Idee eretiche: si parte, dopo il referendum

Si parte. È iniziato il cammino di rigenerazione della democrazia italiana. La svolta nelle elezioni amministrative di maggio e la vittoria dei cittadini contro le lobby ai referendum di giugno permette al Paese di riprendere il suo viaggio per realizzare…

Tratto da Altreconomia 129 — Luglio/Agosto 2011
Si parte. È iniziato il cammino di rigenerazione della democrazia italiana.

La svolta nelle elezioni amministrative di maggio e la vittoria dei cittadini contro le lobby ai referendum di giugno permette al Paese di riprendere il suo viaggio per realizzare un ordine di convivenza giusto e democratico. Di questo inizio del cammino vanno compresi il potenziale e le condizioni di sviluppo. La primavera avrà futuro. Ma solo se sapremo lavorare per rafforzarla lì dove è ancora fragile. 

Il suo significato raccoglie in sé molti principi vitali di una buona convivenza civile. Eccoli: l’analisi critica dei problemi, la conoscenza e il discernimento; il coraggio di opporsi al potere dominante e alla manipolazione dell’informazione; la determinazione nel cercare un’alternativa; l’impegno diretto dei cittadini ben oltre i confini dei partiti; il protagonismo dei giovani; la riaffermazione dei beni comuni contro la logica della mercificazione di ogni cosa; l’emergere di una visione democratica della società; la consapevolezza del fatto che il cambiamento è davvero realizzabile; la forza di esprimere scelte nitide e non ambigue, come vorrebbe il mito banale per cui tutti devono spostarsi al centro se vogliono vincere. 

Riconoscere la profondità di queste tendenze è indispensabile per riuscire a svilupparle. Evitando di fare come quei commentatori che, dopo le recenti elezioni amministrative, discutevano solo di campagne elettorali indovinate oppure sbagliate. Come se tutto dipendesse dall’immagine con cui ci si presenta ai cittadini ed essi non sapessero giudicare le amministrazioni sulla base di comportamenti, metodi e risultati ottenuti. Invece la primavera attuale ha radici nella coscienza critica e in una sensibilità risvegliata. Tuttavia per rendere più sicuro e fruttuoso il suo futuro occorre coltivare alcuni semi indispensabili. 

Anzitutto penso al seme che fa fiorire una visione ampia, lucida, solidale e giusta del Paese. Quando in tanti ci si trova a condividerla, essa diventa una formidabile energia di trasformazione. C’è poi un altro seme da coltivare, quello degli stili di vita quotidiani, in modo che siano capaci di partecipazione e di responsabilità civile, non dettati dalle televisioni. Un nucleo centrale di questi stili di vita propizi alla democrazia va cercato proprio nella pratica dell’altreconomia. Quando si rivede l’agire economico nel senso della giustizia e dell’armonia con la natura, si mette mano a una leva essenziale per sconfiggere le tendenze antidemocratiche. Ecco perché le scelte contro l’uso dell’energia nucleare e contro la privatizzazione dell’acqua sono state così importanti. Coloro che in questi decenni si sono impegnati per l’altreconomia ora possono constatare l’efficacia anche politica della loro azione. 

Un altro seme da non trascurare è quello che porta a individuare le priorità per l’Italia. Il quadro di queste priorità deve scaturire dalla ragione, dalla passione, dalla volontà di quella rete di singoli e associazioni che si è attivata per i referendum. Sulla base di questa elaborazione programmatica collettiva, i partiti realmente alternativi al blocco di potere berlusconiano dovranno formulare un programma che rispecchi fedelmente questa coscienza corale dei bisogni e delle aspirazioni del Paese. 

Ricordo infine il seme che, se ben coltivato, fa crescere una leadership democratica di servizio. Non parlo affatto di un capo e nemmeno di un piccolo gruppo di dirigenti. Parlo di centinaia, forse migliaia di donne e uomini che in questo processo di cambiamento siano figure di riferimento per molti altri. Nei partiti e nei sindacati, negli enti locali e nelle associazioni, nel giornalismo e nel mondo della cultura servono persone che svolgano una funzione di orientamento e di sintesi. È d’altra parte indispensabile anche la figura di una o di un leader, una persona che abbia le qualità e la storia per candidarsi credibilmente come capo del governo nello spirito di questo movimento complessivo. In ogni caso penso a una leadership diffusa, democratica, che si forma imparando ad ascoltare e a coordinare senza comandare. Non fondata sul carrierismo, né sul narcisismo e neppure sulla preponderanza numerica di questo o quel partito. Più persone si uniranno nella scelta di coltivare bene la nostra democrazia, più questa primavera sarà irreversibile.

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