Altre Economie

Il giardino veneziano

L’orto di “Spiazzi verdi” misura otto metri per quaranta: uno spazio recuperato per l’agricoltura biologica e sinergica nel cuore della Laguna

“Per trovare l’uscita, segui il profumo della salvia”. C’è da perdersi come in un labirinto, ma siamo in un orto. E per destreggiarsi occorre affidarsi ai sensi: in questo caso, l’olfatto è il più prezioso. Se non hai il naso fino -o non sai distinguere il profumo della salvia da quello della menta- puoi sempre contare sul gusto. “Assaggia. Senti che sapore pizzicorino”: Mattia mi passa una foglia di rucola di un verde brillante. L’orto delle Zitelle si trova nell’isola della Giudecca, a Venezia, all’interno del giardino di una casa di riposo dell’Ire (Istituto ricovero ed educazione): 600 metri quadri di produzione orticola biologica, secondo i principi dell’agricoltura sinergica, gestiti da “Spiazzi verdi” (spiazziverdi.blogspot.com), filone ambientale dell’associazione Spiazzi, che in città si occupa di sperimentazione artistica e culturale (spiazzi.info). Il gruppo si è formato lo scorso dicembre, dall’incontro tra una ventina di persone interessate a recuperare un rapporto diretto con la terra per sperimentare, in pratica, un modo diverso di produrre e consumare. L’idea dell’orto è subito piaciuta, ma il primo problema è stato trovare lo spazio giusto: “Quello messo a disposizione dall’Ire alle Zitelle ci è subito sembrato adatto: abbiamo scritto il progetto e preparato una convenzione, e il 22 marzo abbiamo debuttato sul campo”. L’Ire ha messo gratuitamente a disposizione dell’associazione una parte del giardino della residenza alle Zitelle. “Abbiamo sposato il progetto di Spiazzi verdi perché ci piace pensare alla residenza come uno spazio aperto alla città -spiega Giovanna Cecconi, presidente dell’Ire-. In questo senso, il progetto ci è sembrato una possibilità. Teniamo alla cura dell’antico orto veneziano delle Zitelle secondo una pratica di orticoltura rispettosa dell’ambiente naturale, ed è un’attività che permette di coinvolgere attivamente anche gli ospiti della residenza”.
“Il gruppo è aperto, c’è gente che va e che viene, anche se questo poco si adatta alla costanza che esige un orto -racconta Fabio-. Passiamo qui il nostro tempo libero nel week-end e poi facciamo una riunione settimanale”. Non c’è età, per partecipare: “Andiamo dai 20 ai 65 anni, oltre ai bambini più piccoli, che danno una mano”.
Lo spazio scelto per l’orto è quello a ridosso del muro, accanto alla vigna gestita dall’associazione Laguna nel Bicchiere. “Qui prima c’era un ammasso di scarti, ramaglie ed erba secca. Così, oltre a fare un orto, abbiamo dato un aiuto nella gestione del giardino, risistemando l’area e recuperando i rifiuti”. Lo spazio gestito dai ragazzi è idealmente diviso in due zone: l’orto vero e proprio -8 metri per 40- e uno spazio “ludico”, dove riposarsi dopo il lavoro in campo. “La prima domanda alla quale abbiamo cercato risposta è stata: che orto fare? Che sarebbe stato biologico e senza sementi geneticamente modificate era un punto di partenza condiviso da tutti, e la successiva proposta di fare un orto sinergico è piaciuta subito al gruppo”. Nessuno aveva particolari conoscenze tecniche: “È stato un percorso di formazione in itinere, uno scambio d’esperienze direttamente in campo. In quattro hanno frequentato un breve corso di permacoltura e poi hanno condiviso con gli altri quanto appreso”. Così, l’orto è diventato anche un momento di autoformazione. Un’importanza particolare la riveste la scelta di una forma a spirale: “Il disegno che abbiamo scelto per lo spazio da coltivare è un ‘cosmogramma’ composto da due spirali unite -spiega Maurizio-; seguono delle linee energetiche che connettono l’orto all’isola della Giudecca e a Venezia con la sua laguna. Questo itinerario attraverso la ‘geografia percettiva’ dell’orto passa per la critica del sistema di sviluppo attuale, basato sullo sfruttamento irrazionale delle risorse naturali. Alla base di ogni rivoluzione culturale sta infatti la trasformazione del nostro rapporto con la natura: solo orientando i nostri consumi e la ricerca scientifica in una direzione alternativa potremo uscire dall’attuale crisi ecologica. Una nuova economia, in definitiva, deve passare attraverso un dialogo con la natura”.
“La forma circolare dell’orto permette anche di disperdere meno energia -aggiunge Mattia-, ottimizzando le risorse”.
L’orto di Spiazzi verdi è una sorta di labirinto, in cui perdersi tra cavoli e insalate, zucchine e pomodori, seguendo il profumo delle piante aromatiche fino all’ultimo modulo, lasciato incolto e seminato di girasoli e borragine, per la depurazione del terreno. “Abbiamo piantato circa 2mila insalate, 150 cicorie e biete, 200 pomodori e altrettanti peperoni e melanzane, almeno 40 zucchine. Delle zucche, i cetrioli, i fagioli, i ravanelli e le rape ho perso il conto.
I primi mesi dell’anno abbiamo già avuto un buon raccolto, sufficiente per una decina di famiglie”. Molti semi e piantine vengono dalla cooperativa Bronte, che a Mira (Ve) vende piante da orto e da frutto biologiche. Altri sono autoprodotti, recuperati da varietà antiche o  da amici contadini. “La paglia usata per ricoprire tutta l’area, secondo i principi della permacoltura, l’abbiamo presa dall’azienda agricola biologica ‘Il Rosmarino’ di Marcon o ricavata dallo sfalcio del prato”. Nell’orto ogni tipo di concime è bandito: “All’inizio abbiamo usato del compost autoprodotto, ma ora sono i legumi a fertilizzare il terreno. Per l’acqua, che qui non arriva, abbiamo predisposto un impianto di irrigazione a goccia, che eviterà inutili sprechi. Le recinzioni sono in legno siberiano: abbiamo recuperato pali di scarto dalla Biennale Architettura. E dall’altro lato del giardino stiamo progettando di costruire una capanna, da usare come deposito per gli attrezzi, fatta con materiali riciclati e a basso impatto ambientale, usando l’albero come sostegno”, conclude Mattia indicando il noce. Ma l’attività di Spiazzi verdi non si limita a questa affascinante “selva” officinale ed orticola: “Fin dalla prima riunione eravamo d’accordo, il nostro fine non è un orto, ma sperimentare nuovi stili di vita a partire da azioni concrete, come questa: produrre beni alimentari e trasformarli, sperimentare nuove modalità di scambio, monete complementari, e a partire da questo creare un dialogo tra le persone”. Per farlo, le idee non mancano: “Stiamo preparando la proposta per la gestione di uno spazio verde a San Giobbe, dove potremmo creare un orto didattico, avviare una piccola attività imprenditoriale improntata alla gestione ecologica dei rifiuti, ospitare un vivaio per la vendita di piantine da orto, oltre a fare del compost biologico, e fornire consulenza e formazione”. Seguendo questo “sesto senso verde” le buone idee per un’altra economia sono pronte per germogliare.

"Il Rosmarino"
A Marcon (Venezia), l’azienda agricola biologica “Il Rosmarino” è un “luogo di crescita e cultura popolare” di 20 ettari, ai margini della zona cittadina.
Da oltre 20 anni Il Rosmarino produce frutta, verdura e cereali secondo i principi dell’agricoltura sinergica in un ettaro di frutteto e 3 ettari di ortaggi a rotazione.
L’azienda agricola si occupa anche di allevamento: ospita 13 cavalli, 4 asini e un centinaio tra galline, anatre e tacchini. In questa struttura lavorano 3 persone fisse col supporto di 5 volontari, come spiega il responsabile, Piergiorgio De Filippi. “Oltre a vendere i nostri prodotti ai gruppi d’acquisto solidale e nel punto vendita in azienda, al Rosmarino salvaguardiamo specie vegetali ed animali in via d’estinzione o rare, e ospitiamo la libera associazione ‘Seminati’, che si propone di promuovere l’agricoltura naturale e biologica e organizza corsi di agricoltura e alimentazione consapevole, oltre a proporre attività didattiche per le scuole.
Attraverso la progettazione sostenibile e la partecipazione, vogliamo creare spazi in cui praticare uno stile di vita meno predatore e favorire il ripopolamento dei luoghi rurali e contadini come centri di vita quotidiana”.
Il Rosmarino, via Pialoi 68, Marcon (Ve), tel. 041-45.67.844, www.seminati.blogspot.com

La "Laguna nel bicchiere"
Accanto all’orto gestito da Spiazzi Verdi alle Zitelle si trova un antico vigneto, preso in cura quest’anno -dopo 4 anni di abbandono- dall’associazione “Laguna nel bicchiere. Le vigne ritrovate”. “L’associazione, composta da 6 persone, ha lo scopo di valorizzare piccole esperienze di produzione -spiega Flavio Franceschet-, migliorando la qualità, recuperando le tradizioni della laguna e facendo diventare la vigna un luogo di incontro e scambio di saperi”. Nel vigneto delle Zitelle -250 piante in tutto- Laguna nel bicchiere ha impiantato 100 nuove barbatelle di Vermentino da sabbia e alcune di Dorona veneziana (un vitigno autoctono), avviando un processo produttivo biologico e biodinamico. “Per l’autunno speriamo di riuscire a produrre 500 litri di vino, per 450 bottiglie da vendere durante occasioni pubbliche, incontri conviviali e manifestazioni, recuperando così le spese vive della produzione. Nel farlo, vorremmo coinvolgere sia gli anziani della casa di riposo dell’Ire, che ci ospita, che le scuole, da far partecipare al momento della vendemmia il prossimo settembre”.

Tratto da Altreconomia 107 — Luglio/Agosto 2009

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