Opinioni

Crimini economici, crimini di pace

Il capitalismo è un sistema totalitario. La vita della società -istituzioni, informazioni, linguaggi, codici di comportamento- è stravolta per tenere in piedi la piramide della società di mercato, mentre l’umanità è sempre più divisa tra pochi dominanti e la massa dei dominati. Sempre più simili a schiavi, obbligati a venerare un faraone impersonale: il Capitale. Il commento di Roberto Mancini  

Tratto da Altreconomia 174 — Settembre 2015
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Crimini economici. È una categoria cruciale i cui due versanti, quello etico e quello giuridico-costituzionale, dovrebbero essere pubblicamente evidenziati per poterne perseguire i responsabili. Il sistema del capitalismo è una macchina globale la cui morsa stringe la vita delle persone, dei popoli, della natura al solo scopo di tutelare gli appetiti degli “investitori internazionali”. Giacché questi soggetti, un’infima percentuale della popolazione mondiale, devono essere “liberi” di arricchirsi oltre ogni misura, tutto il resto del mondo deve assoggettarsi ai loro voleri.

L’umanità è sempre più divisa tra pochi dominanti e la massa dei dominati. I primi realizzano la logica del capitalismo, conferendole “soggettività” autonoma perché il denaro viene assolutizzato, non solo come fine supremo di ogni attività umana ma anche come motore e soggetto della storia. Molti tra i dominati si adattano e non pochi assorbono la stessa mentalità dei dominanti. La vita della società -istituzioni, informazioni, linguaggi, codici di comportamento- è stravolta per tenere in piedi la piramide della società di mercato. In cima ci sono gli speculatori internazionali e i capi dell’economia mondiale, delle multinazionali e delle banche più grandi del mondo, poi abbiamo gli imprenditori principali, quindi i capi politici servizievoli con la finanza e tutti gli intellettuali che legittimano il sistema. Seguono gli imprenditori più piccoli, i professionisti e i tecnici. Gli schiavi che costruiscono la piramide sono le classi medie, seppure in posizione un po’ più tutelata, poi operai, contadini e prestatori d’opera, più in basso i precari e molti tra i giovani, ancora più giù gli esuberi senza speranza e al fondo i migranti e la natura stessa.

E siccome dove ci sono piramidi e schiavi c’è un faraone, ricordo che il faraone attuale non ha volto umano. Non perché sia divino, ma perché è del tutto impersonale: il Capitale.
La risposta che si deve a tale situazione è anzitutto il giudizio. Pier Paolo Pasolini aveva intuito che al giudizio devono seguire regolari processi capaci di portare alla condanna dei responsabili. La mancanza di giustizia sociale si lega alla mancanza di autentica giustizia penale. Speculare creando danni al bene comune, sfruttare il lavoro come se fosse una merce qualsiasi, ridurre in schiavitù, delocalizzare, precarizzare, ricattare economicamente, sabotare la democrazia, rubare il futuro ai giovani e alle generazioni prossime e rovinare la natura sono atti criminosi a tutti gli effetti. Se il capitalismo attuale è un sistema totalitario -solo più subdolo dei vecchi totalitarismi- occorre un nuovo tribunale di Norimberga -stavolta più democratico- che processi i responsabili.

In una società come quella attuale, totalizzata dall’egemonia della finanza, i crimini economici hanno acquisito una radicalità inedita. Da un lato sono crimini di guerra, dato che il mercato è gestito come una guerra generalizzata. Si tratta di violazioni delle norme di tutela dei diritti umani da rispettare durante le ostilità. E infatti oggi non c’è alcun limite alle prepotenze inflitte ai popoli e alla natura. Dall’altro lato i crimini economici sono anche crimini di pace, violenze istituzionalizzate contro anziani, bambini, malati psichici, persone disabili, detenuti, migranti. Come sottolineavano Franco Basaglia e Franca Ongaro nel libro omonimo del 1975 (ripubblicato da Baldini e Castoldi nel 2009), i crimini di pace non possono essere compiuti senza quei “funzionari del consenso” e “addetti all’oppressione” (scienziati, professionisti, tecnici, giornalisti) che rivestono di legittimità il sistema. Tuttora i manipolatori dell’informazione sono quotidianamente all’opera. Basta ricordare le trasmissioni televisive dedicate al risultato del referendum in Grecia la sera del 5 luglio scorso, con gli “esperti” unanimi a condannare Tsipras e le pretese dei Greci a reti unificate.
Quelli perpetrati dagli speculatori mondiali, dai capi politici dell’Unione europea, dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca centrale europea sono crimini economici. Invece di criminalizzare i poveri e i popoli, bisogna vedere il male che viene dall’alto e agire di conseguenza, inaugurando l’esodo dal sistema sacrificale e schiavista della piramide. Come ha fatto il popolo della Grecia domenica 5 luglio, dicendo un no pieno di dignità e di futuro al ricatto dei funzionari del faraone. —
 

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