Interni

Commistione e lottizzazione

Attorno al movimento ecclesiale Comunione e Liberazione ruota una vasta rete di interessi economici e politici. Il cuore è in Lombardia     A Crema, in provincia di Cremona, sono arrivati 4,5 milioni di euro per costruire una scuola privata. La…

Tratto da Altreconomia 108 — Settembre 2009

Attorno al movimento ecclesiale Comunione e Liberazione ruota una vasta rete di interessi economici e politici. Il cuore è in Lombardia  
 

A Crema, in provincia di Cremona, sono arrivati 4,5 milioni di euro per costruire una scuola privata. La Regione Lombardia, ricevuta la richiesta di finanziamento dalla Fondazione Charis, ha stanziato i soldi in appena due settimane. Efficienza, secondo gli amministratori regionali. Favoritismo, dicono dall’opposizione: la scuola è di fedele osservanza ciellina, ovvero è riconducibile a Comunione e liberazione, il movimento ecclesiastico fondato negli anni 60 a Milano da don Luigi Giussani,
Nell’assestamento al bilancio del 2009, attualmente in discussione, il progetto di legge 399 prevede che la Regione possa riconoscere agli ospedali posseduti da enti ecclesiastici la totale equiparazione agli ospedali pubblici, con conseguente possibilità che i loro buchi di bilancio siano ripianati con soldi pubblici. Il provvedimento tocca cinque ospedali tra cui il San Giuseppe di Milano, di cui è coordinatore scientifico Giancarlo Cesana, l’allievo prediletto di don Giussani. Cesana è stato appena nominato presidente del polo di ricerca e cura Policlinico-Mangiagalli-Regina Elena. Mangiagalli per i milanesi vuol dire nascite, ma anche aborti. Qualcuno teme che su questo fronte l’arrivo del dirigente ciellino metta a rischio la laicità della struttura pubblica.
Ancora a Crema, l’Opera pia marina cremasca ha ottenuto il beneplacito regionale per ristrutturare la sua storica colonia di Finale Ligure, dove passavano le vacanze i figli delle famiglie a basso reddito. Poi però la colonia è diventata un hotel a quattro stelle, dato in gestione alla Cooperativa sociale Iros di Milano, anche questa di area Cl. Nel 2007 il Banco alimentare, ente di beneficenza di diretta emanazione ciellina ha ottenuto un finanziamento regionale di 750mila euro. Il Banco raccoglie le eccedenze alimentari e le mette a disposizione dei poveri, un’opera meritoria, ma di organizzazioni che fanno buone cose ce ne sono tante: perché in Lombardia così tanti soldi e favori pubblici vanno a soggetti così ben determinati?
Ogni agosto va in scena il tradizionale Meeting di Cl a Rimini (quest’anno alla trentesima edizione, vedi box a destra), e siamo quotidianamente informati sugli interventi di ministri e leader di partito, sugli applauditi e sui fischiati, e su chi risulta essere più “bipartisan”.
Comunione e liberazione, però, è anche un nodo importante del sistema di potere politico ed economico, soprattutto in Lombardia, la regione che ha dato i natali a don Giussani, che ha tenuto a battesimo il movimento nel 1969, che è retta da 14 anni da un presidente ciellino, Roberto Formigoni. E fu lo stesso don Giussani a promuovere la Compagnia delle opere, il braccio economico dell’organizzazione, una sorta di Confindustria bianca fondata nel 1986.
Il sistema lombardo. Ogni volta che si tocca questo tasto, Comunione e liberazione precisa di essere un movimento ecclesiale che nulla ha a che fare con imprese e affari. Proprio come insegna Cl, però, al centro c’è la persona. E la persona è unica: prega, fa affari, dà finanziamenti, riceve finanziamenti, fa carriera, fa fare carriera. Nella sanità lombarda, la fetta più ricca del bilancio regionale, è difficile fare carriera se non si è targati Cl. Gli altri settori meglio presidiati dai seguaci di don Giussani sono la scuola, la formazione professionale, l’ente Fiera (il maggior operatore fieristico italiano e uno dei maggiori del mondo: nel 2008 ha fatturato 306 milioni di euro e fatto profitti per 4,7 milioni), mentre un nuovo terreno di conquista è l’housing sociale. In omaggio al principio della “sussidiarietà”, cavallo di battaglia del movimento, Cl e la Compagnia delle opere sono in prima fila là dove l’impresa privata incontra i fondi pubblici. Che poi è l’essenza del “modello Formigoni”, gratificato dal consenso popolare di ben tre mandati, che potrebbero diventare quattro con le elezioni dell’anno prossimo. C’è ancora qualcuno, però, che al modello non si adatta. “Nel sistema lombardo, la Compagnia delle opere è un’invenzione formidabile”, afferma Mario Agostinelli, capogruppo di Sinistra-Un’altra Lombardia in Consiglio regionale, “perché si interpone tra i bisogni dei cittadini e una massa considerevole di imprese del campo etico-sociale: assistenza, istruzione, formazione… Così sfugge l’elemento della privatizzazione ed emerge quello del volontariato, del ‘dono’”. Sul modello formigoniano, Agostinelli ha curato un libro, La corsa è finita (Unaltralombardia 2007). “Tanta fama di eccellenza è a scapito del bene pubblico, della qualità della vita delle generazioni future. I diritti privatizzati vengono erogati soltanto se sono remunerativi”.
C’è chi si spinge oltre, come il funzionario regionale Enrico De Alessandri, che sta lavorando a un libro sull’“assalto al potere” di Cl in Lombardia (www.teopol.it) e invita alla mobilitazione contro il “movimento fondamentalista” che ha assunto “una posizione monopolista” in Regione.
Lo strapotere di Cl è contestato anche nel centrodestra. La Padania, quotidiano della Lega Nord, si è scagliata più volte contro la sovrabbondante presenza ciellina nelle nomine sanitarie, mentre in Forza Italia, ora Pdl, emergono periodici tentativi di fronda laica: “In Lombardia il ruolo e il potere che ha assunto Formigoni e il sistema connesso di Comunione e liberazione e della Compagnia delle opere determinano la quasi totalità delle scelte di tipo politico e amministrativo, a fronte di un peso elettorale che non raggiunge un decimo dei voti di Forza Italia”, scriveva a Silvio Berlusconi nel 2005 un gruppo di esponenti milanesi del partito, tra i quali l’attuale presidente della Provincia Guido Podestà.
I numeri e gli interessi. La Compagnia delle opere è un’associazione imprenditoriale che raccoglie circa 34mila imprese, soprattutto medie e piccole, e un migliaio di organizzazioni no profit, accomunate dal motto “un criterio ideale, un’amicizia operativa”. In Italia conta una quarantina di sedi, e un fatturato annuo stimato di 70 miliardi di euro: la Lombardia è la regione dove è di gran lunga più forte, e in generale il movimento è “nordico”, con una buona presenza anche in Emilia-Romagna, mentre al Sud si sta registrando un’espansione in Sicilia. Le sedi estere sono una decina, dall’Argentina al Kenya passando per Polonia e Svizzera, e coincidono con i Paesi menzionati nei piani di sviluppo internazionale della Regione Lombardia. L’attuale presidente della Cdo, il tedesco Bernhard Scholz, l’anno scorso è subentrato a Raffaello Vignali, diventato deputato del Pdl. Quanto a Comunione e Liberazione, le stime disponibili danno circa 100mila aderenti in Italia, ma il movimento è presente in una sessantina di paesi, letteralmente in mezzo mondo.
Come tutte le organizzazioni di categoria, la Compagnia delle opere fa lobbying su temi che stanno a cuore agli associati: a giugno un convegno sull’istruzione si è chiuso con l’ennesima richiesta di sostegno pubblico alle scuole paritarie e di abolizione del valore legale del titolo di studio, un “lacciuolo” che ostacola l’attività degli istituti privati. La Cdo di Milano controlla il Consorzio Scuole Lavoro, importante operatore nel settore della formazione professionale, che nella ricca Lombardia è il principale destinatario dei Fondi strutturali europei. “Dalla culla alla tomba”, si diceva dell’assistenza statale nei Paesi comunisti. Cl e la Cdo sono sulla buona strada, visto che dopo scuola e formazione sono ben piazzati nell’orientamento e accompagnamento al lavoro, e a tanti altri servizi assistenziali alla persona, con la Federazione centri di solidarietà, che conta un centinaio di aderenti in tutta Italia.
Fedeli e peccatori. Oltre a Formigoni, il nodo più importante della ragnatela ciellina in Lombardia è Maurizio Lupi, parlamentare di Forza Italia, fedelissimo di Berlusconi (mentre Formigoni, eterno aspirante alla successione di Silvio, è tenuto a una certa distanza) e possibile futuro candidato sindaco di Milano. A Strasburgo, invece, l’ascesa di Mario Mauro alla carica di presidente del Parlamento europeo è stata bloccata dalla risonanza internazionale del caso Berlusconi-escort (tema che invece non sembra scandalizzare i devoti ciellini di Forza Italia). Nella giunta regionale vanno ricordati Raffaele Cattaneo, assessore alle Infrastrutture e collezionista di innumerevoli cariche in società pubbliche, e Gianni Rossoni, assessore a Istruzione, formazione e lavoro. Cattaneo è anche presidente del Consiglio di sorveglianza della società Infrastrutture lombarde, un centro di potere enorme perché funge da “stazione appaltante” di tutte le grandi opere regionali, a cominciare dalla costruzione di nuovi ospedali. Meno noto ma non meno potente è Nicola Maria Sanese, segretario generale della Regione, considerato una sorta di “vicegovernatore”. Un nome storico di Cl, Robi Ronza, tra i fondatori del Meeting di Rimini, è Delegato del presidente alle Relazioni internazionali. Sul fronte della Sanità vano ricordati almeno il direttore generale del settore, Carlo Lucchina, il presidente dell’Ospedale di Niguarda Pasquale Cannelli, quello del San Matteo di Pavia Alberto Guglielmo, oltre al già citato Cesana. La Fiera, altro grande erogatore di fondi e commesse, soprattutto in vista dell’Expo 2015, è presidiata militarmente con Luigi Roth, presidente della Fondazione Fiera, Claudio Artusi, amministratore delegato di Fiera Milano spa, Antonio Intiglietta, presidente della Ge. Fi. (Gestione fiere). Non basta: l’onorevole Lupi è amministratore delegato di Fiera Milano congressi spa, di cui è presidente un altro ciellino storico, Giuseppe Zola.
Tanta vicinanza ai soldi e al potere ha provocato guai giudiziari a diversi esponenti del movimento, che pagò un discreto tributo anche ai tempi dell’inchiesta Mani pulite. Giulio Andreotti è rimasto una star del Meeting anche dopo che il suo passato legame con Cosa nostra è stato accertato in sede giudiziaria. Roberto Formigoni non è mai stato messo in discussione, neanche per la vicenda Oil for Food, l’affare sul petrolio iracheno da decine di miliardi di dollari per la quale sono stati condannati in primo grado per corruzione alcuni suoi stretti collaboratori. Era stato presidente della Compagnie delle opere della Calabria Antonio Saladino, il protagonista dell’inchiesta Why not dell’ormai ex pm Luigi De Magistris: sulla tenuta giudiziaria dell’impianto d’accusa circolano riserve anche autorevoli (in particolare quella del procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro), ma quelle carte descrivono perfettamente la perversione di un sistema dove troppi soldi pubblici finiscono nelle tasche di pochi imprenditori.

Rimini, lo sponsor è armato
La trentesima edizione del Meeting di Rimini, in programma dal 23 al 29 agosto, ha per tema “La conoscenza è sempre un avvenimento”. Oltre alla nutrita schiera di ministri, uomini politici di centrodestra e di centrosinistra, giornalisti, la guest star di questa edizione dovrebbe essere Jeb Bush, ex governatore della Florida e fratello di George W. (e grande fan della pena di morte). I temi di cui si parla sono soprattutto “il lavoro, il welfare, l’energia, la scuola e l’urbanistica”, ha annunciato il presidente della Cdo Scholz. Tra gli sponsor di quest’anno, il sito ufficiale (www.meetingrimini.org) elenca soltanto Finmeccanica, l’Agenzia del Territorio (ente che dipende dal ministerio dell’Economia), Lombardia Informatica (società della Regione Lombardia) e la riviste Tracce, organo di Cl. Altri sponsor storici sono Aams Gioco sicuro (in pratica i Monopoli di Stato), il gruppo Sai Fondiaria di Salvatore Ligresti, la banca Intesa-San Paolo, a cui si aggiungono altre 200 aziende. Da qualche anno si trascina la polemica alimentata dagli ex diessini emiliani, secondo i quali molte coop rosse tradiscono le Feste dell’Unità (e le loro successive varianti) per prenotare uno stand al Meeting. Risultato: secondo Repubblica, l’anno scorso l’incontro di Cl ha incassato 8 milioni e 600mila euro in una settimana (e ha chiuso il bilancio in pareggio); la Festa nazionale dell’Unità, che si svolgeva proprio a Rimini, 6,4 milioni di euro in 25 giorni.

L’incontro con le coop rosse
Bianchi e rossi si scontrano nei salotti televisivi, ma gli affari sono affari. Gli intrecci tra le cooperative cielline, e cattoliche in genere, e quelle che si portano dietro l’eredità del Partito comunista italiano sono sempre più frequenti. A volte sono frutto di una spartizione politica, come accade in molte lottizzazioni edilizie, ma spesso sono accordi alla luce del sole. Qualche esempio? Nel novembre del 2008 è stata annunciata la fusione tra Os, la mutua sanitaria della Compagnia delle Opere, e Insieme salute, aderente a Legacoop. Un patto economico ma anche politico, “al di là delle delle ideologie”, benedetto dalla firma dei massimi vertici delle due organizzazioni, Bernhard Scholz per la Cdo e Giuliano Poletti per Legacoop. La sintonia arriva da lontano. Già nel 1997 le bianche e le rosse colsero al volo la nuova opportunità di creare agenzie di lavoro interinale, il cosiddetto “lavoro in affitto”. Nacque così Obiettivo lavoro, all’epoca la più grande agenzia europea del settore. A gennaio di quest’anno la svolta ha toccato un tempio della tradizione di sinistra: il porto di Genova, dove è attiva la società di lavoro interinale Intempo, passata dall’associazione delle compagnie portuali a un fifty-fifty tra Legacoop e Cdo. Un’altra casa comune è la Fondazione Abitare la città, che a Milano opera nell’housing sociale. È costituita da cooperative aderenti a Legacoop, Cdo di Milano e provincia, Confcooperative Lombardia.

