Economia / Opinioni

Non con i miei soldi!

Relegata in pagine specialistiche dei quotidiani, trattata spesso con un linguaggio volutamente astruso, egemonizzata da economisti organici al sistema, la finanza è una delle “materie” più trascurate in un “orario scolastico” della cultura quotidiana. Però -come scrive Ugo Biggeri, presidente di Banca popolare Etica- "è necessario educare alla finanza?". Il nostro sussidiario si chiama "Non con i miei soldi!". È già disponibile sul sito e in libreria da metà giugno

L'illustrazione di copertina del libro "Non con i miei soldi!" (Altreconomia, 2016)
L'illustrazione di copertina del libro "Non con i miei soldi!" (Altreconomia, 2016)

Da 17 anni Altreconomia è la rivista (e l’editore) che alza la mano per rispondere alle domande dei suoi lettori e delle persone che credono che la consapevolezza faccia parte dei “fondamentali” del consumo critico. Non perché siamo dei “secchioni”, ma perché le notizie e la conoscenza sono forza, per ribaltare l’assunto di George Orwell. 

La finanza è una delle “materie” più trascurate in un “orario scolastico” della cultura quotidiana: relegata in pagine specialistiche dei quotidiani, trattata spesso con un linguaggio volutamente astruso, egemonizzata da economisti organici al sistema – a volte fino all’impudenza -, diventa la lezione che non impariamo mai, quella per la quale ci “giustifichiamo” più spesso. 

Questo libro non è un affatto un “sussidiario” di finanza, ma ha tuttavia l’ambizione di rimediare – in modo chiaro e piacevole – alle nostre lacune: per questo è strutturato come una “ripetizione” – dall’asilo al master – di un ciclo scolastico. 

Gli autori – teneri maestri, severi professori, eminenti luminari – aiuteranno quindi il lettore a combattere l’analfabetismo finanziario, a dotarci dell’ABC per seguire lezioni più complesse, a fornire una grammatica e una sintassi per leggere i fenomeni finanziari e per fare le nostre scelte di cittadini consapevoli.

Non solo non saremo più rimandati, ma potremo affrontare con serenità l’esame della finanza quotidiana e – forse – con semplici gesti di “buona educazione”, dire anche noi “non con i miei soldi!” e contribuire a cambiare il mondo. 

Massimo Acanfora, editor di Altreconomia, racconta così la genesi di “Non con i miei soldi!”, il libro realizzato in collaborazione con la campagna “Non con i miei soldi!”, un progetto di Banca popolare Etica (BE) e Fondazione Culturale Responsabilità Etica.
Di cui pubblichiamo qui l’introduzione, firmata da Ugo Biggeri, presidente di BE. 

La finanza oggi ci riguarda tutti. La questione non è se ci interessi o meno, questo conta poco. La finanza è una piattaforma infrastrutturale fondamentale per il mondo in cui viviamo. Come la rete elettrica, gli acquedotti, internet o decine di altri servizi di cui abbiamo bisogno. Ma è anche qualcosa di più rispetto ad un servizio essenziale: la finanza oggi con le sue regole determina scelte che influenzano la vita di chiunque.

Ha un’influenza paragonabile al sistema legislativo. Governa pezzi importanti del nostro mondo. Questo succede per l’incredibile valore degli scambi finanziari – molte volte il Prodotto interno lordo mondiale – e per un apparente assetto logico-matematico delle sue regole che fanno apparire le scelte della finanza quasi come una regolazione “naturale” di fenomeni estremamente complessi.

Come sta esercitando questo potere? Che effetti ha sulla società e sulle nostre vite? E sulla politica?

Don Lorenzo Milani ricordava ai suoi alunni della scuola di Barbiana che “ogni parola che non apprendete oggi è un calcio nel sedere… che prenderete domani”. La finanza ha il suo linguaggio, le sue regole, i suoi (pochissimi) attori protagonisti che la gestiscono. E i cittadini la subiscono, rischiano di essere considerati come semplici consumatori, in parte da tutelare nei loro risparmi, in parte da mettere di fronte a scelte oggettivamente difficili che riguardano la solidità della loro banca o il grado di rischio di un prodotto. Quasi sempre come un “target”, un bersaglio, nel mirino di chi è interessato a gestire i loro soldi per fare altri soldi. Quasi mai considerati come dei cittadini, che potrebbero avere un’idea sul modo di indirizzare i propri investimenti o il proprio risparmio verso impieghi che favoriscano l’ambiente, i beni comuni, le comunità. 

Eppure i soldi che affidiamo alle istituzioni finanziarie non sono pochi, soprattutto in Italia. Il risparmio medio detenuto dalle persone è di oltre 50mila euro: vuol dire un miliardo di euro ogni 20mila persone. Una cifra che ci dà la misura di un potere che come cittadini non esercitiamo, se non in misura molto marginale.

C’è poi un altro aspetto che rende indispensabile approfondire il nostro rapporto con i soldi e quindi con la finanza. Oggi le domande sui soldi hanno un significato profondo, che ha decisamente a che fare con le nostre esistenze quotidiane. Poco importa se siamo un persona ricca o povera, migrante o stabilmente inserita, in difficoltà o senza problemi economici: i soldi entrano quotidianamente nelle nostre vite, ne sono parte fondamentale, determinano scelte, preoccupazioni, paure, soddisfazioni. 

Non è sempre stato così. Un volta il termine “salariato” era sinonimo di debolezza sociale, indicava la persona la cui sussistenza dipendeva solo dal lavoro pagato perché non aveva altre forme di sostegno “relazionali” con gli altri o la natura: una rete di solidarietà ed auto-aiuto, il baratto, la possibilità di coltivare o allevare. Oggi è il termine “non bancabile”, come vedremo, a essere diventato sinonimo di esclusione sociale: le domande sui soldi, che ci piaccia o no, sono anche domande sul senso della nostra vita.

Affrontare questi temi necessita un po’ di sforzo: la finanza e l’economia in generale non sono quasi mai spiegate in modo semplice. Abbiamo da decenni trasmissioni televisive che ci spiegano fenomeni naturali iper complessi, ma non si riesce a raccontare l’economia in una maniera che possa risultare accattivante, non noiosa, comprensibile. 

Eppure le regole non sono certo più difficili di quelle dell’astronomia, della geologia, della medicina. Un po’ di matematica, qualche percentuale, ma niente che non possa essere spiegato in modo che un cittadino comprenda fino in fondo che cosa vogliono indicare alcuni termini fondamentali: rischio, rendimento, commissioni, impatto dell’investimento, capitale sociale, margini, derivati, debito pubblico… Occorre insomma un po’ di scuola, di educazione finanziaria. Proprio come quella che viene affrontata in questo libro.

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