Altre Economie

Frutti della dignità

La cooperativa Insieme dà lavoro e reddito alle donne di Bratunac, in Bosnia. Con il marchio "Frutti di pace" marmellate e succhi anche nelle botteghe equo-solidali e per i Gas italiani.
Dal 20 aprile 2014
-con partenze da Milano e da Padova- un viaggio di conoscenza di 5 giorni, con tappe a Belgrado, Srebrenica e Sarajevo. L’articolo dal numero di luglio/agosto 2013 di Altreconomia

Tratto da Altreconomia 151 — Luglio/Agosto 2013
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Dal 20 al 25 aprile MioBio, Agronomi senza Frontiere e Assopace di Padova promuovono un viaggio di conoscenza nei Balcani. Tra Belgrado, Bratunac, Srebrenica e Sarejevo, sarà l’occasione di conoscere il movimento pacifista delle Donne in nero e la realtà della cooperativa Insieme, quella che produce marmellate e succhi "bio" distribuiti anche in Italia dal negozio MioBio e nelle reti dei gruppi d’acquisto solidali.
Qui sotto, la storia raccolta da Altreconomia per il numero di luglio/agosto 2013.

A metà giugno sono arrivati a Milano dalla Bosnia sei bancali carichi di confetture e succhi di lamponi, mirtilli e more: ora i “Frutti di pace” attendono di essere distribuiti tra i gruppi d’acquisto solidali nella cantina di MioBio, bottega di quartiere che all’Isola distribuisce prodotti biologici e di filiera corta.
“È il secondo ordine dall’inizio dell’anno: circa 17mila euro di prodotti” spiegano Andrea e Marco, i soci di MioBio (www.mio-bio.it). Hanno lavorato insieme per la Cascina Santa Brera, azienda agricola biologica di San Giuliano Milanese, e quattro anni fa hanno rilevato insieme questo negozio: “Sviluppare filiere di prodotto, insieme con i Gas, è uno dei nostri obiettivi: questo rapporto con la cooperativa Insieme (coop-insieme.com) di Bratunac per noi è stata un’occasione”. L’incontro di Andrea e Marco con la Bosnia è merito di Emanuele Patti, presidente di Arci Milano: “Bratunac è a meno di dieci chilometri da Srebrenica, la località più famosa della Bosnia per il massacro del ‘95. La nostra associazione è impegnata da anni in progetti di cooperazione, avviati con l’obiettivo di garantire un reddito alle donne, serbe e musulmane”. Tra di loro c’era anche Rada Zarkovic, che oggi è la presidente della cooperativa Insieme, che è nata nel 2003: insieme a Skender Hot, direttore della coop, immaginò un progetto capace di riportare le donne nell’area di Bratunac.

“La raccolta dei piccoli frutti era una delle economie della zona, da trent’anni. Per lavorare, non serve forza fisica racconta Skender ad Ae-. È un lavoro per tutti: per le donne, rimaste vedove, per gli anziani e per i bambini. Il lampone, inoltre, è una pianta che dà frutti per almeno 10 anni: il nostro obiettivo era favorire un ritorno che fosse permanente. Perché la ‘ricostruzione’ necessaria non era solo quella delle abitazioni”.
Grazie all’Arci e al Consorzio italiano di solidarietà (Ics) arrivano i fondi della cooperazione italiana e di quella decentrata: “Con il primo progetto è stato possibile realizzare una serra, che era necessaria per creare la pianta madre, da distrbuire tra le socie della cooperativa -racconta Emanuele-. In seguito, abbiamo finanziato anche il recupero di una vecchia fabbrica, che oggi è la sede della coop, oltre all’acquisto delle celle per la catena del freddo e dei macchinari per la trasformazione”.
“Il legame con il vostro Paese è anche nel nostro nome -spiega Skender-: quando nacque la cooperativa, non era ancora possibile scrivere la parola ‘Insieme’ in bosniaco, per paura dei nazionalisti. A chi chiedeva, rispondevamo che intendevamo dire Insieme con gli italiani”.

E il legame con l’Italia è fondamentale anche oggi che la cooperativa fattura circa 2 milioni di euro, e quando -a dieci anni dalla fondazione- sono ormai 500 le socie che conferiscono i piccoli frutti, donne di Bratunac, Sreberenica e Novi Travnik, località montuosa della Bosnia centrale, a circa 250 chilometri dalle altre due cittadine: “Abbiamo un congelatore, con capacità di 700 tonnellate. I frutti congelati, che rappresentano l’80 per cento del fatturato, li vendiamo in Austria e Germania. Nel 2008, però, abbiamo avviato anche laboratori di trasformazione: oggi la cooperativa impiega tra le 15 e le 20 persone”. È dello stesso anno anche l’incontro con la Tenda per la pace e i diritti di Staranzano (Pn, memoriaeimpegno.org): “Abbiamo deciso di tornare in Bosnia quando nessuno raccontava più che cosa stava accadendo -racconta Genni Fabrizio-. Lì entrammo in contatto con la cooperativa Insieme, durante la carovana 2008 ‘In Europa oltre i nuovi muri’. Da allora, abbiamo accompagnato in Bosnia circa 600 studenti”, e fatto conoscere le attività della coop: oggi, in Friuli, i suoi prodotti trovano spazio nei super ed ipermercati di Coop Nordest.
La prossima carovana estiva, in programma dal 2 al 10 agosto, è dedicata al tema delle “Profuganze”.
“L’Italia -racconta Skender- rappresenta il mercato ‘finale’ per il 90 per cento di marmellate e succhi”. È per il nostro Paese, così, che sono nate la linea biologica con aggiunta di zucchero di canna equo solidale, proveniente da Cuba, che è in vendita da febbraio 2013 nelle botteghe, importata e marchiata Ctm altromercato (altromercato.it). E anche quella per i Gas, senza aggiunta di zucchero, che porta sull’etichetta il cuore del progetto: sui barattoli c’è scritto “Frutti di pace”.
Per arrivare in Italia dev’essere “sdoganata” da MioBio. La Bosnia, infatti, non fa parte dell’Ue, “e ciò comporta, tra l’altro, l’anticipo Iva su tutte la merce importata, che per questo secondo ordine è stato di 3.500 euro” spiega Marco di MioBio. Il listino prezzi per i gruppi d’acquisto solidale è trasparente: “In questo secondo ordine, d’accordo con i Gas e su richiesta della cooperativa Insieme abbiamo inserito anche un margine per la nostra bottega”, continua. “Avremmo voluto far di più, e avviare un pre-finanziamento -spiega ad Ae Massimo del Gas Bicocca, che coordina l’ordine collettivo dei Gas milanesi-, per sostenere lo sforzo di MioBio, ma questa volta non siamo riusciti”. Misurando a spanne il magazzino, Andrea, Marco ed Emanuele parlano tra loro: “Ci stanno, ci stanno”. Parlano di 10 bancali di confetture e nettari. È il prossimo obiettivo di una rete che potrebbe far tappa anche a Trieste, lungo la direttrice Bratunac-Milano: un’idea nata a fine maggio, quando i 5 Gas della città giuliana hanno incontrato i “Frutti di pace” alla fiera BioEst. —

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