Altreconomia :: Un esposto contro le bombe all’Arabia Saudita
Interni Le spedizioni contestate sono sei, la prima risale al maggio 2015
Un esposto contro le bombe all’Arabia Saudita

La Rete italiana per il disarmo ha depositato nelle Procure di Roma, Brescia, Verona e Pisa una circostanziata denuncia delle violazioni della legge 185/1990 sul commercio di armamenti. Gli ordigni prodotti da RWM Italia, infatti, avrebbero raggiunto un Paese in conflitto armato non avvallato dalle Nazioni Unite, che sta producendo in Yemen una “catastrofe umanitaria"


di redazione - 28 gennaio 2016

Le sei spedizioni di bombe aeree dall’Italia all’Arabia Saudita avvenute tra il 2015 e l’inizio di quest’anno finiscono all’attenzione della magistratura. La Rete Italiana per il Disarmo, infatti, ha presentato oggi un esposto in Procura a Roma per chiedere alle autorità competenti di “verificare l’osservanza della Legge n. 185 del 1990”. 
Secondo la Rete, che ha monitorato gli invii (il primo dei sei risalirebbe al 2 maggio 2015), sarebbe in atto una continua “violazione dell'articolo 1 della legge 185, che vieta l'esportazione di armamenti verso Paesi in stato di conflitto armato e che violano i diritti umani”.

Oltre a Roma, i rappresentanti della Rete depositeranno il testo dell’esposto anche a Brescia -dove ha sede l’azienda tedesca RWM Italia, fornitrice delle bombe aeree-, Verona e Pisa.

“È una decisione alla quale siamo giunti a seguito delle continue spedizioni di tonnellate di bombe dalla Sardegna all’Arabia Saudita -ha spiegato Francesco Vignarca, coordinatore della Rete Disarmo-: bombe che servono a rifornire la Royal Saudi Air Force che dallo scorso marzo sta bombardando lo Yemen senza alcun mandato da parte delle Nazioni Unite, esacerbando un conflitto che ha portato a una ‘catastrofe umanitaria’ (ONU), a quasi 6mila morti di cui circa la metà tra la popolazione civile (tra cui 830 tra donne e bambini) e alla maggior crisi umanitaria in tutto il Medio Oriente”.

Dall’esposto emerge come la “dinamica di fornitura” degli ordigni sia totalmente cambiata durante l'autunno del 2015. “Il 29 ottobre 2015 -scrivono infatti i curatori- diverse tonnellate di bombe e munizioni sono state imbarcate all'aeroporto civile di Cagliari Elmas, su un cargo Boeing 747 della compagnia Silk Way dell'Azerbaigian, con destinazione diretta Arabia Saudita. Il cargo in questione, rintracciato dai sistemi di rilevamento, è giunto a Taif (Arabia Saudita) località in cui è situata un base militare della Royal Saudi Armed Forces”. 

Il governo Renzi, che si è rifiutato di incontrare alcun rappresentante della Rete, avrebbe fornito risposte “evasive e contraddittorie”, equivocando sul concetto di “esportazione”. Il punto è che la 185, come ricordano gli autori dell’esposto, vieta espressamente non solo l’esportazione ma anche il transito, il trasferimento intracomunitario e l’intermediazione di materiali di armamento “verso i Paesi in stato di conflitto armato, in contrasto con i principi dell’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, fatto salvo il rispetto degli obblighi internazionali dell’Italia o le diverse deliberazioni del Consiglio dei Ministri, da adottare previo parere delle Camere”.
Le bombe, come detto, sarebbero prodotte dalla RWM Italia, azienda tedesca del gruppo Rheinmetall con sede legale a Ghedi (Brescia) e stabilimento a Domunovas (Carbonia-Iglesias), in Sardegna.

“Considerate le ingenti forniture di bombe aeree della RWM Italia avvenute in questi mesi –ha affermato Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio OPAL di Brescia– riteniamo che si tratti di nuove autorizzazioni all’esportazione rilasciate dall’attuale governo Renzi. Se è vero, infatti che le licenze rilasciate negli anni scorsi non erano state riscontrate nelle spedizioni fatte fino all’anno scorso, va però notato che in questi mesi abbiamo monitorato almeno 5 spedizioni via aerea e via mare. In ogni caso anche trattandosi di autorizzazioni rilasciate negli anni scorsi è espresso compito dell’esecutivo, e nello specifico dall’Unità per le Autorizzazioni di Materiali d’Armamento (UAMA) incardinata presso la Farnesina, verificare che sussistano le condizioni di legge per l’invio dei materiali militari. Saremmo perciò interessati a sapere se UAMA e ministero degli Esteri ritengono che l’intervento militare della coalizione a guida saudita in Yemen sia conforme all’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite e ai principi della nostra Costituzione”. 


La violazione evidenziata dall’esposto, peraltro, sarebbe cristallizzata da un’autorevole opinione legale (allegata alla denuncia) pubblicata da Matrix Chambers, e dalla quale emergerebbe che le violazioni sia del Trattato Internazionale sugli Armamenti (ATT, ratificato dall’Italia) sia della Posizione Comune EU si potrebbero applicare anche al caso delle spedizioni italiane. Il parere è del dicembre 2015, ma le spedizioni non si sono fermate.


Non sono bastate infatti le prese di posizione del Segretario generale dell’Onu, Ban Ki moon, che ha esplicitamente condannato i bombardamenti aerei sauditi su diversi ospedali e strutture sanitarie, o dell’Alto rappresentante per i diritti umani, Zeid Ra'ad Al Hussein, che ha inviato al Consiglio di Sicurezza dell’Onu un rapporto dove sono documentate “fondate accuse di violazioni del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani” di tutte le parti attive nel conflitto. “Nei giorni scorsi -scrivono gli autori dell’esposto- Ban Ki-moon ha ripetuto il suo appello a tutte le parti al ‘cessate il fuoco’. E per tutta risposta dall’Italia è partito un nuovo carico con migliaia di bombe”.


“Ci auguriamo che la magistratura (o chi di dovere) prenda presto in esame il nostro esposto -è il commento degli autori dell’esposto- e che, finché la materia non sia accertata, possa sospendere immediatamente l'invio di bombe e materiali militari verso l’Arabia Saudita”.

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