Gli occhi sulla sanità lombarda

IL MINISTERO DELL’ECONOMIA DURO SULLA GESTIONE DEL NIGUARDA DI MILANO
Questa volta non si può dire che sia un attacco della sinistra, perché la relazione degli uomini dell’Ispettorato generale di Finanza del ministero dell’Economia è datata 19 aprile 2008, in piena era Tremonti. La relazione, svelata a maggio dall’Espresso, in oltre 400 pagine demolisce l’amministrazione dell’Ospedale Niguarda, uno dei più importanti e storici di Milano, diretto dal ciellino Pasquale Cannatelli. In particolare si sofferma sul fronte del grande progetto di ampliamento che prevede la costruzione di un nuovo edificio. I giudizi, argomentati da una gran mole di riferimenti normativi e dettagli tecnici, sono trancianti. Compensi per consulenze “anormalmente elevati”, incarichi a ditte esterne per attività che svolte all’interno sarebbero “costate zero”, pagamenti a fronte di “non si sa quale prestazione”, illegittimità che “emergono in maniera clamorosa”, “forzature della normativa sfociate in vere e proprie illegitimità”, omissioni “di una gravità assoluta” e così via.
Tutto comincia nel 2004, quando l’Azienda ospedaliera Niguarda-Ca’ Granda affida la progettazione del nuovo edificio ospedaliero -un’opera da circa 180 milioni di euro- a una società mista pubblico-privata costituita internamente, la Nec. Il rapporto non lo dice, ma il socio privato è il consorzio Par, formato da due soscietà di progettazione, Proger e Sinesis, e dallo studio tecnico Redaelli. Il blocco privato è titolare del 40 per cento delle azioni; il restante 60 per cento è in mano all’azienda ospedaliera. La Sinesis, impegnata in tutte le grandi opere lombarde, dal futuro palazzo della Regione al nuovo Polo fieristico, ha sede a Milano proprio nel palazzo della Compagnia delle Opere, in via Achille Papa 30, e collabora con l’organizzazione ciellina.
I pesanti rilievi degli ispettori del ministero dell’Economia cominciano proprio da qui: il collegio di vigilanza di Niguarda, sostengono, non aveva alcun titolo per conferire l’incarico alla Nec, con un compenso di un milione 978mila euro più Iva, poi lievitato a 2 milioni 421mila più Iva. Intorno alla Nec, figura ibrida tra pubblico e privato, si crea una grave confusione normativa: svolge opere in house o sul libero mercato? È qui che le illegittimità “emergono in maniera clamorosa”, si legge nel rapporto. Gli ispettori giudicano grave anche il conferimento di una consulenza da 100mila euro al dottor Maurizio Mauri, direttore generale della Fondazione Cerba (Centro europeo di ricerca biomedica avanzata), collaboratore tra l’altro dell’associazione ciellina Medicina e persona. Ecco il compenso che gli ispettori giudicano “anormalmente elevato”, privo di disciplinare d’incarico e che avrebbe dovuto essere assegnato “per concorso”. In più ci sono 6 milioni di euro per Finlombarda spa -la finanziaria della Regione Lombardia coinvolta nello studio di fattibilità- ma gli ispettori non capiscono a fronte di quli prestazioni.
La relazione è impietosa anche nei confronti della gara d’appalto dei lavori per la costruzione del nuovo edificio. A cominciare dal bando, “fuorviante e minimizzante”, dove a stento si capiva l’oggetto della gara, quasi a voler sviare eventuali partecipanti. Poi c’è lo strano caso della Techint, una delle “sette sorelle” della sanità privata italiana con il gruppo Humanitas (vedi Ae 101), che partecipa alla gara ma a un certo punto fa un’“offerta suicida”, si legge nel documento, come se volesse rinunciare volontariamente al ricchissimo piatto di Niguarda. Così nel 2005 la spunta un’associazione temporanea di imprese guidato dalla Cmb di Carpi, in provincia di Modena. Cioè la regina delle cooperative rosse.
La conclusione degli ispettori del ministero è drastica: tutta l’operazione comporta profitti “senza rischi” per i privati e “un grave danno per la pubblica amministrazione”.

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