Altre Economie

Bologna si leva la polvere

“Planimetrie culturali” prende in custodia spazi abbandonati, restituendoli alla comunità. Sono esperienze temporanee di “riutilizzo urbano”. Oggi è in via Stalingrado 59, dove sabato 4 maggio ospita la terza assemblea nazionale del Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio (tra i promotori c’è anche Ae)

Tratto da Altreconomia 148 — Aprile 2013

Lungo via Stalingrado, a Bologna, si passa veloci: uscendo dalla tangenziale, diretti verso in centro città, o viceversa. Dai finestrini scorre una teoria di aree industriali abbandonate. Chi si ferma davanti al numero 59, però, vede altro: la ex Samp Utensili dall’agosto del 2012 è diventata “Senza filtro”, e all’ingresso della ex fabbrica metalmeccanica c’è un cartello “programmatico” con su scritto “Urban Recycle”, qui si pratica il riutilizzo urbano.
L’intero stabile, 12mila metri quadrati, è oggi un “centro per lo smistamento delle arti differenti”, come spiega sul proprio sito internet l’associazione Planimetrie culturali (www.planimetrieculturali.org), che ha l’edificio in custodia.
Quella di ST59, infatti, non è una occupazione: “Scadiamo a luglio 2015”, racconta Werther Albertazzi, presidente dell’associazione. Siede intorno a uno dei tavoli-bidone del bar-osteria, e definisce la filosofia alla base dell’azione di Planimetrie culturali: “Ci occupiamo della ‘custodia gratuita di spazi temporaneamente in disuso’. Il mezzo è un contratto di comodato gratuito, finalizzato ad un utilizzo sociale e culturale. Il metodo prevede la realizzazione di progetti a termine. L’obiettivo è una mappatura della città”. “Senza filtro” viene indicato come “Urban Recycle 6.0”, ed è il sesto luogo rivitalizzato grazie all’azione di Planimetrie culturali. “Nel 2004, abbiamo ‘preso’ l’ex Macello di via Santa Caterina. Di proprietà di Cogei, era abbandonato da 7 anni”. In pochi mesi, è diventato il Cantiere Culturale Bologna, punto di riferimento in un quartiere periferico: “Siamo stati tollerati”, racconta Werther. Dopo una decina di mesi quell’esperienza ha termine, e dalla volontà di ripeterla nasce Planimetrie culturali, che il 17 gennaio 2005 si presenta con una lettera al sindaco di Bologna, Sergio Cofferati: “L’autogestione temporanea delle zone abbandonate dalla città nella città, è in cima alla lista dei buoni propositi che abbiamo stilato per il 2005”. Il quartiere San Donato, con il suo presidente Riccardo Malagoli (oggi assessore comunale, a Bologna), sostiene l’attività dell’associazione. È lui, racconta Werther, ad indirizzare Planimetrie culturali verso lo Scalo San Donato, una ex mensa-dormitorio delle Fs che l’associazione ha bonificato e utilizzato: “La proprietà era di Bnp Paribas. Quando mi presentai a ‘trattare’, mi trovai di fronte 12 avvocati -spiega Werther-. Ci venne concesso per tre anni. Avremmo dovuto pagare un affitto, ma lo abbiamo fatto solo il primo anno”. Anche se il progetto dell’Urban Recycle 4.0 è terminato al 31 settembre 2011, “oggi usiamo ancora l’area come magazzino, e in cambio offriamo alla proprietà la custodia”.
Durante i due anni in cui è stato gestito da Planimetrie culturali, lo stabile di via Larga ha ospitato 138 i concerti, 121 feste di autofinanziamento (anche a favore di altre associazioni), 10 mostre e 18 laboratori.     

“Il nostro obiettivo è portare un beneficio alla città, e quand’è possibile lasciare una eredità -racconta Werther-: lavoriamo molto sullo spazio, che modifichiamo giorno dopo giorno”. Quando Planimetrie culturali è entrata nella ex Samp, ad esempio, l’area in cui sediamo non era un open space, che ospitava uffici, divisi da pareti di cartongesso. Al piano di sopra, invece, c’era una unica sala, e lì son state tirate su le pareti: “Ospiterà un ostello -racconta Werther-, con 14 posti letto. Stiamo terminando l’impianto di riscaldamento. Il tutto in auto-costruzione, e recuperando tutto ciò che troviamo qui dentro”.
Oltre la vetrata del bar c’è l’immenso capannone. Sono seimila metri quadrati: una parte -denominata ST59- ospita sei associazioni sportive, che tutti i pomeriggi dalle 15 portano a “Senza filtro” ragazzi con lo skateboard, i rollerblade o in Bmx, o per corsi di parkour, tessuti aerei, capoeira, basket e arrampicata. Un’area viene allestita all’occasione, per concerti, feste, fiere. “Durante il Motor Show, abbiamo organizzato No Engine”, che sul sito noengine.wordpress.com viene presentata come una mostra scambio dei mezzi senza motore. “Abbiamo ospitato tutto il mondo che non trova spazio al salone dei motori” spiega Werther. A maggio, “Senza filtro” ospiterà la prima edizione di “Km zero”, mercato di prodotti emiliano-romagnoli (dal 10 al 12 maggio) e la quinta della mostra mercato di oggetti artigianali e riciclati (si chiama “Mo/Me. 5.0”).

Prima, sabato 4 maggio, la ex Samp Utensili di via Stalingrado sarà il teatro della seconda assemblea del Forum nazionale “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”. Ci ha scritto Gabriele Bollini, abbonato ad Ae e referente locale del Forum: “L’uso non si paga, perché lo scambio non è monetario”. Werther conferma: “Le associazioni che fanno parte del progetto sono una ventina. Tutte hanno accesso agli spazi in cambio del lavoro e delle partecipazione all’assemblea, dove concordiamo la programmazione degli spazi”. A “Senza filtro”, così, c’è il museo del flipper di Tilt (www.tilt.it/flipper_pinball/museo), la sede di “Piccolo formato”, associazione di fotografi bolognesi (www.piccoloformato.it), c’è “Fuori campo”, che si occupa di arte e cultura lesbica (www.fuoricampo.net). La galleria, invece, è gestita da VVVB.    
“Chi entra deve fare una tessera, che serve anche come copertura assicurativa” racconta Werther. Da ottobre 2012 (quando lo spazio è stato aperto all’esterno) sono entrate oltre 3mila persone. Una forma di auto-finanziamento è anche l’osteria (dove due cuoche servono piatti della tradizione bolognese e romagnola, cucinati a partire da materie prime locali).
Se arrivasse un acquirente per l’area, che oggi è gestita da un curatore fallimentare, Planimetrie culturali dovrebbe “sgomberarla” in 60 giorni. “Abbiamo sottoposto all’amministrazione numerosi progetti di riuso anche per aree di proprietà pubblica, come le caserme Sani e Staveco, o villa Salus e la ex Manifattura Tabacchi -conclude Werther-: non abbiamo mai ricevuto risposta”. A Bologna è più facile mettersi d’accordo con un privato che con l’amministrazione comunale, che è in attesa di una “valorizzazione” dell’immobile. Che tarda sempre ad arrivare. (Foto di Alessandro Zanini)

Sotto al tappeto
C’è polvere alla ex mensa di via della Manifattura 7, a Bologna. Una volta dismessa, è stata occupata nel gennaio 2004 da Vag 61, per far luce sull’area abbandonata. Da 3349 giorni è, di nuovo, in stato di abbandono. C’è polvere -lì accanto- anche alla ex Manifattura Tabacchi di via Stalingrado 86, vicino a “Senza filtro”: occupata nell’ottobre 2007, venne sgomberata dopo tre giorni. Da 1956 giorni, è vuota. “Chiedi alla polvere” è una mappa degli spazi sgomberati e rimasti abbandonati a Bologna, realizzata da “Zeroincondotta”, quotidiano on line autogestito.Tra i 15 spazi, anche l’ex istituto odontoiatrico Beretta, occupato a fine abitativi a fine 2012 e sgomberato pochi giorni prima di Natale (vedi Ae 147). La mappa e una galleria fotografica sono su www.zic.it 

Salviamo il paesaggio
Il Forum italiano dei movimenti per la terra e il paesaggio s’incontra al “Senza filtro”. La terza assemblea nazionale di “Salviamo il paesaggio”, in programma sabato 4 maggio, sarà ospitata da Planimetrie culturali all’interno dello spazio riutilizzato di via Stalingrado 59, a Bologna. Oltre a fare il punto sul movimento, che in un anno e mezzo ha raccolto l’adesione di 894 organizzazioni (87 nazionali e 807 tra associazioni e comitati locali), sarà l’occasione per riflettere sulle azioni più importanti avviate e realizzate dal Forum: il censimento del patrimonio edilizio esistente (solo 507 le risposte, su un totale di 8.056 Comuni), la bozza di una proposta di legge di iniziativa popolare, costruita utilizzando competenze tecniche ed esperienze “interne” al movimento, grazie al lavoro coordinato di gruppi di lavoro di qualità, che hanno elaborato anche “osservazioni” al Ddl Catania sul contenimento del suolo agricolo (il cosiddetto “Salvasuoli”) e un documento in otto punti da sottoporre a tutti i candidati in vista delle elezioni (è stato sottoscritto da circa 200 candidati, tra cui 25 deputati e senatori eletti per il M5S, il Pd e Sel). Tra i “punti chiave” su cui intervenire nei primi cento giorno c’è l’abrogazione della “legge obiettivo”.
In occasione dell’assemblea del Forum, verrà presentata la seconda edizione aggiornata di “Salviamo il paesaggio!”, il piccolo manuale di Ae per difendere il territorio da cemento e altri abusi (96 pp., 5 euro).

Newsletter

Iscriviti e ricevi la newsletter settimanale di Altreconomia