Altreconomia :: Legge di Stabilità: tagli per tutti, non per la Difesa
Interni Prevista una spesa di almeno 23,6 miliardi di euro per il 2014
Legge di Stabilità: tagli per tutti, non per la Difesa

Con la presentazione in Parlamento delle bozze di Legge di Bilancio e di Legge di Stabilità per il 2014 è oggi possibile elaborare una valutazione anche di quella parte della spesa pubblica legata al mondo militare. Risultato: nessun taglio significativo

 

 


di Francesco Vignarca - 30 ottobre 2013

Una premessa: i dati possono essere ricostruiti solo ancora ad un livello “macro”: si tratta di una prima stesura modificabile dalla discussione parlamentare e – cosa più negativa - non tutti i dettagli necessari ad un'analisi più approfondita sono riportati in questi documenti.

Nonostante ciò è già possibile tracciare un quadro generale della spesa militare italiana nel prossimo anno, constatando che non subirà nessun tipo di calo. Situazione  in controtendenza con molti altri ministeri e molti altri settori della spesa pubblica.

Secondo le nostre stime l'Italia nel 2014 brucerà complessivamente almeno 23,6 miliardi di euro in spesa militare. Un dato inferiore di circa 400 milioni rispetto al 2013 ancora in corso (appena l'1,7% di flessione, con dati parzialmente a consuntivo) ma ancora superiore di quasi 700 milioni rispetto al livello del 2012.

Ma come arriviamo a questa cifra? Un primo elemento da sottolineare, ormai purtroppo endemico, è quello riguardante la poca trasparenza. Soldi per il comparto militare non sono presenti solo nel bilancio della Difesa ma sono sparsi anche in altre voci, le più importanti delle quali sono i fondi del Ministero dello Sviluppo Economico e i fondi decisi ad hoc per le missioni militari all'estero.
Ovviamente la parte centrale e più cospicua è costituita dal bilancio proprio del Ministero della Difesa, dettagliato in una tabella allegata alla Legge di Bilancio. Questo documento costituisce la base di quella che, in anni passati, era denominata “Nota aggiuntiva allo stato di previsione per la Difesa” e che nel 2013 è divenuta il “Documento Programmatico Pluriennale”.

In realtà il testo attualmente messo a disposizione di Parlamento di opinione pubblica non è ancora così completo come le versioni che vengono poi diffuse in primavera.
Se da una parte ciò può essere comprensibile, perché si tratta ancora di cifre previsionali, dall'altra va detto che ulteriori ed utili specificazioni sarebbero state possibili fin da oggi, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto degli investimenti di acquisizione di nuovi armamenti.

I dettagli relativi li avremo solo più avanti (a primavera inoltrata, come detto) per cui non è possibile oggi, salvo per alcuni casi particolari, sapere quanti soldi siano stati impegnati sul singolo sistema d'arma. E' auspicabile poi che, in sede di Documento Programmatico definitivo, vengano aggiornate a fine 2013 anche le tabelle di spesa a consuntivo che, nei documenti attualmente in discussione, si fermano naturalmente al 31 dicembre 2012. Altrimenti si potrebbe configurare il rischio, come già avvenuto pochi mesi fa, di andare a discutere in Parlamento una programmazione pluriennale futura partendo da dati consolidati vecchi di almeno quindici mesi.

Il ministero della Difesa. Il totale a disposizione del Dicastero di Mario Mauro (nella foto) per il prossimo anno sarà di 20 miliardi e 227 milioni di euro. Facendo riferimento al Pil previsionale si arriva ad un rapporto dell'1,26% (in calo rispetto allo scorso anno quando il rapporto era poco sopra l'1,3% e non l'1,33% come stranamente riportato nella nota da poco diffusa). Questa flessione deriva da un calo nella disponibilità complessiva di 475 milioni di euro, praticamente già definita in sede di Bilancio 2013 alla fine dello scorso anno. Non si tratta quindi di un “sacrificio” imprevisto ma il solo mantenimento di una precedente indicazione, e dopo che la Difesa era riuscita ad assorbire gli effetti combinati delle spending review di Tremonti e Monti con un balzo miliardario proprio tra il 2012 e il 2013.
Tra le tendenze per il futuro va notato che si ipotizza una stabilizzazione dei fondi nel 2015 a fronte di una precedente previsione di crescita.

La suddivisione interna del bilancio, vista nella ripartizione classica, vede una Funzione Difesa (le tre Forze Armate) in calo di circa 350 milioni ma comunque sopra i 14 miliardi, ed una Funzione Sicurezza Territorio (in pratica, i Carabinieri) in minima flessione a 5,6 miliardi complessivi. Le funzioni esterne di prendono le briciole (meno di 100 milioni) mentre continua ad essere rilevante con 450 milioni l'impatto dell'ausiliaria, cioè l'indennità pagata a ufficiali “a riposo” come premio per il loro rimanere “a disposizione” del Governo. Nonostante i numerosi proclami e le velleità (ribadite in questi come nei precedenti documenti) di riequilibrio, anche per il 2014 la parte del leone della spesa è assegnata al personale. Se ci concentriamo sugli ambiti operativi riscontriamo una percentuale legata agli stipendi e al mantenimento degli effettivi del 75% (il 67% limitatamente alla Funzione Difesa) ben lontana dal 50% che da diversi anni viene visto come l'obiettivo strutturale e virtuoso.
A farne le spese ancora una volta, con preoccupazione di diversi ambienti militari, la parte destinata al cosiddetto “Esercizio” cioè alla gestione operativa e all'addestramento dei soldati. Permane quindi il rischio di blocco funzionale che, negli ultimi anni, è stato sempre superato usando come stampella i fondi per le missioni all'estero divenuti una componente standard e non episodica della spesa militare. Un rischio delineato esplicitamente anche nel documento presentato al Parlamento, che evoca come soluzione la diminuzione strutturale del livello di effettivi prevista dalla riforma dello Strumento Militare. Un processo che ad oggi non è nemmeno partito e che, tralasciando il fatto che si tratterebbe solo di uno spostamento di costi ad altri comparti di spesa pubblica, vede fortemente in dubbio attualmente anche il passaggio intermedio delle 170000 unità (a fronte delle quasi 190mila attuali) al 1 gennaio 2016.

Come ultima porzione del bilancio della Difesa, l'Investimento (cioè in grossa parte l'acquisizione di nuovi sistemi d'arma) sembra subire una diminuzione di circa 180 milioni di euro, per un totale comunque di circa 3,3 miliardi, ma ciò viene ampiamente compensato dall'aumento dei fondi provenienti dal Ministero per lo Sviluppo Economico. Di quest'ultima parte, come già accennato, non siamo di ricavare alcun ulteriore dettaglio poiché nei documenti attualmente in discussione mancano completamente i dettagli relativi alla ripartizione delle cifre sui singoli sistemi d'arma. In pratica, il Governo sta chiedendo un voto parlamentare di conferma di un bilancio che non dice dove i soldi vengano messi e che tipo di armamenti si andranno ad acquisire (o a continuarne l'acquisto).


Il ministero per lo Sviluppo economico. Lo stesso si può dire per quanto riguarda i fondi del Ministero per lo Sviluppo Economico messi a disposizione della Difesa per la “Partecipazione al Patto Atlantico e ai programmi europei aeronautici, navali, aerospaziali e di elettronica professionale”. Soldi che si devono considerare a tutti gli effetti parte della spesa militare perché è il Ministero di via XX Settembre a deciderne la destinazione, a condizioni peraltro sfavorevoli per lo Stato e molto vantaggiose per l'industria che li riceve. L'ammontare previsto è di poco superiore ai 2,6 miliardi con una crescita di circa 330 milioni (il 14% in più) rispetto allo scorso anno. Da qui vengono recuperati abbondantemente i tagli nella quota di Investimento prevista nel Bilancio proprio della Difesa: nel 2014 sono perciò 5865 i milioni impiegati dall'Italia per “acquisti armati”. Della destinazione precisa dei soldi provenienti dal MiSE, in quanto derivanti da contributi di spesa pluriennale che si sono agglomerati e sommati nel tempo, abbiamo qualche indicazione maggiore. I fondi, come già in passato, serviranno alla realizzazione del programma pluriennale del caccia Eurofighter (la cui ipotesi di spesa complessiva è stata aumentata di 3 miliardi proprio nel 2013), alla costruzione di concerto con la Francia delle fregate multi-missione FREMM ed infine alla realizzazione di un Veicolo Blindato Medio 8x8 “Freccia” per l'esercito. Tutti programmi considerati “di particolare valenza industriale per l'impegno e l'innovazione tecnologica (…) e il consolidamento della competitività dell'industria aerospaziale ed elettronica”. Scuse di natura economica ed industriale per mettere una foglia di fico sulla realtà: si tratta nella sostanza di progetti “di elevata priorità ed urgenza per la Difesa”. Dalle tabelle di dettaglio sui provvedimenti legati ai contributi pluriennali deriviamo anche il costo totale delle FREMM per il 2014 (785 milioni tondi tondi) mentre per quanto riguarda l'Eurofighter non è possibile chiarire la cifra totale (da sempre comunque stimata sul miliardo di euro) che deriva da numerosi provvedimenti.

Il meccanismo dei contributi pluriennali continua poi a dispiegarsi in tutta la propria valenza (anche di opacità) pur con la Legge di Stabilità in corso di approvazione. Nell'articolo dedicato alle “risorse per lo sviluppo” si prevede che a partire dal prossimo anno “Al fine di assicurare il mantenimento di adeguate capacità nel settore marittimo a tutela degli interessi della sicurezza nazionale e nel quadro di una politica comune europea, consolidando strategicamente l’industria navalmeccanica ad alta tecnologia, sono autorizzati contributi ventennali (…) di 80 milioni di euro a decorrere dall’esercizio 2014, di 120 milioni di euro a decorrere dall’esercizio 2015 e di 140 milioni di euro a decorrere dal 2016 sullo stato di previsione del Ministero per lo Sviluppo Economico”. Per cui dal prossimo anno avremo un'ulteriore crescita dei fondi “armati” presenti in questo dicastero equivalenti, a regime, a 340 milioni all'anno. Questa operazione, che è stata chiamata a gran voce nei mesi e settimane scorse dal Capo di Stato Maggiore della Marina Amm. De Giorgi, prevede un totale di esborso da qui al 2036 di 6,8 miliardi. E la giustificazione, fuorviante, di una presunta efficacia del pattugliamento militare nella gestione dell'emergenza immigrati sul Mediterraneo è già pronta.

Si arriva infine alla valutazione dei fondi che, annualmente e con decreti convertiti, vengono messi a disposizione della Difesa per l'espletamento delle missioni all'estero. In linea di principio è ovvio che si debba trattare di fondi “extra bilancio” e legati a particolari attività o compiti derivanti dall'indirizzo politico e dalle scelte di intesa internazionale. Ma i dati sull'uso squilibrato dei fondi base di bilancio che abbiamo visto in precedenza dimostrano come le Forze Armate ormai non possano più fare a meno di questa entrata per coprire rilevanti attività di addestramento ed esercizio. La parte militare dei fondi delle missioni all'estero (cui si accompagna una più ridotta quota in cooperazione) deve essere per tali motivi pienamente considerata all'interno della spesa militare italiana ed è su tale numero che vanno fatti i confronti con il PIL, il che conduce ad un rapporto dell'1,47%. La valutazione sul 2014 però è del tutto presunta poiché si tratta di provvedimenti autorizzati nel corso dell'anno e per i quali in questo caso, e diversamente dallo scorso anno, il Ministero dell'Economia non ha nemmeno previsto una posta ipotetica (l'anno scorso valutata in poco più di un miliardo come effettivamente accaduto). Considerando quindi che il 2014 dovrebbe vedere il ritiro dall'Afghanistan delle nostre truppe, o quantomeno l'inizio del processo, e che proprio questa è la missione di maggiore impatto monetario si può stimare che la spesa per il prossimo anno sarà in qualche modo inferiore (ma non troppo, visto che i nostri soldati sono ancora ben presenti in giro per il mondo). L'ipotesi che avanziamo oggi è quella di un costo complessivo annuale di 800 milioni di euro, ma se alla fine il livello dovesse essere comunque quello del 2013 (1 miliardo, come detto) ciò servirebbe solo a rendere ancora minore la già esigua flessione della spesa militare italiana portandola sotto l'1% su base annua.

 

 

Quadro delle spese militari italiane e confronto con gli anni precedenti

 

(in miliardi)

2012

2013

2014

 

 

 

 

Bilancio Difesa

19,89

20,7

20,23

Fondi Sviluppo Economico

1,67

2,28

2,61

Fondi MEF per Missioni militari

1,4

1,08 *

0,80 **

 

 

 

 

TOTALE

22,96

24,06

23,64

 

 

 

 

(*) fondi certi da decreti

(**) fondi stimati con provvedimenti di fine anno

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