Diritti

Finmeccanica, l’insostenibile

L’azienda presenta il proprio bilancio sociale. Nel 2011 aumentate la produzione di rifiuti e il peso delle sostanza pericolose trattate —

Tratto da Altreconomia 141 — Settembre 2012

“La responsabilità consiste in questo: nella capacità di dare risposte e di render conto delle promesse fatte”. Così, nell’estate 2011, l’allora presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini scriveva nella lettera di presentazione del primo bilancio di sostenibilità del gruppo. Che la multinazionale degli armamenti possa considerarsi sostenibile è una valutazione soggettiva. Che il nuovo bilancio di sostenibilità 2011, realizzato in collaborazione con Avanzi, possa considerarsi quanto meno problematico è un fatto. E non lo sostengono i disarmisti dal forte “pregiudizio ideologico contro gli alti papaveri della Difesa”, citando il ministro Giampaolo Di Paola, ma le cifre contenute in un bilancio celebrato da molti, ma letto da pochi. Alla presentazione del documento, tenutasi a Roma, il successore di Guarguaglini, Giuseppe Orsi, indagato dalla Procura di Busto Arsizio per corruzione internazionale e riciclaggio, ha rassicurato: “I risultati li vedremo poi più avanti”. In realtà qualcosa già c’è, e non è del tutto esaltante. Diminuiscono infatti gli investimenti finalizzati al “miglioramento della salute e sicurezza dei lavoratori” e delle prestazioni ambientali dei siti -dai circa 300mila euro medi a sito nel 2009 a meno di 200mila euro nel 2011-. Scende anche il numero delle ore di formazione in materia ambientale erogate ai dipendenti. Aumentano le emissioni verificate negli stabilimenti italiani, così come i consumi energetici complessivi (più 7%). Diminuiscono gli incidenti ambientali, ma aumentano le contestazioni per violazioni delle normative in materia (raddoppiate dal 2010 al 2011). Aumentano le emissioni in atmosfera di sostanze diverse dalla CO2, particolato, metalli pesanti, composti inorganici volatili, composti organici volatili. Diminuiscono i consumi idrici da pozzi, ma accelerano quelli da acquedotto. Sulla produzione dei rifiuti il presidente Orsi, durante la sua relazione, è stato abile -confidando sulla fiducia dell’uditorio-: “Abbiamo diminuito la quantità di rifiuti pericolosi prodotti”. Vero. Ma sono aumentati quelli non pericolosi, con un incremento della produzione totale da 48.800 tonnellate del 2010 a 50.800 del 2011.
Nessuno discute il “successo” della raccolta differenziata -dal 41% del 2009 al 48% del 2011-, sta di fatto che aumentano rispettivamente le sostanze pericolose consumate quali quelle “con possibilità di effetti cancerogeni” (da 449 tonnellate a 469), sostanze “che possono provocare il cancro” (da 115 tonnellate a 140) e quelle “che possono provocare il cancro per inalazione” (da 9 tonnellate a 11). Un’annotazione particolare va però all’indicatore del “carbon footprint”, relativa alla produzione di anidride carbonica (CO2). Finmeccanica riduce le tonnellate prodotte rispetto al 2010, meno 3%, ma le aumenta rispetto al 2009, peggiorando la prestazione di circa 20mila tonnellate. Cifre e indicatori sconosciuti ai più, compreso il ministro dell’Ambiente Corrado Clini. L’ospite d’onore alla conferenza, infatti, ha pensato bene di suggerire l’introduzione proprio del carbon footprint, ignorandone la presenza, oltreché la modestia del traguardo. Al resto ha provveduto il direttore generale di Finmeccanica, Alessandro Pansa. Interpellato sul bilancio 2011 (in “rosso” per 2,3 miliardi) ha scartato, “non parlo di Finmeccanica”, salvo risentirsi quando gli è stato chiesto conto del personale conflitto d’interessi: Pansa è infatti consigliere di amministrazione del Fondo strategico italiano di Cdp (vedi Ae 140) al quale il gruppo -di cui, come detto, è direttore generale- ha ceduto il 15% delle quote della società Avio per un valore stimato tra i 180 e i 230 milioni di euro. Venditore e acquirente. Sollevare il punto è “molto sgradevole”, secondo l’interessato. Sgradevole, o insostenibile, quanto il bilancio di Finmeccanica. —

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia