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Infografica I ricavi da pedaggio sono in media di 841mila euro all'anno per ogni chilometro
Autostrade, tutti gli utili dei Gavio

Tra il 2008 e il 2014, le sei concessionarie che fanno capo alla famiglia, riunite nella holding SIAS, hanno realizzato investimenti pari al 65% di quelli programmati, 1,26 miliardi di euro invece di 1,92. Nello stesso periodo, ai soci sono stati garantiti dividendi per 675 milioni di euro. E i pedaggi continuano a crescere, come dimostra il "caso" della Torino-Milano


di Luca Martinelli - 29 gennaio 2016

Uno dei misteri meglio custoditi del capitalismo italiano è quello relativo alle concessione autostradali, cioè ai contratti che regolano le relazioni tra lo Stato e i soggetti che gestiscono tutte le tratte a pedaggio. Nel giugno del 2015, di fronte alla Commissione ambiente della Camera dei deputati, audito nell’ambito di un’Indagine conoscitiva in materia di concessioni autostradali, Paolo Sestito -Capo del Servizio di Struttura economica della Banca d’Italia- aveva spiegato infatti che i pedaggi continuano a crescere, insomma, ma non è dato sapere se gli investimenti programmati, e definiti all’interno della Convenzioni che regolano i rapporti tra Stato e concessionari autostradali, siano stati effettivamente realizzati. Le sue parole furono queste: “L’opacità delle informazioni relative ai piani economico-finanziari e alla dinamica degli investimenti effettivi, non consente […] di verificare quanta parte della dinamica tariffaria sia stata consentita dalla previsione di investimenti poi non realizzati”. Sempre Banca d’Italia ricorda che in Italia, in media, i ricavi da pedaggio siano stati pari nel 2011 (ultimo dato disponibile) a 841mila euro annui per chilometro. Tra i Paesi europei solo in Francia (950mila euro) sono più alti.

A novembre 2015 sul sito del ministero delle Infrastrutture è stato pubblicato un documento che permette di comprendere -pur non cancellando l’opacità cui faceva riferimento Sestito- le dinamiche relative allo stato di attuazione degli investimenti sulla rete autostradale, confrontando il consuntivo totale per il periodo 2008-2014 con le previsione del piano economico e finanziario delle singole concessioni. La “Relazione relativa alla vigilanza sulle concessionarie autostradali per l'anno 2014” evidenzia, ad esempio, che nel periodo considerato sia stato complessivamente realizzato il 76,52% degli investimenti programmati, circa 12,6 miliardi di euro su un totale di 16,45.

Se si guarda nel dettaglio, si scopre che alcune aziende -come Autostrade per l’Italia della famiglia Benetton, il primo concessionario autostradale del Paese, o Strada dei Parchi del gruppo Toto- hanno realizzato il 100% degli investimenti programmati, mentre sulle autostrade che fanno capo al gruppo Gavio l’investimento medio è pari al 65,6% di quelli pianificati. Meno dei due terzi, 1,26 miliardi di euro su 1,92 miliardi di euro.
Le concessioni cui facciamo riferimento sono l’A15 della Cisa, l’Autostrada dei fiori (A10), l’A12 da Livorno a Sestri Levante (GE), l’A11 da Viareggio a Lucca, la Torino-Milano (A4), la Piacenza-Torino (A21) e la Torino-Savona (A7), autostrade pienamente operative e trafficate. Abbiamo “scontato” dal computo totale del gruppo Gavio i mancati investimenti sulla Asti-Cuneo, fermi al 44,05% del totale (mancano all’appello oltre mezzo miliardo di euro di lavori) per le difficoltà autorizzative nel completamento della tratta.

In termini assoluti, tra il 2008 e il 2014 il gruppo Gavio ha investito sulla rete autostradale ben 660 milioni di euro in meno rispetto a quanto preventivato. E negli stessi anni SIAS -la holding di partecipazioni quotata che riunisce le concessioni che fanno capo alla famiglia Gavio, che ne controlla il 69,67% attraverso Aurelia srl- ha distribuito ai propri soci dividendi pari a 675 milioni di euro.
Circa la metà degli investimenti (969,42 milioni di euro) nel periodo indicato avrebbero dovuto essere realizzati da SATAP Tronco A4, cioè la società che ha in gestione i 127 chilometri dell’autostrada Torino-Milano. A consuntivo totale, ne risultano realizzati appena 600,33, pari al 61,93%.


Abbiamo perciò chiesto al ministero delle Infrastrutture, che si occupa della vigilanza sulle concessioni autostradali, perché a gennaio 2016, due mesi dopo la presentazione della Relazione, abbia comunque riconosciuto a SATAP Tronco A4 un aumento dei pedaggi pari al 6,50 %. Questo -ci spiegano dal ministero- “deriva dall’applicazione della formula tariffaria contemplata nell’Atto Aggiuntivo alla Convenzione Unica sottoscritto il 27 dicembre 2013”. “L’incremento include -aggiunge il ministero- una componente del 4,23% maturata nell’anno 2015 (e quindi relativa agli investimenti realizzati nel 2014, ndr) e non riconosciuta in conseguenza del tetto pari a 1,5% imposto dalla Direttiva del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti del 29 dicembre 2014, recepito nel Protocollo d’intesa sottoscritto con la società il 30 dicembre 2014”. Secondo il ministero delle Infrastrutture, “gli investimenti eseguiti dal 2008 e riconducibili al Piano economico Finanziario della Convenzione Unica del 2007 non incidono sull’incremento tariffario del 2016.La percentuale di esecuzione di spesa pari al 61,93% non risulta quindi significativa per la determinazione tariffaria 2016 poiché riferita a differenti periodi, ad un preesistente rapporto concessorio e quindi ad un diverso crono-programma di spesa”.

La tariffa per SATAP Tronco A4 aveva però continuato a crescere anche negli anni precedenti. Nel bilancio della società a fine 2014, ad esempio, si legge che l’incremento nei ricavi tra quell’anno e il precedente (+11,3 milioni di euro, a 201 milioni di euro in totale) “è la risultante della contrazione dei volumi di traffico per 3,9 milioni di euro, compensato dall’incremento determinato dall’aumento delle tariffe da pedaggio per 15,2 milioni di euro”. Quell’anno l’aumento era stato del 5,27%. Nel 2013 la società aveva investito appena 10,7 milioni di euro, contro i 134,3 programmati.  

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