Diritti / Attualità

Italia-Svizzera, le violazioni alla frontiera

Respingimenti collettivi, trattenimenti in “bunker sotterranei” e diritti negati anche a minori non accompagnati. Accade tra Italia e Svizzera, alla frontiera di Chiasso, dove tra luglio e agosto almeno 7mila migranti sono stati “riammessi” dalle autorità elvetiche. Un rapporto dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione mette in fila i trattamenti, “inumani e degradanti”

Migranti dormono sui pavimenti della stazione FS di Como (© Ti-Press)
Migranti dormono sui pavimenti della stazione FS di Como (© Ti-Press)

Respingimenti collettivi, controlli sistematici in base alle caratteristiche somatiche, carenza di servizi di informazione e orientamento legale. È accaduto -e continua ad accadere- alla frontiera tra Italia e Svizzera, a Chiasso, a danno di migranti prevalentemente eritrei, somali e sudanesi, talvolta anche minori non accompagnati. L’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI), in stretta collaborazione con la realtà elvetica Firdaus, ha documentato in un report, violazione per violazione, i fatti che, tra luglio e agosto 2016, sono precipitati.

“7mila i respingimenti effettuati, tra cui almeno 600 hanno riguardato minori non accompagnati”, ha scritto l’associazione in un report dedicato alla frontiera. Parte dei respinti, circa 500 persone, si sono accampate nei pressi della stazione di Como in “condizioni assolutamente inadeguate”. Altre si son viste trasferire all’hotspot di Taranto.

La tesi della Svizzera -smontata dalle testimonianze raccolte dalla referente dell’associazione- è quella di aver rimandato indietro solamente chi non avesse richiesto l’asilo nel Paese, in forza di un accordo bilaterale con l’Italia datato 1998 (“Accordo bilaterale tra il Governo della Repubblica italiana e il Consiglio federale svizzero sulla riammissione delle persone in situazione irregolare”).

“Al contrario -spiega l’ASGI-, molti dei migranti respinti hanno dichiarato di aver tentato di presentare domanda di protezione internazionale in Svizzera, sia oralmente che consegnando una dichiarazione scritta, ma di non aver potuto formalizzare la domanda”.

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Oltre ad aver negato l’accesso alla procedura d’asilo, respingendo donne e uomini senza nemmeno un provvedimento scritto contro il quale ricorrere, la Svizzera avrebbe effettuato “controlli sistematici in frontiera sulle persone di pelle nera o comunque con caratteristiche somatiche
tali da far ritenere che non fossero di origine europea”, in aperta violazione di quelle norme che, sempre secondo i giuristi dell’ASGI, “vietano i controlli sistematici alle frontiere interne dell’Area Schengen e della normativa antidiscriminazione”. Sul confine del Canton Ticino le autorità hanno stretto i controlli, “riammettendo” in Italia nel mese di agosto il 70% degli stranieri “irregolari” identificati sul territorio. Ad aprile di quest’anno la percentuale era dieci volte inferiore. È lo stesso clima in cui si gioca un’altra partita: il prossimo 25 settembre, infatti, i residenti del Cantone si esprimeranno su una proposta di modifica costituzionale anti-frontalieri presentata come argine all’”immigrazione di massa e il dumping salariale”. Il logo è una mela, lo slogan “#PrimaiNostri”.

Intanto, per quei migranti respinti e sistemati alla stazione di Como si può parlare di “trattamenti inumani e degradanti”, vietati da quella che dovrebbe esser l’anima dell’Europa, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. “Ad oggi -ammonisce l’ASGI- non è stato attivato alcun intervento istituzionale di informazione e orientamento legale”, abbandonando sostanzialmente chi, una volta fatta la domanda di protezione (in pochi hanno percorso questa strada data l’insufficiente macchina dell’accoglienza italiana), avrebbe avuto il pieno diritto di vedersi ricongiunto a familiari collocati in altri Paesi europei. Come del resto prescrive il Regolamento Dublino III.

Tra gli elementi più inquietanti contenuti nel dossier di ASGI spiccano anche i “bunker sotterranei” descritti da alcuni migranti respinti dalla Svizzera, lì reclusi durante 12 ore di trattenimento, dopo esser stati denudati e perquisiti. Oltre all’elenco delle violazioni della normativa internazionale ed europea da parte dell’Italia e della Svizzera -almeno sei quelle più “gravi”, dal divieto di trattamenti inumani e degradanti alla negata protezione del minore richiedente asilo-, l’ASGI ha riportato anche storie personali particolari, sottolineando così l’unicità di ogni migrante, talvolta ridotto a numero, oggetto di analisi distaccate. Come quella di Ismail (il nome è modificato per motivi di privacy), eritreo, che a 17 anni è sbarcato in Italia, da solo, ad aprile del 2016. “Identificato a Taranto, viene successivamente trasferito a Bari, dove dichiara di voler aderire al programma europeo di relocation e chiede di essere trasferito in Svizzera, dove ha un fratello maggiore. Dichiara inoltre di avere due fratelli minori, in arrivo dalla Libia, e che vorrebbe inserire anche loro nel programma di relocation. Venuto a conoscenza che i fratelli, di 10 e 14 anni, sono riusciti ad arrivare in Italia, li raggiunge e li porta con sé fino a Como. I tre fratelli tentano di entrare in Svizzera attraverso il valico di Chiasso per cinque volte, ma vengono sempre identificati e respinti a Como”.

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