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Interni Il 30% degli atti registrati in Calabria. 5 su 30 in Veneto
2016, l'anno degli amministratori sotto tiro

Dal 1° gennaio sono già 30 gli episodi di intimidazione nei confronti di sindaci, assessori, attivisti politici o personale, beni e mezzi della pubblica amministrazione. Nel 50% dei casi si è fatto ricorso all'incendio. A censirli è l'associazione Avviso pubblico che chiede "al Parlamento di esaminare e approvare rapidamente le proposte di legge avanzate dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dalla senatrice Doris Lo Moro"


di redazione - 10 febbraio 2016

Il 18 gennaio 2016 a Caulonia, in provincia di Reggio Calabria, è stato incendiato il nuovo museo delle tradizioni, che a breve avrebbe dovuto essere inaugurato. Il 5 febbraio a Portogruaro (Venezia), il Comandante della Polizia Municipale, Roberto Colussi, riceve una lettera intimidatoria. Nella missiva è scritto: “Sappiamo dove vanno a scuola i tuoi figli”.

Sono solo due dei 30 atti intimidatori che l’associazione Avviso pubblico ha censito nei confronti di amministratori locali tra il 1° gennaio e il 7 febbraio 2016.
In particolare, nel 37% dei casi le intimidazioni sono state nei confronti dei sindaci, nel 16% dei casi nei confronti di assessori; nel 12,5% dei casi nei confronti di attivisti politici o di personale della pubblica amministrazione.
In due casi sono finiti nel mirino ex sindaci e, in un caso ciascuno, un consigliere regionale e un parente stretto di un primo cittadino.

I casi di intimidazione e minaccia sono stati registrati in 9 regioni, 17 province e 25 comuni. La distribuzione geografica per macroareee è la seguente: 70% al Sud; 27% al Nord; 3% al Centro.

In particolare, a livello regionale, le minacce e le intimidazioni sono così suddivise: 30% in Calabria – soprattutto nel reggino; 17% in Puglia (nel barese e nel brindisino), Sicilia e Veneto (in quest’ultima regione sono stati accertati 5 atti intimidatori, di cui 3 in provincia di Padova); 7% in Lombardia; 3% in Emilia-Romagna, Campania, Lazio, Sardegna.

Gli strumenti attraverso i quali sono stati minacciati ed intimiditi gli amministratori locali sono stati diversi. Nel 50% dei casi si è fatto ricorso all’incendio, mentre nel 39% dei casi sono state utilizzate lettere anonime contenenti minacce e, nel 7% dei casi, si sono registrate aggressioni fisiche e verbali.

In Calabria, Puglia, Sardegna e Sicilia sono stati colpiti, in modo diretto o indiretto, amministratori già intimiditi nel passato. È il caso del consigliere regionale calabrese Arturo Bova, già Sindaco di Amaroni (Cz); di Salvatore Fuda, sindaco di Gioiosa Jonica (Rc); di Carmine Brandi, sindaco di Carovigno (Br); di Pietro Ortu, già sindaco di Oristano e di Pasquale Amato, sindaco di Palma di Montechiaro (Ag).

“Il 2016 è iniziato con un vero e proprio assedio nei confronti degli amministratori locali. In particolare al Sud e con cifre preoccupanti nel Nord-Est d’Italia. Siamo molto preoccupati e lo abbiamo denunciato in diverse sedi istituzionali e pubbliche –dichiara Roberto Montà, sindaco di Gruglaisco (TO) e presidente di Avviso Pubblico-. Le donne e gli uomini che amministrano pro-tempore le loro comunità avendo come punto di riferimento la Costituzione non possono e non devono essere lasciati soli. Chiediamo al Governo di mettere in atto tutte le misure di sicurezza possibili e al Parlamento di esaminare e approvare rapidamente le proposte di legge avanzate dalla Commissione parlamentare d’inchiesta presieduta dalla senatrice Doris Lo Moro. Non è più accettabile questa serie di attacchi sempre più frequenti e pericolosi nei confronti degli agli amministratori locali e non è più tollerabile l’impunità di chi compie questi gesti vili e criminali. Chi sa parli, i cittadini denuncino quello che hanno visto o sentito alle autorità. Quando si colpisce un amministratore pubblico –conclude Montà– si colpisce un’intera comunità, un’istituzione, non una singola persona”.

Nella foto l'auto di Arturo Bova, già Sindaco di Amaroni (Cz) e oggi consigliere regionale in Calabria

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