Ambiente

Acea: a Roma mancano investimenti per 141 milioni

I numeri della crisi -relativi agli anni 2012 e 2013- riassunti in una lettera indirizzata dalla Segreteria della Conferenza dei sindaci ad Alemanno, Zingaretti e alla dirigenza della mutliutility romana. Che però ha approvato un bilancio in utile, e già a dicembre ha deciso di distribuire dividendi milionari ai soci, il Comune di Roma, Caltagirone e Suez su tutti

Dà l’idea di una società florida la lettera agli azionisti di Giancarlo Cremonesi, presidente di Acea, che apre il bilancio 2012 della multinazionale romana dei servizi pubblici locali, quotata in Borsa: “In uno scenario globale, caratterizzato da una persistente fase di incertezza economica e finanziaria, Acea continua a rappresentare una realtà affidabile. La crescita del volume di affari, il netto miglioramento del margine operativo accompagnati da una solida struttura patrimoniale del gruppo, dimostrano la validità della strategia adottata dall’azienda che ha saputo ben reagire dinanzi ad un contesto macroeconomico sfavorevole e ad uno scenario regolatorio ancora incerto”. È forte Acea, che attraverso una rete di società controllate è oggi il principale attore di questo settore in Italia con 8,6 milioni di abitanti serviti, 760 milioni di metri cubi di acqua potabile venduta, 852 milioni di metri cubi di acque reflue depurate e oltre 1 milione e 160 mila controlli sulla risorsa potabile.
 
Eppure, una lettera riservata che Altreconomia ha potuto visionare, indirizzata anche a Giancarlo Cremonesi da Alessandro Piotti, dirigente della Segreteria tecnico operativa della Conferenza dei sindaci dell’Ambito territoriale ottimale 2 Lazio Centrale-Roma, mette in crisi queste certezze. La missiva, datata 13 marzo 2013, dà conto di una grave contrazione degli investimenti nell’area di Roma, pari a 141 milioni di euro tra il 2012 e il 2013
Criticità che non trovano spazio nel bilancio 2012 di Acea, dove anzi le parole di Cremonesi trovano conferma proprio nei dati relativi al servizio idrico integrato (acquedotto, depurazione e fognature), che nel 2012 ha garantito ricavi che “si attestano a 792,8 milioni di euro e crescono (+ 10,5%) rispetto al 31 dicembre 2011 di 75,4 milioni di euro”.
Nonostante, precisa la relazione allegata, le incertezze legate al referendum del 12 e 13 giugno 2011.

Riprendiamo la lettera di Piotti. Essa ha per oggetto “Investimenti del Gestore del S.I.I. Dell’Ato 2 Lazio Centrale-Roma – Acea Ato 2 spa”, dove Acea Ato 2 spa è una società controllata da Acea (che ne detiene il 94,46%), e partecipata da Roma Capitale, che garantisce acquedotto depurazione e fognature a circa 3 milioni di abitanti di Roma e di 75 Comuni della provincia.
Scrive il dirigente della Segreteria tecnico operativa della Conferenza dei sindaci: “Informalmente e in anticipo rispetto alla pubblicazione del bilancio ho avuto notizia che Acea Ato 2 ha realizzato investimenti per 140 milioni di euro e per il 2013 prevede di realizzare 110 milioni. Ciò nonostante gli accordi pregressi e quanto riconosciuto nell’ultima tariffa […] prevede investimenti per il 2012 pari a 202 milioni di euro e per il 2013 a 189 milioni. Sempre per vie informali sembra che questa auto riduzione degli investimenti sia dovuta al crescere dell’indebitamento”.
Stanti queste condizioni, aggiunge Piotti, sarà difficile “approvare un incremento tariffario (che allo stato attuale delle elaborazioni si aggira intorno al 2% per il 2012 ed al 5% per il 2013 rispetto ai valori tariffari in vigore al 31 luglio 2012) quando contemporaneamente il gestore ha auto ridotto gli investimenti”. 

Questi numeri negativi stridono con quelli del comunicato “ufficiale” sui risultati di Acea, che spiega come la società abbia chiuso il 2012 con un utile netto, “dopo le attribuzioni a terzi, di 77,4 milioni di euro”, staccando un dividendo da 30 centesimi per azione ai soci. Ventuno centesimi per azione sono stati anticipati già a dicembre 2012. Facciamo due conti: ciò significa che i principali azionisti già a gennaio 2013 hanno incassato -rispettivamente- 22,8 milioni di euro (il Comune di Roma, che detiene il 51% della società), 7,31 milioni di euro (Francesco Gaetano Caltagirone, che detiene il 16,3% di Acea) e 5,15 milioni di euro (Gdf Suez, ferma all’11,5% del capitale).  

Gli effetti della lettera di Piotti -che Giancarlo Cremonesi deve aver letto con attenzione, e con lui anche Gianni Alemanno (che probabilmente l’ha ricevuta tra volte, come azionista di Acea, come azionista di Acea Ato 2, e come sindaco di uno dei Comuni servizi dall’azienda)- già si fanno sentire: anche se ne fa menzione nel resoconto intermedio di gestione relativo al primo trimestre 2013, pubblicato il 14 maggio 2013, in merito all’approvazione della nuova tariffa per Acea Ato 2 emerge che qualcosa è andato storto: “Con riferimento al processo di approvazione delle proposte tariffarie per gli anni 2012 e 2013 da parte degli enti d’ambito […], si segnala che la Conferenza dei Sindaci si è riunita il 29 aprile 2013 e non si è determinata su alcuno dei punti posti all’ordine del giorno per mancanza del numero legale”.

Acea Ato 2 è (anche) l’azienda su cui si concentra la proposta di ri-pubblicizzazione elaborata dal Coordinamento romano acqua pubblica (Crap, craproma.blogspot.it), di cui abbiamo scritto su Ae a febbraio. Una proposta che, sull’onda del referenum, nasce da un’analisi attenta del bilancio della società, che evidenziale come “Acea preleva tutti gli utili di Acea Ato2, in media 50 milioni di euro, e poi presta alla stessa le risorse necessarie per gli investimenti, tramite una linea di credito intercompany ma a tassi di mercato -come ci ha raccontato Caterina Amicucci di Re:Common e del Crap-. A fine 2011 (non c’era ancora il bilancio 2012, ndr) il credito di Acea Spa nei confronti di Acea Ato 2 Spa era pari a 480,5 milioni di euro”. “Pagando solo l’interesse -aveva aggiunto Marco Bersani, del Crap e di Attac- Acea Ato2 non va mai ad intaccare lo stock di debito. Che è destinato ad esplodere”. Tra il 2007 e il 2011 è già cresciuto, in media, del 22,88% all’anno.

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