Ambiente

Doha. I tasselli di un mosaico

A Doha ultime ore febbrili di negoziato. Le cose cambiano momento per momento, esattamente come il clima che si cerca di tutelare. Emerge una parola magica: "pacchetto". Per salvare il percorso negoziale i Paesi potrebbero trovare un accordo di minima, derogando sui punti di insoddisfazione. Ma sulla finanza e sulla mitigazione gli impegni vincolanti sono di là da venire. E le delegazioni stanno cominciando a spostare i voli aerei.

Il nome del documento è respingente: FCCC/AWGLCA/2012/L.4. Il contenuto, sinceramente, anche. E’ la bozza di documento proposta dal Presidente del Gruppo di lavoro sulla cooperazione di lungo periodo che viene presentato alla Conferenza delle Parti.
C’è una pagina, la diciassettesima, che è stata lasciata bianca. Ed è quella che parla di risorse finanziarie e di investimenti per l’adattamento e la mitigazione.
Aldilà delle promesse di alcuni Paesi europei come la Gran Bretagna, la Danimarca e la Germania non ci sono altri impegni chiari, definiti e pianificati per riempire di senso un Green Fund che, ad ora, è solo una bella parola su una pagina bianca.
"We need to open your eyes and we need to build a better future". Così, sulle note di Bella Ciao, la società civile mondiale ha ricordato che non c’è più tempo e che è l’ora di trovare una via d’uscita dignitosa a questo gioco di tattiche.
Il ministro cinese Xie Zhenhua insiste per avere un chiaro scadenzario degli impegni economici, perchè arrivare al 2020 con 100 miliardi di dollari all’anno senza un programma risulta un approccio curioso. Ma sebbene non sia soddisfatto dei progressi fino ad ora raggiunti, è disponibile a supportare il lavoro negoziale per arrivare ad un pacchetto bilanciato e condiviso.
E’ la stessa preoccupazione di Connie Hedegaard, Commissario europeo al Climate Action, che nell’assemblea plenaria di oggi ha sottolineato che aldilà dei singoli tavoli, su cui c’è ancora da lavorare nei prossimi tempi, l’obiettivo è trovare un pacchetto bilanciato tra tutti i Paesi membri.
"Quello che sta circolando qui a Doha è la parola "pacchetto", quella che sta mancando è "ambizione"" i Paesi dell’Alba (Alternativa bolivariana delle Americhe), per bocca di Claudia Salerno caponegoziatrice del Venezuela, sottolinea che il compromesso di Durban era costruire un accordo comune sulla base di stanziamenti chiari nel Fondo verde e di impegni seri e vincolanti su Kyoto 2. Tutto questo non è stato raggiunto ed il rischio, secondo i Paesi dell’Alba, è trovarsi davanti ad un accordo che fa un passo indietro persino rispetto a Copenhagen.
La voce che gira, qui a Doha, è che è opportuno spostare i voli aerei di ritorno, perchè la giornata può essere molto lunga.
"Molti di voi mi hanno chiesto in questi giorni di non derogare sulla fine della Conferenza, per non cambiare il biglietto aereo", ha dichiarato Abdullah bin Hamad al Attiyah, presidente della Conferenza. "Io sono molto felice di essere qui con voi", ha concluso "ma se proprio volete che io chiuda alle 18, il negoziato è nelle vostre mani".
 

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia