Interni / Varie

La cura dell’inclusione

Il “budget di salute” è una opzione che permette di affrontare il disagio psichico favorendo il reinserimento sociale dell’individuo. E lo Stato risparmia —

Tratto da Altreconomia 164 — Ottobre 2014
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Luigi, quarantenne sordomuto dalla nascita, comunica abbracciando in modo vigoroso e innocente le persone che incontra. Fa parte della comunità per persone con disagio psichico “Alberto Varone”, nel casertano. Prima, nella struttura residenziale psichiatrica dove ha vissuto per anni, chiedeva attenzione sbattendo la testa al muro fino a che non usciva il sangue. Per questo lo riempivano di farmaci.
Quando lo incontro, Luigi ha concluso un percorso riabilitativo basato sul sistema del “budget di salute” con la cooperativa “Al di là dei sogni”, che gestisce la fattoria “Alberto Varone” confiscata alla camorra a Sessa Aurunca (Ce). Invece di pagare per lui una retta nella casa di cura psichiatrica, lo Stato gli ha garantito un’abitazione insieme ad altri pazienti, attività di “educazione alla socialità” e un progetto di reinserimento lavorativo mirato a valorizzare le sue capacità personali.
Figlio di contadini e abituato fin da piccolo a prendersi cura della terra, nei tre anni di percorso ha valorizzato questa competenza. “Riesce nella riproduzione di alcune piante, dove tutti gli altri falliscono”, sottolineano gli operatori. Oggi è socio lavoratore della cooperativa: al termine del progetto di “budget di salute”, Luigi vive in autonomia e ha smesso di prendere psicofarmaci. Con il suo lavoro, contribuisce economicamente alla comunità in cui vive, coltivando le terre che 20 anni fa furono confiscate ai clan.
Il suo è un esempio perfetto di come funziona il “budget di salute”. Nato a Trieste come realizzazione dell’idea di Franco Basaglia, che oltre alla chiusura dei manicomi mirava alla costruzione di una vita sociale per i pazienti, ha oggi l’applicazione più avanzata nell’Asl di Caserta, dove si lega al riutilizzo dei beni confiscati alla camorra.
La sperimentazione campana è partita nel 2001, quando a dirigere l’Asl di Caserta 2 è arrivato Franco Rotelli, psichiatra triestino già collaboratore di Basaglia negli anni ‘70 ai tempi della chiusura del manicomio di Trieste.
Ad affiancarlo, come direttore dell’area socio-sanitaria della Asl, c’era lo psichiatra Fabrizio Starace, oggi Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ausl di Modena. Il “budget di salute”, sposta i fondi per il disagio psichico da interventi esclusivamente sanitari (ricoveri, prescrizione di farmaci) a soluzioni che vanno oltre l’ambito medico per toccare aree della vita quotidiana, fondamentali nella cura della patologia mentale: casa, lavoro, affettività e formazione. I progetti di ”budget di salute” sono finanziati in parte dal Comune e in parte dall’Azienda sanitaria locale, e sono realizzati da cooperative iscritte all’elenco di “co-gestori” accreditati. Le decisioni vengono prese coinvolgendo l’utente o la sua famiglia, che dopo aver definito il progetto insieme all’operatore sociale del Comune e al medico della Asl, sceglie la cooperativa che dovrà attuarlo.
Gli interventi riabilitativi della comunità “Alberto Varone” e gli altri portati avanti nella Asl di Caserta sono finanziati al 50% dal Comune e al 50% dalla Asl, attraverso un fondo dedicato a ciascun progetto. L’alta intensità nel primo anno ha un costo di 84 euro al giorno per persona, per abbassarsi a 62 il secondo anno e 42 il terzo. “Dopo 3 anni si arriva a un costo zero” afferma Ciro Maisto, operatore della cooperativa “Al di la dei sogni”. Tradotto in spesa pubblica, significa che i 4-6mila euro per persona al mese, e a tempo indeterminato, pagati per una residenza psichiatrica, scendono a 1.500-2mila euro. E per soli tre anni.
Dalla “sperimentazione” oggi in Campania si è passati a una legge (l’articolo 46 della l. 1 del 2012): tutte le Asl e i Comuni possono utilizzare questo sistema di cura per dare sostegno alle persone che hanno uno svantaggio psichico. “Ci siamo scontrati con grosse istituzioni sanitarie private -racconta Maisto-: prima un ragazzo poteva essere una fonte economica a vita. Alcuni istituti privati seguivano alcune persone anche per 10-15 anni, sempre con la stessa retta, e oggi questo non è più possibile. Con i ‘budget di salute’ dimostriamo che i pazienti, se possono vivere una vita normale in mezzo ad altre persone stanno meglio”. L’obiettivo è che anche le Asl di Napoli, Salerno, Benevento e Avellino, che non hanno quasi mai adottato questo sistema, lo facciano.
L’Asl di Caserta nel 2013 ha avviato 325 “budget di salute”, con circa 160 progetti di convivenza e 40 borse di formazione-lavoro attivate e un centinaio di cooperative coinvolte come co-gestori. Le esperienze più significative, circa una trentina, operano sui beni confiscati alla camorra. Aniello Sacco, coordinatore socio-sanitario dell’Asl di Caserta, spiega come recentemente il modello del budget di salute sia stato applicato a persone con diverse fragilità sociali: “Oltre ai progetti nell’area della salute mentale (49%) vi sono quelli dedicati a disabili (27,40%), anziani (17,81), minori (3,60), pazienti con HIV (1,02), dipendenze patologiche (1,02)”.
In totale il budget corrisponde a 11 milioni di euro, di cui 5,8 per la salute mentale.
La cooperativa “Al di la dei sogni”, intanto, intende dare concrete opportunità lavorative alle persone che segue nei percorsi di riabilitazione, grazie anche all’apertura di un impianto di trasformazione di prodotti agricoli e di una palestra specializzata in canottaggio -finanziate dalla Fondazione Peppino Vismara e dalla Fondazione con il Sud per 500mila euro-. I prodotti del nuovo laboratorio trasformazione -inaugurato a luglio- saranno venduti col marchio Nco (Nuova cooperazione organizzata, www.ncocooperazione.com) e da Libera.
Nel resto d’Italia, invece, “le strutture residenziali stanno aumentando sempre più il numero di posti letto, senza dare un futuro alle persone” ha spiegato Fabrizio Starace, durante un seminario del marzo 2014. I gestori di cliniche parlano di “economie di scala”, ma non tengono conto del costo -spesso maggiore- del malessere di persone trattate come numeri.
Dal 2012, però, il “budget di salute” è parte del Piano di azione nazionale per la salute mentale, e “diverse esperienze hanno lavorato in questa direzione”. “In Emilia Romagna -ha spiegato Starace parlando della Regione in cui opera–  il 10% di un fondo destinato alla residenzialità di persone che provenivano dall’Opg (Ospedale psichiatrico giudiziario) è speso usando questa modalità”.
Nel Lazio è addirittura una proposta di legge regionale -la numero 88 del 16 ottobre 2013- a prevedere la “presa in carico integrata della persona e il budget di salute”. In attesa dell’avvio dell’iter in aula, a ottobre parte la sperimentazione in due distretti sanitari romani, il Municipio 14 e i Castelli Romani: “Ci sarà una prima fase di approfondimento tecnico con i servizi pubblici, i rappresentanti degli utenti e del terzo settore -spiega Fausto di Giancaterina, consulente dell’Opera Don Calabria, tra i promotori dell’iniziativa-, e una seconda fase in cui verranno scelti gruppi di utenti che sperimenteranno un progetto personalizzato”. I risultati saranno indicazioni per le linee guida attuative della futura legge regionale.
Anche nel Lazio, come in Campania, il “budget di salute” si scontra con gli interessi dei gestori delle strutture residenziali, che potrebbero perdere fino a 90 milioni di euro all’anno. In tutto, offrono 1.350 posti letto sul territorio regionale, e incassano rimborsi che vanno dai 90 ai 210 euro al giorno per persona, a seconda dell’intensità del disagio. —
Le cliniche assorbono oltre il 50% dei finanziamenti per la psichiatria in Regione Lazio, che nel 2013 ha destinato ai servizi di salute mentale delle 12 Asl 158 i milioni di euro.
Tre le cliniche, quella di “Colle Cesarano”, a Tivoli, ottiene ogni anno 9 milioni di euro grazie a 200 posti letto. Dal 2004, la clinica è controllata dalla Geress Srl, che possiede anche la comunità terapeutica riabilitativa “Villa Maddalena” di Castel Madama (Rm) e il 49% di “Villa Serena” nel viterbese.
In Friuli-Venezia Giulia, invece, non ci sono residenze psichiatriche. L’Asl di Trieste, nel 2013, ha investito 3,5 milioni di euro per garantire a circa 150 sono pazienti progetti con budget di salute. “Il risultato -spiega Renata Bracco, responsabile del sistema informativo del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste- è un numero molto scarso di ricoveri di pazienti in condizioni gravi nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale, che in tutto il 2013 sono stati 40”. Solo 80 triestini, su 4.900 pazienti psichiatrici dell’Asl (che ha un bacino di 235mila persone), sono stati ricoverati in casa di cura convenzionata (in Veneto, perché queste strutture non esistono più nella regione dove operò Basaglia). Dei 17 milioni e mezzo dedicati alla salute mentale in Friuli, 3 e mezzo sono destinati a progetti di budget di salute, 3 alla diagnosi e alla cura, mentre il 60% del bilancio permette l’apertura 24 ore su 24 dei Centri di salute mentale. Una politica che contribuisce allo scarso numero di ricoveri dei pazienti triestini. —

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