L’Italia ha un nuovo inceneritore mascherato: il cementificio di Isola delle Femmine (Pa)


L’Italia ha un nuovo co-inceneritore: è il cementificio Italcementi di Isola delle Femmine
(nella foto), in provincia di Palermo. Il 18 luglio scorso l’impianto ha ricevuto l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), firmata dall’assessorato regionale al Territorio e all’ambiente, e potrà tornare a bruciare il pet-coke, la crosta cancerogena che rimane nelle vasche di decantazione del petrolio alla fine del processo di raffinazione e che contiene idrocarburi policiclici aromatici e metalli pesanti. Allo stesso tempo, però, la Regione Sicilia invita Italcementi a “valutare la possibilità di utilizzo di alcune tipologie di rifiuti in co-combustione con i combustibili tradizionali”. L’operazione si configura come recupero energetico da rifiuti”. 

L’Aia indica anche i nuovi limiti di emissione per lo stabilimento, che si trova in mezzo al paese alla porte di Palermo, a pochi chilometri dalla Riserva naturale dell’Isola delle Femmine: il limite per gli ossidi di azoto (NO2) è di 1.350 milligrammi per metro cubo (1.050 dal forno più 300 dal molino, dove calcare e argilla vengono sminuzzati prima di passare nel forno vero e proprio), mentre quello per gli ossidi di zolfo (SO2) di 650 milligrammi per metro cubo (350 dal forno più 300 dal molino)  

I limiti sono più permissivi rispetto a quelli di un qualsiasi inceneritore vero e proprio.

Almeno, il documento della Regione invita Italcementi a provvedere alla messa in sicurezza del deposito di pet-coke nella ex cava di Raffo Rosso, a effettuare la “bonifica e il ripristino ambientale dell’area” che abbiamo visitato e fotografato (vedi Ae 94). A pochi metri dal cementificio, attraversata l’autostrada Palermo- Punta Raisi, c’era una montagna di 8mila tonnellate di coke di petrolio è stoccata a cielo aperto. È lì dall’estate del 2006, da quando cioè la Regione aveva impedito a Italcementi di continuare ad utilizzare il per coke come combustibile.

L’Autorizzazione integrata ambientale, però, non libera Italcementi dagli obblighi riassunti in una lettera firmata -a metà giugno- dall’assessore all’Ambiente e al territorio del Comune di Palermo, la dottoressa Francesca Grisafi, secondo la quale “considerati i rischi per i cittadini” relazionati con l’attività di carico e scarico di pet-coke nel porto di Palermo e il trasporto all’interno del Comune “si propone di emanare apposita ordinanza di divieto”. Italcementi, infatti, secondo quanto riferito al Comune dall’Autorità portuale (protocollo 4735 U/06), avrebbe sempre mobilitato il pet-coke prestando poca attenzione a che le polveri non si diffondessero sul territorio. Lo scarico, infatti, sarebbe sempre avvenuto “con sistemi di gru e tramogge che […] non impedirebbero la frantumazione del materiali in frazioni facilmente trasportabili dal vento”. Il trasporto, invece, con autocarri ricoperti da teloni. Le operazione andrebbe effettuate con mezzi ermetici, per “evitare qualsiasi rilascio di sostanze pericolose nell’ambiente”.

Contro la decisione della Regione si è schierata la Rete Lilliput di Isola delle Femmine, che “ravvisa con disappunto una grave contraddizione tra le intenzioni politiche dichiarate in materia durante la campagna elettorale  dal onorevole Lombardo, nuovo presidente della Regione Sicilia e dal partito di appartenenza (Mpa), e i primi atti compiuti dal governo regionale appena insediato”. Lombardo, infatti, era stato in prima fila nelle battaglie contro l’autorizzazione a usare il pet-coke nella raffineria Agip (Eni) di Gela. 

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