazione d’impatto ambientale (Via) dell’opera al ministro dell’Ambiente.  L’incartamento è arrivato da Verona, dove ha sede Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova spa, conosciuta come “Serenissima” e controllata da A4 Holding (a4holding.it).

Rispetto al progetto contro cui la comunità di Besenello ha lottato negli anni Novanta, ci sono un paio di differenze significative. La prima è che la Valdastico Nord è entrata in legge Obiettivo e ciò fa sì che il progetto che è stato approvato dal ministero dell’Ambiente  nel novembre 2012 sia preliminare, e quindi modificabile. La seconda: l’opera dev’essere approvata in fretta, entro il 30 giugno del 2013, anche dal Cipe (il Comitato interministeriale per la programmazione economica). “Tutto questo balletto -racconta Roberta Rosi, vicesindaco di Besenello- è iniziato all’indomani della convenzione tra Anas e ‘Serenissima’, firmata nel luglio 2007 e approvata dal Cipe nel novembre del 2010. Anche la Provincia autonoma di Trento non ne ha saputo niente fino a febbraio 2010, quando la società ha pubblicato il bando di progettazione”.
Era iniziata in quel modo la corsa contro il tempo di A4 holding: se l’iter dovesse incepparsi, infatti, la società dovrà rivedere la concessione autostradale, rischiando di perdere il diritto a riscuotere pedaggi lungo la trafficatissima e ricca tratta tra Brescia e Padova lungo l’autostrada A4 (302 milioni di euro nel 2011, più 14% rispetto all’anno precedente), che potrebbe nuovamente affidata tramite una gara (vedi box). È per questo che la Valdastico Nord, un intervento da due miliardi di euro che sconvolgerebbe il territorio trentino con (almeno) undici anni di cantieri, sta tanto a cuore agli azionisti di A4 holding.
Che hanno nomi e vantano relazioni importanti: la compagine è guidata da Intesa Sanpaolo, che detiene azioni direttamente, attraverso, Re.Consult Infrastrutture spa, Compagnie italiana finanziaria srl e Equiter spa, e indirettamente, tramite A.I.2 srl, partecipata insieme al gruppo Astaldi. “Il nostro incubo ricorrente, in questi mesi, è stato Mario Ciaccia”, confessa Roberta Rosi. Ciaccia è stato un dirigente di Intesa Sanpaolo, prima di diventare viceministro delle Infrastrutture e dei trasporti nel governo Monti. Uno dei suoi più stretti collaboratori, Maurizio Pagani, responsabile Infrastrutture e finanza di progetto per Biis (gruppo Intesa Sanpaolo), siede nel consiglio d’amministrazione di A4 holding.
I sogni della Rosi sono turbati da un’immagine: c’è Mario Ciaccia in missione a Bruxelles, per conto del governo italiano; è il 22 marzo 2012, e si riunisce il Consiglio d’Europa, dov’è in discussione la “Proposta di regolamento del Parlamento  europeo e del Consiglio sugli orientamenti dell’Unione per lo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti”; il nostro Paese fa pressione perché tra le priorità della rete, conosciuta come TEN-T (tentea.ec.europa.eu/en/home), ci sia anche la Valdastico Nord.

Il 6 agosto 2012 la Provincia autonoma di Trento ha presentato ricorso alla Corte Costituzionale. La cui decisione dovrebbe arrivare a maggio 2013: la Provincia contesta la legittimità di alcune scelte prese senza consultare l’ente. Quello che si evince, tra le righe della delibera del 18 maggio 2012, con cui la Giunta ha approvato il documento di Osservazione al progetto preliminare della Valdastico, inviate al ministero dell’Ambiente, e che il parere -se richiesto- sarebbe stato negativo. “Quest’autostrada è entrata a gamba tesa rispetto al disegno della Provincia autonoma sulla mobilità, che sta potenziando la linea ferroviaria del Brennero con l’obiettivo di spostare il traffico merci dalla strada alla rotaia, sfruttando l’Interporto Quadrante Europa di Verona, all’incrocio tra l’A22 e l’A4” racconta la Rosi.
Ma la Provincia autonoma di Trento ha fatto anche dell’altro, per rendere evidente la propria contrarietà al progetto: nell’ambito del Piano urbanistico provinciale, l’area su cui ricadrebbe l’interconnessione tra la Valdastico Nord e l’A22 è classificata come “area agricola di pregio”. Quei 7-8 ettari, cioè, non possono essere sottratti alla vite: qui si produce, tra gli altri, il Trentino Superiore Castel Beseno Doc, che prende il nome dal castello che domani il paese, la più grande struttura fortificata del Trentino-Alto Adige.   

