Esteri

L’Italia ha toccato il Fondo

C’erano una volta i grandi vertici internazionali infarciti di retorica e vuote promesse sugli aiuti ai Paesi poveri. C’erano una volta i summit che dovevano riparare le falle del sistema finanziario, senza peraltro riuscirci. Adesso i grandi del Pianeta si incontrano per parlare del salvataggio di alcuni di loro. E l’Italia, per una volta, diventa protagonista. In negativo.

È una notizia, infatti, che un Paese membro non solo del G20, ma anche del più esclusivo G8, abbia bisogno del controllo costante del Fondo monetario internazionale (FMI), fin qui impegnato a elargire prestiti a condizioni spesso capestro – i cosiddetti aggiustamenti strutturali – a Stati del Sud del mondo.

L’eredità che ci lascia il governo Berlusconi è un monitoraggio trimestrale dei nostri conti da parte degli ispettori dell’FMI, che visti i precedenti in altre parti del mondo potrebbe durare addirittura anni. Il nostro premier ha provato a minimizzare, paragonando il Fondo a una “società di certificazione esterna”, però ha anche dovuto ammettere che la stessa società di certificazione esterna ha ventilato la possibilità di aprire una linea di credito all’Italia. Insomma, dimenticatevi della Grecia, ora sotto la luce dei riflettori ci siamo noi e il nostro mastodontico debito (1.900 miliardi di euro, pari al 120 per cento del PIL nazionale).

D’ora in poi la minaccia per l’euro potrà arrivare da una delle prime dieci economie mondiali. Per il momento i toni dell’Unione europea non sono aggressivi e decisi come per Atene, minacciata di essere bandita dalla moneta unica qualora avesse portato avanti il referendum popolare, prima voluto e poi ritirato da George Papandreou. Se le cose non dovessero migliorare, però, non è da escludere che l’Unione europea possa fare la voce grossa.

Al di là della triste storia dell’Italia – forse a breve si faranno campagne per chiedere la cancellazione del debito del nostro Paese… – il vertice di Cannes ha prodotto più di quanto ci si aspettasse. Nelle ultime ore dell’incontro si erano accavallate voci di un clamoroso flop, ma a leggere il comunicato finale qualche spiraglio positivo si trova. Soprattutto in riferimento alla tassa sulle transazioni finanziarie ci sono spunti confortanti, sebbene non ancora definitivi. La menzione esplicita nel documento ufficiale è stata fortemente voluta dal padrone di casa Nicolas Sarkozy e sostenuta dalla Germania, dal Parlamento e dalla Commissione europea e da diversi altri Paesi. Durante il G20 a questo elenco si sono aggiunte diverse potenze emergenti, dal Sud Africa al Brasile all’Argentina. Persino dagli USA, storicamente contrari a qualunque tassazione della finanza è arrivata una “disponibilità” a considerare l’argomento, nelle parole dello stesso presidente francese Sarkozy nella conferenza stampa finale. Una delle critiche da sempre appiccicate alla tassa, ovvero di essere realizzabile solo a livello globale, sembra quindi cadere. Per i G20 è possibile che sia introdotta anche a livello regionale o solo da un gruppo di Paesi.

Purtroppo l’Italia non ha esplicitato il suo sostegno alla tassa sulle transazioni finanziarie – mai sponsorizzata nemmeno in passato. Forse il nostro governo non ha ben compreso che con questo strumento si potrebbero recuperare fondi per sanare la voragine del nostro debito. Chissà se glielo farà presente il Fondo monetario. Pardon, la “società di certificazione esterna”.

 

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