Ambiente

11.30. Ora di Durban

Ultim’ora da Durban. Sono momenti concitati per tutti: per la presidenza sudafricana, che tutto vorrebbe pur di non uscire con un nulla di fatto; per i Paesi industrializzati ed emergenti, nella continua lotta per imporre se stessi e le proprie ambizioni; per le Ong ed i movimenti di tutto il mondo, perchè quello che si profila è un accordo di basso livello, che lascia in piedi la struttura ma che non affronta in tempo i problemi sul tappeto

Il nome è Indaba. Ed è un concetto legato alla tradizione Zulu. Sono incontri della comunità, gestiti dalla personalità più importante in quel momento, ma un uso prosaico lo traduce in "business". Diversi Indaba si stanno tenendo in questo momento, ed i risultati sono documenti informali che pure vengono pubblicati sul sito dell’UNFCCC perchè rappresentano passaggi sostanziali nella costruzione del consenso.

Il giovedì sera è stato un momento movimentato, alle 22 ora locale la presidenza sudafricana ha reso pubblici i documenti, soprattutto quelli sul lancio di negoziati per un altro accordo legalmente vincolante. Quello che rimane tra parentesi quadre è l’anno in cui i negoziati dovrebbero iniziare (che varia dal 2012 al 2013) e quando questo strumento dovrebbe entrare formalmente in operatitità (si parla della 18a, 21a o addirittura XXa Conferenza delle Parti).
Tutto ancora aperto sul second commitment period, sebbene concordato tra le Parti all’interno del Protocollo stesso. Ma la notizia di una convergenza degli Stati Uniti sulla proposta dell’Unione Europea di un legally binding framework arriva ieri sera nell’incontro tra la delegazione statunitense e le Ong, notizia che viene riportata anche dal New York Times nella serata di ieri. E comincia a girare, vorticosamente, la data del 2020 per una sua messa in operatività. Cioè tra 9 anni.

Sul Green Fund le manovre sono ancora più decise, considerato che la Presidenza di turno vorrebbe portare a casa qualcosa di operativo, per poter essere citata anch’essa negli annali della COP. Stati Uniti e Unione Europea stanno premendo per tenere la Banca Mondiale nei posti che contano nella gestione del Fondo. Un’opzione non sono indigeribile da parte di chi ha subito per anni le politiche della Banca, ma anche da parte dei movimenti sociali presenti a Durban. Ed in questi minuti, allo Speakers’ corner davanti al Convention Center, inizierà una veglia fino a notte fonda per chiedere un’azione vera e concreta contro il cambiamento climatico.

Il testo dell’Indaba sul prossimo ciclo negoziale

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia