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Petrolio, gas, strade: gli interessi italiani in Libia

Nei primi 10 mesi del 2015 l’import-export tra il nostro Paese e la Libia vale 4,3 miliardi di euro: è uno scambio prevalentemente monopolizzato dai combustibili fossili. Abbiamo importato soprattutto “petrolio greggio” -1,2 miliardi di euro tra gennaio e ottobre dello scorso anno- e “gas naturale” -1,6 miliardi-

Tratto da Altreconomia 180 — Marzo 2016
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La Libia è un partner commerciale strategico per il nostro Paese. Seppur in calo rispetto allo stesso periodo del 2013 e 2014, il valore complessivo tra importazioni ed esportazioni registrato nei primi dieci mesi del 2015 ha raggiunto quota 4,3 miliardi di euro (dati Istat). È uno scambio prevalentemente monopolizzato dai combustibili fossili: l’Italia, infatti, ha importato soprattutto “petrolio greggio” -1,2 miliardi di euro tra gennaio e ottobre dello scorso anno- e “gas naturale” -1,6 miliardi-. Oltre il 50% dell’export, invece, è rappresentato da “prodotti petroliferi raffinati”, pari a 698 milioni di euro. L’ultimo report dedicato alla Libia dal ministero dello Sviluppo economico guidato da Federica Guidi risale all’aprile 2015; da questo emerge il dato di 47 imprese italiane presenti nel Paese, “in particolare operanti nei settori petrolifero, infrastrutture, meccanica e costruzioni”.

In realtà, come ha avuto modo di chiarire ad Ae il presidente della Camera di commercio italo-libica Gian Franco Damiano (vedi a p. 24), le aziende italiane presenti sarebbero almeno il triplo rispetto al dato ministeriale, mentre quelle interessate dagli scambi ammonterebbero a oltre 200. Tra le più interessate, oltre al Gruppo Salini e alla sua controllata Impregilo Lidco Lybia General Contracting Company (che al giugno 2015 contava un portafoglio lavori in Libia pari a 2,6 miliardi di euro), Iveco Spa, Sogepi (progettazione di linee di trasporto fluidi), c’è Eni. O meglio, ci sono “Saipem Libya Llc – SA.LI.CO. Llc”, “Mellitah Oil & Gas BV”, “GreenStream BV”, “Eni North Africa BV”, domiciliate nei Paesi Bassi. Per Eni, la Libia è un fondamentale giacimento di idrocarburi, il più importante dell’Africa settentrionale nel 2014: significa petrolio (dietro a Egitto e Algeria) e gas naturale (25,8 milioni di metri cubi nel 2014, primo in Africa). E se negli anni successivi al 2011, come ha scritto l’azienda nella propria semestrale, “il quadro socio-politico post-rivoluzione è rimasto estremamente volatile, caratterizzato da frequenti episodi di disordini, scioperi, proteste e conflitti interni che hanno reso in alcuni momenti problematico il regolare svolgimento delle attività di sviluppo ed estrazione degli idrocarburi”, il 2015 è stato comunque un anno in cui “gli impianti in Libia hanno marciato con regolarità”. Tanto che la multinazionale che vede tra i principali azionisti lo Stato -con il ministero dell’Economia al 30,3%- ha inserito il Paese (precisamente nei progetti di Bahr Essalam e Bouri Nord) tra i propri “successi” esplorativi (insieme a Egitto, Indonesia, Stati Uniti e Congo).

La rilevanza libica è poi anche quella delle istituzioni finanziarie attive in settori chiave del nostro Paese: la Banca Centrale e la Libyan Foreign Bank detenevano a metà 2015 partecipazioni in Unicredit Spa pari al 2,914%, la Libyan Investment Authority, fino a poco tempo fa tra gli azionisti della società Juventus, agisce in Finmeccanica -della quale ancora al 30 settembre 2015 contava il 2,010% delle azioni- mentre la Libyan Post Telecomunications Information Technology Company possiede il 15% circa di Retelit (operatore delle telecomunicazioni quotato alla Borsa italiana). La spaccatura istituzionale tra Tripoli e Tobruk (vedi pag. 24) ha avuto riflessi diretti sulla Libyan Investment Authority, che oggi conta due teste dal nome identico ma due sedi distinte a Tripoli e a Malta, dov’è collocata la rappresentanza “riconosciuta” a livello internazionale. A fine luglio dello scorso anno, il Fondo monetario internazionale ha deciso di individuare come unici interlocutori i quadri nominati dal “governo ufficiale” situato a Est. Ultima ma non meno interessante è la Banca UBAE (“La nostra vision è quella di essere la migliore banca in Italia specializzata nel sostegno delle imprese che operano con l’estero […] in particolare della Libia), con uffici a Milano, Roma e Tripoli. Il socio di maggioranza è la Libyan Foreign Bank, con il 67,55%, seguita proprio da Unicredit Spa, Eni, Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Intesa Sanpaolo e Telecom Italia.

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