Altreconomia :: Gas, prove di "microfratture idrauliche"
Ambiente Il paese è stato colpito dal terremoto del maggio/giugno 2012
Gas, prove di "microfratture idrauliche"

Minerbio, in provincia di Bologna, è teatro della sperimentazione della microfrattura idraulica per lo stoccaggio del gas. Una pratica controversa


di Pietro Dommarco - 19 gennaio 2013

Con l’approvazione da parte del ministero dello Sviluppo economico del Decreto Ministeriale 31 gennaio 2011 -con oggetto “Accettazione del piano di sviluppo di nuova capacità di stoccaggio”- le principali società di stoccaggio sotterraneo di gas hanno attivato in fretta i loro piani ingegneristici. Prima fra tutte la Stogit spa (Stoccaggi Gas Italia) -controllata al 100% dalla Snam Rete Gas-, che sembra averne beneficiato appieno.

Infatti, la suddetta norma -collegata al Decreto Legislativo n.130 del 13 agosto 2010- ha di fatto dato il via libera alla possibilità di richiedere l’aumento della quantità di gas stoccabile nelle concessioni “Sergnano”, “Ripalta”, “Settala” e “Bordolano” in Lombardia, “Fiume Treste” (Abruzzo e Molise) e “Sabbioncello” in Emilia Romagna. Tutti progetti della Stogit spa, che su 15 concessioni vigenti ne detiene 10.

Tra queste la concessione “Minerbio” in Emilia Romagna, per la quale è stata avanzata, l’8 gennaio 2013, l’istanza di Valutazione d’impatto ambientale per l’ottenimento dell’”Ampliamento capacità di stoccaggio mediante incremento della pressione massima di esercizio (pmax), oltre la pressione statica (pi) di fondo originaria del giacimento (pmax = 1,07 pi)”. In pratica nei pozzi utilizzati, già al 100%, per lo stoccaggio sotterraneo verrà immagazzinato un surplus di gas, con pressione massima del 107%. La variazione porterebbe ad un aumento del gas stoccato del 16,6%, ovvero 420 milioni di metri cubi in più di gas stoccato, rispetto all’attuale capacità di 3 miliardi e 78 milioni di metri cubi.

Il progetto del megastoccaggio di gas di Minerbio, in provincia di Bologna, coinvolge una superficie di 68,61 chilometri quadrati. Il giacimento di gas fu scoperto nella seconda metà degli anni Cinquanta. Nel triennio 1956-1958 si arrivò alla perforazione di 26 pozzi e, nel 1959, alla messa in produzione. Nel 1975, poi, la svolta, con la prima conversione del campo a stoccaggio e la perforazione di nuovi pozzi. Attualmente nell’area di Minerbio sono presenti -secondo i dati forniti dall’Unmig- 58 pozzi , 51 utilizzati per lo stoccaggio. Unitamente a due nuovi turbocompressori in arrivo e ad una centrale di compressione che potrebbe essere ampliata o sostituita con un nuovo impianto.

Ricordiamo che Minerbio è stato duramente colpito dal sisma verificatosi nella pianura padana emiliana nei mesi di maggio e giugno 2012. In un territorio contraddistinto da numerosi permessi di ricerca di idrocarburi e concessioni, il 90% dei quali perfettamente sovrapponibili con la carta sismotettonica regionale che individua le faglie attive. Attività petrolifera che prima e dopo il sisma non si è mai fermata.
La Stogit, ad esempio, prima di arrivare alla presentazione dell’istanza per l’ampliamento della capacità di stoccaggio, dal 2011 alla fine di marzo 2012, ha eseguito una prova di iniezione sperimentale.
“Nel corso della fase di sperimentazione -come riportato nel ‘Management Summary’ del progetto- si è raggiunto un valore di pressione medio in giacimento a fine campagna […] corrispondente a circa il 105% della pressione originaria, a fronte di un volume iniettato in condizioni di sovrapressione di 356 MSmc. Non è stato possibile raggiungere il volume di progetto iniziale della sperimentazione, pari a 420 MSm3 al 107% della Pi, a seguito del mancato approvvigionamento del gas dai clienti”, ma “l’analisi dei monitoraggi eseguiti nella fase di iniezione sperimentale in sovrapressione indica che le operazioni di stoccaggio, durante il superamento della pressione iniziale fino al 107%, non hanno comportato criticità nella gestione del campo di Minerbio”. Insomma, tutto nella norma.

Ma, nello stesso documento, emerge un altro particolare sicuramente di maggiore rilevanza. Infatti, si legge che al fine di acquisire i “dati di pozzo si è fatto ricorso alla perforazione di un apposito sondaggio geognostico e di monitoraggio, denominato Minerbio 85 dir (giugno-agosto 2010)” il cui programma operativo ha previsto “prove di microfratturazione idraulica ‘in situ’ (MDT Stress Test) finalizzate alla caratterizzazione geomeccanica della formazione argillosa di copertura e mirate in particolare alla valutazione della pressione di fratturazione e del relativo gradiente, oltre che dello sforzo orizzontale in situ. Queste prove consistono nel tentativo di generare una microfratturazione indotta dall’iniezione di acqua in un piccolo livello di formazione argillosa […]”. Si è proceduto, quindi, ad un “Microfrac Test” e ad una serie di misure con attrezzature MDT”, da parte della Schlumberger.

Microfratturazione idraulica, insomma. Che, unitamente, alle ultime prescrizioni in sede di Valutazione d’impatto ambientale per lo stoccaggio in sovrappressione di Sergnano, getterebbe un’ombra sugli stoccaggi italiani. Il ministero dell’Ambiente, infatti, ha prescritto che “qualora la sismicità indotta superi magnitudo 3.0 -considerando l'epicentro all'interno di un'area definita di raggio uguale a dieci chilometri attorno della testa del pozzo-, la pressione di esercizio massima e la frequenza del ciclo di iniezione e di estrazione dovranno essere ridefinite in modo da riportare la magnitudo massima al di sotto di tale valore”. Come denunciato in anteprima da Altreconomia.

 

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