Altre Economie

Il Grande Ricatto

Il Grande Ricatto. È quello del capitalismo globale nei confronti di chiunque. L’ordine perverso della società globale in verità è bloccato, ma si presenta come mutamento continuo sotto le vesti della globalizzazione, della modernizzazione, della dedizione totale alla crescita del Pil.

Tratto da Altreconomia 120 — Ottobre 2010

Chi non si inchina a questo vincolo assoluto viene giudicato come uno che sta fuori dalla realtà. Per i figli dell’Occidente il ricatto risulta persino persuasivo: adattarsi illimitatamente ai capricci del mercato globale ci conviene. Siamo noi quelli che finora hanno goduto dei privilegi di questo falso ordine del mondo, quindi non possiamo rischiare che nasca un altro tipo di società, perché perderemmo ogni vantaggio. Intanto però paghiamo il prezzo della perdita di dignità, di lucidità e di creatività. Di dignità, perché si accetta che il denaro valga più delle persone. Di lucidità, perché si crede ragionevole la follia della metafisica capitalista. Di creatività, perché nessuno conosce più l’arte del cambiamento in ogni sfera dell’esistenza: interiore, interpersonale, sociale, politica.

Di conseguenza, le concezioni morali e le istituzioni religiose più tradizionali dell’Occidente si prestano volentieri a giustificare questo sistema. Tutt’al più ci si lamenta semmai del degrado morale o del relativismo nei valori e nei principi. Nel contempo le forze politiche si riducono a custodi del sistema: alcune di esse lo esaltano così com’è (la destra e il centro), altre stanno ancora ad aspettare fiduciose che il sistema stesso produca, come effetto collaterale, progresso e giustizia per molti, pazienza se non per tutti (il centro-sinistra). In Italia forze politiche come il Partito democratico e forze sindacali come la Cisl e la Uil sono preda di questa illusione, con il grave risultato di allontanare sempre più anche solo l’idea del cambiamento. Restano poi quei pochi che sono impegnati a litigare per far prevalere la loro microidentità di corrente o di partito (la sinistra radicale).

Se è vero che i protagonisti di una buona convivenza sociale e di una storia umanizzata sono solo quelli che hanno un rapporto lucido con la realtà e che, proprio per questo, sanno allearsi per superare ingiustizie e sofferenze, si capisce allora l’urgenza di un Grande Incontro per spezzare la stretta soffocante del Grande Ricatto. L’Incontro coinvolge tutti coloro che si fanno guidare dalla loro coscienza nel riconoscere che le persone, l’umanità intera e l’armonia con il mondo naturale valgono molto più del denaro e del Pil.

Per ora anche quanti sono rimasti critici verso il sistema del ricatto tentano di sopravvivere e di resistere in forme isolate e frammentarie, come gruppi, associazioni, riviste, organismi e mondi vitali quotidiani che non comunicano tra loro. Non si può nemmeno pensare di costruire un autentico ordine di convivenza se permane una dispersione per cui, rispettivamente, i soggetti dell’altra economia ormai molto diffusi in Italia, i grandi sindacati, i precari e i disoccupati organizzati, la parte consapevole delle nuove generazioni e infine le persone più critiche ancora attive nei partiti di opposizione non si incontrano mai. Se poi aggiungiamo a questo elenco anche quanti, pur non rientrando nei gruppi citati, desiderano comunque una società equa e solidale spinti dalla fede religiosa, dalla convinzione etica o dal semplice buon senso, si vedrebbe che il Grande Incontro non riguarda sparute minoranze.

Tutte queste soggettività conservano un potenziale di nuovo pensiero e di cambiamento strutturale, economico e politico, al quale hanno il dovere di dare attuazione insieme. Il tipo di azione più efficace oggi, mentre il Grande Incontro sembra a molti un puro miraggio, consiste nel preparare le condizioni della convergenza e dell’azione comune. Tra esse ricordo: l’idea di un’altra società e un progetto politico che la traduca in modo articolato; i luoghi e i canali della comunicazione che dà consistenza all’incontro e genera coesione; il metodo per agire coralmente. Chi lavora per approntare tali condizioni dà un contributo essenziale di dignità, lucidità e creatività alla vita di tutti. E così promuove il risveglio di quelle facoltà umane che il Grande Ricatto cerca di spegnere. Grazie ai semi gettati da chiunque lavori in questa direzione, nei prossimi anni molti altri potranno capire che senza democrazia economica non esiste neppure la democrazia in quanto tale.

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