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Le eccezioni e le regole

Lo Stato è colpevole nel caso dell’acqua all’arsenico: le deroghe non solo lecite. Intanto la Corte dei Conti mette il naso nei conti della franco-calabrese Sorical. Che chiede ai Comuni 185 milioni di euro


di Luca Martinelli - 23 febbraio 2012
TRATTO DA

I ministeri dell’Ambiente e della Salute sono colpevoli. Responsabili, secondo il Tar del Lazio, di aver avallato la richiesta di 128 Comuni (distribuiti in 5 Regioni e 2 Province autonome) che per anni hanno distribuito acqua potabile “in deroga”, perché contenente una concentrazione di arsenico superiore a quella ammessa per legge. 50 microgrammi per litro, invece di 10.
Il caso “scoppiò” nell’autunno del 2010, complice Bruxelles, “colpevole” di aver negato il proprio assenso alla richiesta dei ministeri di poter derogare i limiti di legge per il terzo triennio consecutivo. I due ministeri allora furono molto reticenti, ma oggi il Tar del Lazio ci spiega che quel silenzio fu colpevole: i ricorsi sono stati presentati dal Codacons (www.codacons.it) e da alcuni utenti, “in rappresentanza” del milione di cittadini che vivono nei Comuni in deroga. Il Tar ha condannato “il ministero della Salute e il ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, in solido fra loro, al risarcimento di euro 100 (cento), in favore di ciascun ricorrente persona fisica quale utente, alla data del 28 ottobre 2010, del servizio idrico in area territoriale caratterizzata, alla medesima data, dalla presenza di arsenico nell’acqua erogata in percentuali superiori a 20 ug/l”. Le tariffe avrebbero dovuto essere rimodulate poiché l’acqua erogata non era di qualità.
Non interessa tanto l’entità del risarcimento, quando il dispositivo della sentenza. Si riconosce, infatti, che il “fatto illecito [è] costituito dall’esposizione degli utenti del servizio idrico ad un fattore di rischio (l’arsenico disciolto in acqua oltre i limiti consentiti in deroga dall’Unione Europea), almeno in parte riconducibile, per entità e tempi di esposizione, alla violazione delle regole di buona amministrazione, [e che ciò ] determina un danno non patrimoniale complessivamente risarcibile, a titolo di danno biologico, morale ed esistenziale, per l’aumento di probabilità di contrarre gravi infermità in futuro e per lo stress psico-fisico e l’alterazione delle abitudini di vita personali e familiari conseguenti alla ritardata ed incompleta informazione del rischio sanitario”.
Dopo che l’Ue aveva rigettato la richiesta di deroga, “per almeno due settimane i cittadini sono stati tenuti all’oscuro di questa decisione e dei pericoli legati al consumo delle acque contaminate -scrive il Tar del Lazio-, e solo dopo tre settimane il ministero della Salute, di fronte alla minaccia dell’apertura di una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per la mancata comunicazione alla popolazione, ha inviato alle Regioni la comunicazione che abolisce la deroga che portava a 50 microgrammi per litro la concentrazione massima di arsenico nelle acque destinate al consumo umano”.
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La Corte dei Conti mette il naso negli affari di Sorical, la società mista partecipata al 46,5% dai francesi di Veolia cui la Regione Calabria (che è l’altro socio, insieme alle 5 province calabresi e all’Anci regionale) ha affidato la gestione dell’approvvigionamento dell’acqua in tutti i Comuni calabresi (vedi Ae 127). “La sostituzione della Sorical alla Regione nella vendita dell’acqua all’ingrosso -spiega ad Ae Quirino Lorelli, il magistrato relatore- fu possibile grazie a una legge regionale del 1997, mai modificata e che continua, per larga parte, a disciplinare il settore. Il quadro legislativo non è mai stato aggiornato, nonostante da allora si siano susseguite a livello statale diverse disposizioni di adeguamento ai principi comunitari”. In questo modo, in Calabria non si è mai realizzato il servizio idrico integrato. Sorical “non può che fatturare tutta l’acqua che cede al comune”, anche quella che finisce dispersa a causa delle reti colabrodo. Secondo Lorelli, gli enti locali sono responsabili “se decidono di non farla pagare agli utenti finali, di non fare manutenzione”, problemi del Comune “che non possono essere caricati sul distributore”. La morosità dei Comuni ha raggiunto i 185 milioni di euro. In parte, e lo riconosce la Corte dei Conti nel capitolo della relazione relativo alla tariffa, dovuta a indebiti incrementi tariffari da parte di Sorical: “Nell’anno 2008 l’incremento della tariffa è effettuato direttamente dalla società So.Ri.Cal. S.p.a in quanto non risulterebbe intervenuta in merito alcuna pronuncia dal parte delle Regione entro i 30 giorni dalla presentazione della proposta da parte della stessa società”. ---


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