Diritti

“Errare è umano, perseverare…”. Il ministro Di Paola e il rischio di conflitto d’interesse

Il commento degli esponenti della campagna “Taglia le ali alle armi” dopo le risposte alla Camera del Ministro della Difesa

Errare è umano, ma perseverare potrebbe essere a questo punto definito quasi diabolico”. E’ quanto hanno commento Massimo Paolicelli e Francesco Vignarca della Rete Italiana per il Disarmo (tra i coordinatori della campagna “Taglia le ali alle armi” che chiede il non acquisto dei caccia militari Joint Strike Fighter) alla risposta del Ministro-Ammiraglio Giampaolo Di Paola alla Camera in seguito ad una interrogazione sul programma del bombardiere F-35.

Il Ministro-Ammiraglio continua a riproporre la favoletta pre-confezionata e più volte ripetuta da quando questo progetto era ancora in culla, cioè che “parliamo di un programma di elevato valore operativo, tecnologico e industriale che garantirà molti posti di lavoro”. Il ritornello sottintende che “anche così si fa la crescita economica”. 

Forse però il Ministro della Difesa non è informato sul fatto che, nel frattempo, il Pentagono capofila del progetto – con un rapporto ufficiale – abbia denunciato numerosissimi flop delle fasi di collaudo che mettono grandi ipoteche sulle reali capacità operative finali dell’F-35, tanto che forse una delle tre varianti (quella a decollo breve e atterraggio verticale che l’Italia vuole per le portaerei) rischia di essere cancellata.

Diversi altri paesi partecipanti al programma (su tutti Norvegia, Canada e Australia) a anche gli stessi Stati Uniti stanno ridimensionando o cancellando la propria partecipazione al progetto. Con una conseguente e consistente esplosione di costi, che continuano a lievitare anche per altri fattori: la scarsa disponibilità degli Stati Uniti a cedere il know-how del velivolo sta smontando le faraoniche cifre fornite dal Governo sull’occupazione ed il ritorno industriale. Ad esempio, a fronte di 2,7 miliardi già spesi dall’Italia per le prime due fasi e per la costruzione dell’impianto FACO di Cameri, i ritorni di cui si è sentito parlare vanno dai 350 ai 570 milioni (a secondo delle fonti). Un misero 20% di rientro industriale che, se parametrato sui 15 miliardi che andremo a spendere in caso di acquisto dei 131 velivoli previsti, vorrebbe dire commesse per poco più di 3 miliardi di euro. Un gioco che non vale certo la candela.

Anche oggi il Ministro ha ricordato in aula i favoleggiati 10.000 posti di lavoro derivanti dalla nostra partecipazione al progetto. Un dato assolutamente irreale e smentito da valutazioni sindacale, industriali e della stessa Aeronautica Militare – sottolinea Francesco Vignarca – e che anche se fosse confermato evidenzierebbe solamente l’inefficienza degli investimenti militari: ogni posto di lavoro costerebbe allo Stato infatti 1,5 milioni di euro”.

Dopo la foglia di fico delle penali dimostratesi inesistenti sembra quindi che quello del ritorno industriale rimanga la giustificazione insensata per la partecipazione ad un programma nei fatti fallimentare e la cui evoluzione industriale sta per essere “commissariata” dal Pentagono.

Non va poi dimenticato che il nostro Paese sta attraversando una forte crisi economica che ha portato il Governo Monti a varare una manovra correttiva con tagli forti a settori vitali per il Paese come pensioni e sanità” aggiunge Massimo Paolicelli.

Come ultimo aspetto, ma non per questo meno importante, la Rete Italiana per il Disarmo ricorda come la nostra Costituzione ponga dei paletti precisi sull’utilizzo delle nostre Forze Armate forse incompatibili con l’acquisto di un aereo del genere.

Parlare di riesame del progetto ed ipotizzare solo il taglio di qualche aereo significa non aver capito quali siano gli interessi reali del nostro Paese, ma essere attenti solo alle sirene dell’industria bellica che con le ultime vicende giudiziarie ha dimostrato di non avere molta lungimiranza industriale. “Visto che l’Ammiraglio Giampaolo Di Paola ha firmato nel 2002 la partecipazione Italiana alla prima fase SDD del programma – concludono Paolicelli e Vignarca – temiamo si stia configurando un pericoloso conflitto d’interesse”.

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