Opinioni

Quanto vale il lavoro?

Il controeditoriale del numero 130 di Altreconomia

Tratto da Altreconomia 130 — Settembre 2011

Quanto vale il lavoro? L’oblio di tale questione è una delle cause della crisi sociale in cui ci troviamo. Esso non è solo fonte di valore, come riconoscevano David Ricardo e Karl Marx, ma è valore di per sé, intrinsecamente. Infatti il lavoro è dinamica di umanizzazione: la tensione radicata nel bisogno spinge gli esseri umani non tanto a cercare una qualsiasi risposta per il suo soddisfacimento, quanto a costruire una risposta che, man mano che prende forma, permette di trasformare, di affinare e di esprimere la loro umanità. L’essere umano è l’essere che risponde originalmente alla vita, è responsabilità da ogni lato della sua esistenza e il lavoro è nucleo costitutivo di questo esser responsabilità. Il senso antropologico del lavoro si coglie ricordando il fatto che lavorare significa generare risposte al bisogno che sono tali da arricchire e da portare alla luce l’umanità di ognuno. Perciò colpire il lavoro significa stravolgere e bloccare il cammino dell’umanizzazione.
Il lavoro è creazione di nuove e più umane condizioni di vita. Esso ha il compito di fare della terra una dimora ospitale per l’umanità, senza con ciò distruggere o avvelenare il mondo vivente della natura. Se Immanuel Kant definisce la libertà come “il potere di dare inizio a qualcosa di inedito” (Critica della ragion pura, Bompiani, p. 813), allora il lavoro è il potere di svolgere questo inizio, di costruire strutture, condizioni, beni, oggetti che rendano più sicura la vita umana e più capace di armonia con la natura. Il senso storico del lavoro -e ricordarlo oggi è doloroso ma culturalmente decisivo- risiede nella promessa di togliere l’esistenza dei singoli e dei popoli dalla precarietà, dall’angoscia dell’insicurezza, dalla regressione alla brutalità della lotta per la sopravvivenza di tutti contro tutti. Perciò colpire il lavoro significa legare l’umanità a condizioni di vita disperanti.
Il lavoro è servizio alla società e al bene comune: le nostre doti ci sono date in affidamento e in amministrazione fiduciaria affinché i suoi frutti vadano certo a favore nostro e dei nostri cari, ma anche di molti altri, che possono contare sulle nostre capacità e sul nostro impegno. È questa rete di corresponsabilità, in cui ciascuno fa la sua parte al meglio, che la Costituzione evoca quando afferma che l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Il senso etico del lavoro sta nell’assumere come proprio dovere il servizio per altri. Perciò colpire il lavoro significa minare le basi dell’attuazione del bene comune.
Il lavoro è cooperazione e corresponsabilità.
Infatti proprio nell’attività lavorativa sperimentiamo come ci sia tra noi e gli altri un necessario rapporto di mutua intesa e di solidarietà operativa, senza il quale nessuno potrebbe perseguire una risposta ai propri bisogni e neppure il fine della prosperità economica. Il senso sociale del lavoro sta nel generare e dilatare le correnti dell’agire solidale, tendendo a trasformare le dinamiche di competizione in dinamiche di cooperazione. Con ciò si schiude anche il senso politico del lavoro, che è quello di una partecipazione corale all’allestimento delle basi per la vita di tutti e che ne fa uno dei fondamenti della democrazia. Perciò colpire il lavoro significa lacerare il tessuto di una società, promuovere il diffondersi di una mentalità da schiavi e mandare in rovina la democrazia.
Il lavoro è, deve poter essere, se condotto in condizioni di rispetto della dignità umana, un atto d’amore. Simone Weil ha ricordato che esiste una “spiritualità del lavoro” (La prima radice. Preludio a una dichiarazione dei doveri verso la creatura umana, Edizioni di Comunità, p. 87), il quale non può ridursi a mera fatica e a motivo di sfruttamento. Il lavoro, per lei, esprime il pensiero, la libertà, la responsabilità, la cura. È mediazione materiale e spirituale tra la nostra creatività e la bellezza del creato, è dedizione, servizio rivolto a qualcuno, non solo alla realizzazione di qualcosa. Perciò colpire il lavoro significa soffocare le energie vitali dell’amore umano, mortificare le persone in quanto hanno di più prezioso e originale.
Per tutte queste ragioni è chiaro che l’economia, come d’altra parte la politica, non è affatto una sfera completamente indipendente, perché invece deve essere fedele alla dignità umana, così come deve accettare un orientamento etico e un quadro giuridico normativo che impediscano il suo volgersi contro la società.
 

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