“Ci siamo mossi in maniera compatta -spiega Christian Comperini, il sindaco di Besenello-. In tre mesi, tra marzo e giugno 2012 abbiamo raccolto 3mila firme in calce a una petizione che ‘autorizzava’ gli enti locali ad agire per conto dei cittadini contro la Valdastico Nord.  Sono molte, se pensi che il nostro Comune fa 2.600 abitanti. Hanno aderito anche i cittadini di quelli vicini, e molte amministrazioni comunali hanno deliberato la propria contrarietà all’opera”. E giù l’elenco: Lavarone, Folgaria, Nomi e Cagliano (che, come Besenello, hanno ricevuto la notifica del progetto), e poi Aldeno, Pomarolo, Volano e Villa Lagarina. Contemporaneamente, Besenello ha lavorato alle osservazioni. Con fatica perché, spiega il sindaco -indicando gli scatoloni accatastati in un angolo della stanza- “non abbiamo una struttura adeguata: c’è un responsabile del servizio tecnico, ma lavora part-time”. Eppure, le osservazioni inviate a Roma dal Comune sono corredate anche da “allegati di carattere tecnico”, come uno studio affidato al geologo Dario Zampieri dell’Università di Padova, che ha evidenziato -tra Valdastico e Pedemonte, nel territorio vicentino interessato dal progetto- “una massa di dolomia sospesa […] avente un volume di 20 milioni di metri cubi”, in pratica una gigantesca frana che potrebbe staccarsi proprio nell’area dov’è prevista la realizzazione di uno svincolo e dell’unica area di servizio della Valdastico Nord. “Per le consulenze abbiamo speso, per il momento 9mila euro -racconta il sindaco di Besenello-. Risorse recuperate tagliando del 50 per cento le nostre indennità: la giunta in carica costa, ogni anno, 30mila euro in meno di quella che ci ha preceduto”.
Un piccolo Comune “investe” risorse per evitare che venga autorizzata un’opera inutile che, forse, non verrebbe mai realizzata: “Alcuni cercano di rabbonirci -confida Roberta Rosi-. ‘Perché vi agitate solo per un po’ di carta’, ci dicono”. È scritto anche in una sentenza della Corte Costituzionale, del febbraio 2011: finché si tratta di progettare, va bene, ma per passare ai cantieri è necessario l’assenso della Provincia autonoma di Trento, altrimenti non parte niente.
“A meno che l’autostrada non si fermi a Lastebasse”, l’ultimo comune in territorio vicentino. Un rischio paventato da quelli del comitato “NO Valdastico Nord” (novaldasticonord.blogspot.it), che mi danno appuntamento sotto la frana della Marogna, quella studiata dal geologo Zampieri. Per arrivare fin qua dopo un’ arrampicata lungo la Ss 349 (di Folgaria) siamo scesi lungo la Ss 350. Facendo una tappa a Lavarone, per fotografare il lago: “Non ha emissari né immissari. L’acqua che lo alimenta arriva da dentro la montagna. Scavando la lunghissima galleria c’è il rischio che le sorgenti vengano intercettate” aveva spiegato il sindaco di Besenello. Il lago è una delle attrazioni turistiche della vallata, e potrebbe subire dei danni.

“La Regione Veneto ha approvato il progetto, anche se con 33 prescrizioni” racconta Giuliano Zuccol, che parla a nome del Gruppo sportivo di Casale, una frazione di Cogollo del Cengio (Vi) interessata da una variante del progetto: “È stata aggiunta una galleria di 6,5 chilometri sotto il monte Cengio, che non è presente nello Studio d’impatto ambientale. Eppure, comporta uno smarino di 4,8 milioni di metri cubi”, che andrebbero ad aggiungersi agli 8 milioni sul lato trentino.

Il Gruppo sportivo, che s’è mosso quando l’opera ha toccato il proprio paese, ha poi aderito al comitato: “Abbiamo maturato la convinzione che quest’autostrada serva a ben pochi”. Un nome sulla bocca di tutti è quello del presidente della Provincia di Vicenza, Attilio Schneck, esponente della Lega Nord, che è anche presidente di A4 Holding. Che, secondo una nota del giornale Thiene on line avrebbe detto: “Se non fanno l’autostrada in vallata possono prendere la valigia ed emigrare come facevano ai vecchi tempi”. Le frasi di Schneck fanno corredo a uno dei quaderni diffusi dal comitato “NO Valdastico Nord”, che citando uno studio curato dall’Università Bocconi per l’Aiscat -l’associazione di categoria dei concessionari autostradali- evidenzia che non esista una correlazione positiva tra autostrade e sviluppo. Nello stesso documento, il comitato guarda al numero di imprese localizzate nel vicentino, e scopre che la Piovene-Vicenza (l’A31 attuale), terminata nel ‘76, non è servita a niente: “Lo sviluppo della ‘provincia più industrializzata d’Italia’ è avvenuto secondo linee indipendenti dall’autostrada”, a Schio, Valdagno, Bassano del Grappa. “Per questo non possiamo aspettare che sia Trento a fermare il progetto”. —

Ultima uscita 2046
Secondo Autostrada Brescia Verona Vicenza Padova spa, è l’Anas che dovrebbe spiegare che cosa accadrebbe in caso di mancata approvazione al 30 giugno del progetto per la Valdastico Nord. “Il quesito -spiega il dg Bruno Chiari- andrebbe posto al concedente”. La convenzione, aggiunge, prevede che vengano definiti, “nei sei mesi successivi, gli effetti sul Piano economico-finanziario e sulla concessione”. Ciò sposta il calendario al 31 dicembre 2013, anche se secondo Chiari “non vi è motivo di ritenere che la concessione possa decadere”. Anche perché chi dovesse subentrare dovrebbe accollarsi il completamento degli investimenti in corso, e in particolare dalla Valdastico Sud (www.a31sud.it) tra Vicenza e Badia Polesine (Ro), più volte al centro dell’attenzione dei media per indagini e segnalazioni della Direzione distrettuale antimafia di Venezia. “L’importo investito nella Valdastico Sud -spiega Chiari- ammonta a circa 990 milioni di euro. I costi di subentro sono rappresentati dal complesso degli investimenti realizzati non ancora recuperati finanziariamente alla data di decadenza e dovrebbero essere riconosciuti integralmente dall’ente concedente o dal subentrante”. Chi fosse interessato a partecipare a un’eventuale bando di gara, però, deve considerare che -secondo A4 Holding- l’equilibrio economico e finanzario del piano che prevede il completamento della Valdastico a Nord e Sud sarà raggiunto solo nel 2046. In ogni caso, vent’anni dopo la scadenza dell’attuale concessione, “fissata -secondo Chiari- al 31 dicembre 2026”.

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