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Rinnovabili in rete

L’elettricità collettiva della cooperativa “Retenergie”, che cerca capitali da investire per realizzare quattro impianti eolici —

Tratto da Altreconomia 166 — Dicembre 2014
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La bocciofila non basta più. L’impianto fotovoltativo costruito sul tetto del circolo ricreativo di Lagnasco, nel cuneese, e gli altri sei in giro per l’Italia, non sono sufficienti per garantire energia pulita a tutti i soci di Retenergie. Così la cooperativa (socia di Altreconomia) di produzione elettrica da fonte rinnovabile sta pensando di realizzare 4 impianti eolici, e per questo chiama a raccolta i soci e tutti coloro vogliono investire i propri risparmi in una organizzazione “democratica” e rinnovabile. Nata nel 2008 da un progetto dell’associazione “Solare collettivo”, Retenergie oggi conta circa 700 soci, persone comuni tra i quali ha raccolto un capitale sociale di oltre 650mila euro (www.retenergie.it). Nel corso degli anni, la cooperativa ha realizzato sette impianti fotovoltaici, localizzati nel Centro/Nord Italia, per oltre 450 kilowatt di picco installati. Il più grande di questi è sul tetto del mercato comunale di Boves, in provincia di Cuneo, altri sono tra Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna. Si tratta sempre di impianti realizzati sui tetti di edifici pubblici, scuole, aziende agricole, e uno è, appunto, quello sul tetto della bocciofila di Lagnasco. Due impianti di mini-idrolettrico sono cantierabili a breve, a Vetto (in provincia di Reggio Emilia) e Rancio (Varese).
“Tutti i nostri impianti sono stati realizzati con i soldi versati dai soci -spiega Marco Mariano, presidente di Retenergie-, che oltre al capitale sociale hanno sottoscritto prestiti sociali per circa 550mila euro (il prestito sociale è remunerato con tassi che vanno, in funzione della lunghezza del prestito, tra l’1,5% e il 3%, ndr)”.
Dopo la fase di avviamento degli impianti, i bilanci di Retenergie segnano risultati positivi -i ricavi ammontano a circa 250mila euro l’anno- anche se sono messi alla prova dal mercato e dalla politica. “Dal mercato perché a partire dal 2011 il prezzo cui l’energia ci è pagata è sceso molto, così come sceso è il consumo. Dalla politica perché questo autunno il Governo ha deciso di modificare i termini dell’erogazione dei contributi alla produzione da fonte rinnovabile, in maniera inaspettata e unilaterale”. È il cosiddetto “Spalma incentivi” del governo Renzi, che ha portato -a parità di ammontare- la durata degli incentivi da 20 a 25 anni. Ogni anno quindi i produttori rinnovabili riceveranno meno, facendo “sballare” i business plan.

“Ciononostante noi abbiamo deciso di fare un salto di qualità: abbiamo calcolato che con la nostra produzione odierna potremmo soddisfare i consumi di 250 dei nostri soci, su 700. Ma noi puntiamo al ‘pareggio’ tra produzione e consumo: per questo stiamo valutando la possibilità di realizzare quattro impianti eolici da 60 kilowatt, taglia ancora considerata di ‘mini-eolico’. L’investimento per ogni sito è di circa 320mila euro, con un ritorno in 8/9 anni.
I siti idonei sono stati già trovati: due in Sicilia -a Petrosino e a Mazara, in provincia di Trapani, due in Sardegna, a Nulvi (Sassari) e Bitti (Nuoro)”. Retenergie può contare sull’aiuto di Banca Etica, che si è detta disponibile a finanziare metà dell’investimento  fino a 500mila euro. Il resto va trovato tra soci vecchi e nuovi. “Stiamo girando l’Italia, e in poco tempo abbiamo avuto la disponibilità per 150mila euro. Entro dicembre dovremo firmare i contratti: a quel punto valuteremo quanto tra capitale e risparmio abbiamo raccolto, e decideremo se e quanti impianti realizzare. Per partecipare all’iniziativa di Retenergie basta fare un salto sul loro sito. —
 

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