Ambiente

Ridurre i rifiuti è un meccanismo collettivo

Capannori, 45mila abitanti in provincia di Lucca, è il primo Comune italiano a darsi l’obiettivo “Rifiuti zero”, come San Francisco e Buenos Aires. Ecco come ci sta riuscendo

Tratto da Altreconomia 100 — Dicembre 2008

La rivoluzione dei rifiuti inizia da una compostiera domestica “comunale”, come quella che c’è dietro la casa dei miei genitori, a San Colombano, una frazione di Capannori in provincia di Lucca. È lì dal 2004: due volte al giorno mio padre ci versa i rifiuti organici e vegetali; da allora, mia madre usa il terriccio auto-prodotto per fertilizzare l’orto di famiglia.
La compostiera è un “barattolone” in plastica verde, dato a tutte le famiglie che la volevano in comodato gratuito dall’Ascit, l’azienda pubblica che si occupa dei servizi ambientali municipali. Il Comune di Capannori, in provincia di Lucca, 45mila abitanti sparsi in una quarantina di frazioni, si è dato un obiettivo ambizioso: “Rifiuti zero” entro il 2020. E poiché l’organico statisticamente è il 36% dei rifiuti raccolti nei cassonetti, i miei genitori stanno facendo la loro parte. “Rifiuti zero” significa azzerare il volume dei rifiuti che finiscono in discarica o negli inceneritori; non è un’utopia, ma il risultato di una strategia che passa per l’aumento della raccolta differenziata ma ha l’obiettivo di ridurre la produzione dei rifiuti indifferenziabili. Ogni Comune italiano può metterla in atto: basta volerlo.
Capannori è stato il primo in Italia ad aderire alla strategia “Rifiuti zero”, insieme a città come San Francisco o Buenos Aires, una scelta maturata sull’onda del successo della raccolta “porta a porta”, che ha portato la raccolta differenziata a superare l’80%.
Il porta a porta è stato avviato in via sperimentale nel 2005 in una sola frazione, Guamo. L’anno successivo “l’esperimento” è stato esteso a Marlia e Lammari, i due paesi più popolosi del Comune. Mia nonna Loredana vive a Marlia e ha ottant’anni. Per lei è stato facile abituarsi a fare a meno dei cassonetti: il Comune ha fornito a tutti i cittadini una guida e 4 diversi contenitori -per i rifiuti non riciclabili, l’organico (per chi non ha la compostiera domestica), la carta e il cartone e il multi-materiale- e una tabella dei ritiri, 6 giorni su sette. L’organico viene raccolto tre volte a settimana, il multi-materiale due, il non riciclabile solo una. Nella vecchia pattumiera resta davvero poco.
Ma non basta.
“È per questo che abbiamo avviato 11 progetti per la riduzione dei rifiuti. Tutti tarati sui risultati di una ricerca sulle ‘Analisi merceologiche del rifiuto urbano residuo’, realizzato per conto delle Provincia di Lucca da Idecom e dalla Scuola agraria del Parco di Monza”. L’assessore all’Ambiente del Comune, Alessio Ciacci, è un ragazzo di 28 anni. Nel suo ufficio ricostruisce per me la storia delle politiche ambientali del Comune, il “sistema Capannori”, nato dopo la vittoria del centro-sinistra alle elezioni comunali, nel giugno del 2004.
“Del diciotto per cento di rifiuti ‘indifferenziati’ -spiega-, un terzo è dato dalle plastiche (bottiglie e flaconi; imballaggi flessibili), un altro 14% dai pannolini, il 16,5% da tessili e cuoio”. E allora: fuori l’acqua minerale e le stoviglie usa e getta dalle 19 mense scolastiche (3 materne, 14 elementari, 2 medie). Una misura a costo zero: il Comune ha fatto propri i principi del Green Public Procurement, ed è bastato prevedere l’uso di piatti di coccio e di lavastoviglie nei nuovi bandi per l’aggiudicazione del servizio mensa. Mentre per il controllo della qualità dell’acqua “al rubinetto” è stato firmata una convenzione con il gestore dell’acquedotto, Acque spa. Dentro (dal 15 novembre 2008) i distributori dei detersivi alla spina in una mezza dozzina di negozi del territorio: “Confesercenti ha inviato una lettera a tutti gli associati -spiega Alessio-, chiedendo a quegli interessati di aderire al progetto.
Il Comune ha regalato i bidoni e fornito una lista di produttori di detersivi ecologici”. L’investimento: 1.500 euro. E la grande distribuzione? Esselunga, due supermercati sul territorio comunale, è stata contattata, ma ha rifiutato. 
15mila euro è costato l’erogatore per il latte fresco di alta qualità alla spina. Piazzato vicino a una scuola, è gestito dall’Associazione provinciale degli allevatori. Ogni giorno distribuisce oltre 500 litri di latte: “L’80% viene acquistato con contenitore proprio -racconta Ciacci-. Il costo, un euro al litro, finisce ‘pulito’ all’allevatore, che prima vendeva a 30 centesimi. In più, la stalla è a 200 metri dal distributore: molti genitori portano i bambini a vedere le mucche. Visto il grande successo stiamo pensando di raddoppiare, ‘aprendo’ un secondo distributore a Pieve San Paolo”. 
E ancora: un progetto sperimentale per l’uso dei pannolini riutilizzabili. “È partito  a inizio ottobre e 80 coppie di genitori hanno dato l’adesione. Il Comune regala il primo dei tre kit, quello per bambini tra i 3 e i 6 chili, e un buono spesa per la metà del secondo a chi intende andare avanti. Ogni famiglia risparmia circa 1.500 euro. Il Comune spende 6mila euro”: meno di quelli per smaltire i pannolini. Un regolamento per le eco-sagre (stoviglie di coccio e bicchieri in vetro o tutto in mater-bi), la promozione della giornate per lo scambio e il riuso e di un centro per lo scambio e il riuso… Per finire, c’è “La via della buona acqua”: un itinerario tra 15 fonti del territorio comunale, che sono state riqualificate, rendendole ad esempio accessibili ai disabili, per fornire un’acqua di qualità migliore grazie a sistemi di disinfezione a raggi ultravioletti -che garantiscano la potabilità dell’acqua erogata mantenendone inalterate le caratteristiche organolettiche-. L’intervento complessivo è costato 490mila euro, di cui 200mila provenienti dalla Regione Toscana. Tutto per ridurre la produzione dei rifiuti: tra il 2004 e il 2007, gli scarti prodotti dai  capannoresi sono passati da 699 a 664 chilogrammi all’anno pro capite, con una riduzione del 5,1%. Un trend contrario a quello registrato nel resto della Toscana, dove tra il 2004 e il 2006 (ultimo dato disponibile) si è passati da 693 a 704 chili di rifiuti. Segno che la strada è quella giusta, anche se i rifiuti prodotti superano ancora la media nazionale (550 chili).
Anche differenziare, però, è importante: “Smaltire in discarica 15.723 tonnellate di rifiuti solidi urbani, quelli che abbiamo riciclato nel 2007, ci sarebbe costato oltre 2,5 milioni di euro, 160 a tonnellata -spiega Alessio-. Per conferire agli impianti di riciclaggio il materiale differenziato, invece, abbiamo speso mezzo milione di euro. Se consideriamo che dalla vendita della carta abbiamo ricavato 340 mila euro, la spesa per il Comune è stata di 167 mila euro. Abbiamo risparmiato 2,35 milioni di euro. Soldi che abbiamo investito: in giro per le strade non vedrai più grandi camion per la raccolta dei rifiuti ma dei mezzi più piccoli, la maggior parte a metano”.
Il “porta a porta”, a Capannori, sposta la produzione della ricchezza dalla discarica e dall’incenerimento dei rifiuti a nuovi posti di lavoro. “Per la raccolta casa per casa ci sono state una trentina di assunzioni da parte di Ascit e di alcune cooperativi sociali che fanno capo al consorzio ‘So&co’”.
Dal primo dicembre, intanto, il “porta a porta” arriva anche a San Colombano e in altre frazioni della zona Nord: quando sono passato da casa, i miei genitori avevano appena ricevuto i contenitori, distribuiti dal gruppo paesano dei donatori di sangue.
“I volontari ricevono un contributo di 6 euro per ogni famiglia ‘visitata’, a cui spiegano i nuovi meccanismi di raccolta. L’Ascit avrebbe potuto affidare il servizio a una cooperativa sociale, con costi più bassi. Così, però, inseriamo nel processo le associazioni del territorio”.     
Il “punto di non ritorno” sarà la primavera del 2009, quando il servizio raggiungerà tutto il Comune (tranne 2-3mila abitanti che vivono in case sparse, sulle colline).
A quel punto, si passerà alla tariffa puntuale: ogni cittadino pagherà in base ai rifiuti prodotti, e ci saranno sconti per chi fa il compostaggio domestico e utilizza le stazioni ecologiche comunali. Non si potrà tornare indietro, nemmeno se il centro-destra dovesse vincere le prossime elezioni (nel 2009). Intanto il “porta a porta” è stato esteso anche alle altre amministrazioni comunali gestite da Ascit: Villa Basilica, Porcari, Altopascio e Montecarlo. “Ormai è un piccolo universo di oltre 75mila abitanti -spiega Rossano Ercolini, che è il coordinatore della rete nazionale “Rifiuti zero” e vive a Capannori (vedi box a sinistra)-. Segno che l’esempio virtuoso è ripetibile”. Un futuro senza inceneritori è possibile: servono idee, non soldi.

Tutto inizia con la lotta contro l’inceneritore
“L’aumento dei rifiuti non è più un dato immodificabile, ma solo un fattore che può essere governato con il coraggio della politica”. Così, a settembre, Capannori ha invitato tutti i Comuni italiani ad aderire alla strategia “Rifiuti zero”, promossa a livello internazionale dalla Global Alliance against Incinerators.
Rossano Ercolini, che coordina la Rete nazionale “Rifiuti zero” è stato, negli anni Novanta, uno degli animatori delle battaglie che portarono la Provincia di Lucca a cancellare il progetto di un inceneritore a Capannori, in località “Casa del lupo”. 
“Il progetto è stato cassato definitivamente nel 1997. Vannino Chiti, allora presidente della Regione, arrivò a istituire un commissario per l’impianto, per accelerarne la realizzazione. La lotta, intensa, durò tre anni, e nel 1997 divenne istituzionale: io ero presidente dell’Ascit. Quando Andrea Tagliasacchi vinse le elezioni provinciali e ‘Ambiente e futuro’ entro in consiglio, l’appalto venne definitivamente stralciato”. 
L’inceneritore avrebbe trattato 170 tonnellate di rifiuti al giorno, tutti i rifiuti della Piana di Lucca, del Comune capoluogo e della Mediavalle del fiume Serchio. Doveva costare 30 miliardi di vecchie lire. E invece: “Il cda di Ascit -continua Rossano- elaborò una proposta alternativa. Affermare di poter fare a meno dell’inceneritore non era né utopistico né ideologico. Il progetto, proposto da un organo ufficiale, ebbe un impatto assai importante. Ad ogni flusso di rifiuto, dava una risposta alternativa. Era un piano di massima, ma ben congegnato”. Senza quella lotta e quel progetto alternativo il “sistema Capannori” non esisterebbe.
Anzi: “Non sarebbe partita nemmeno la raccolta differenziata”.

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