Opinioni

La sfida della partecipazione

Sabato 16 febbraio una street parade attraverserà Pisa, una manifestazione non convenzionale per difendere dallo sgombero l’Ex Colorificio liberato, da quattro mesi sede del Municipio dei Beni Comuni, teatro di un nuovo welfare condiviso. Il commento di Alberto Zoratti, collaboratore di Ae e uno degli animatori dell’esperienza

Il Municipio dei Beni Comuni nasce come spazio aperto. Non solo come luogo di aggregazione, ma anche sperimentazione di pratiche alternative che sono la sostanza di quello che potremmo definire "welfare dal basso".
La crisi che stiamo vivendo ha una caratteristica sostanziale: aumenta le esigenze ed i bisogni delle persone e diminuisce gli strumenti per soddisfarle, attraverso un taglio drastico delle risorse economiche.
Meno servizi davanti a più bisogno. La spending review è più che altro una "rights review", una revisione dei diritti, perché in un mondo dove si redistribuisce alla rovescia contribuire al benessere di tutti è diventato un peso. E che ognuno si arrangi come può, se non hai accumulato abbastanza per berti un caffè al Savini di Milano puoi sempre ricevere una pastasciutta alla mensa della Caritas.
Ma la risposta non può essere lo smantellamento del welfare o una sua sostituzione col privato sociale. Dev’essere una difesa a oltranza dei diritti acquisiti, ampliandoli anzi a nuove aree come quella dei beni comuni: l’accesso all’acqua, ad un ambiente ed una terra non inquinati o cementificati, a luoghi di aggregazione e socializzazione sono parte della stessa strategia. Perché mentre si tutela l’esistente bisogna comunque dare risposte alle esigenze attuali e solo in spazi liberati, partecipati, condivisi è possibile praticare e non solo teorizzare la transizione.
 

Tutto ciò non può essere gestito in modo clandestino. L’occupazione dell’Ex Colorificio non si fece di notte, ma di giorno. E fu annunciata per tempo, con tanto di manifestazione e presentazione del dossier "Rebelpainting", dove si denunciava l’economia di saccheggio che le multinazionali attuano in un sistema dai capitali libersi di fluttuare in giro per il mondo.
Dentro quello spazio liberato nasce una ciclofficina, si organizzano serate culturali e di cinemaforum, si insegna l’arabo e si pratica l’economia alternativa. E tra pochi giorni si potrà anche arrampicare, per i patiti della montagna. Ed è solo l’inizio di un laboratorio a cielo aperto che promette di affiancare alla lotta per la difesa dei diritti, l’impegno per una risposta immediata dei bisogni.
In modo autonomo ed autorevole.  E per questo fastidioso.
In queste settimane sotto sgombero il municipio ha ricevuto attestati di stima e di sostegno. Da intellettuali di fame internazionale, come Salvatore Settis e Stefano Rodotà. Da buona parte delle reti di movimento e della società civile italiana. E da tanti cittadine e cittadini comuni.
Ci sono reti che stanno decidendo come partecipare alla manifestazione del 16 febbraio. Che sarà una street parade, un grande carnevale, più che una manifestazione convenzionale. Esserci può fare la differenza, e non solo per Pisa.
Gli incontri fatti a Roma da Scup, che per fortuna ha rioccupato un edificio dell’ex motorizzazione, o a Torino da Officine Corsare o presso piccoli comitati locali come a Montopoli Val d’Arno, parlano di una graduale e lenta tessitura di relazioni e di collaborazioni. Perché l’esperienza del Municipio dei Beni Comuni vuole mettersi a disposizione di tutte e di tutti, per la tutela dei beni comuni e per l’apertura di nuovi spazi sociali. A partire dall’esistente, fatto di edifici decadenti e lasciati nel degrado.
Il 16 febbraio, a partire dalle 15, saremo in molte ed in molti a Pisa, per sostenere che la politica, quella vera, parla di diritti e lavora sui bisogni. E, soprattutto, permette a tutti di partecipare.

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