Ambiente

Un’altra VIA per l’Europa

Il Parlamento europeo approva la nuova Direttiva sulla valutazione d’impatto ambientale, che dà più spazio alla partecipazione dei cittadini, regola eventuali conflitti d’interesse e prevede sanzioni per chi viola la disciplina. Potrebbe diventare legge entro il 2016.
Intervista ad Andrea Zanoni, europarlamentare italiano e relatore del provvedimento

Il Veneto e i suoi conflitti ambientali sono stati una "palestra" per Andrea Zanoni, europarlamentare trevigiano dell’Alliance of Liberals and Democrats for Europe (ALDE), promosso sul campo relatore della nuova direttiva sulla Valutazione d’impatto ambientale (VIA), votata questa mattina dal Parlamento europeo. "L’Italia si è distinta in Europa per l’applicazione distorta della direttiva in vigore, tema su cui sono stato molto attivo in questi anni in Parlamento europeo. Quest’esperienza, dei limiti d’applicazione della VIA, mi ha portato a poter intervenire sul testo all’interno della Commissione ambiente (ENVI) presentando ben 62 emendamenti, e questo ha portato gli altri membri a nominarmi relatore" spiega Zanoni. 
"Il Parlamento ha approvato stamani sia il testo del provvedimento come emendato dalla Commissione sia la mia richiesta di poter rinviare la discussione in Commissione per aprire in seguito il negoziato con il ‘trilogo’, ovvero una riunione tra Parlamento europeo, Consiglio Ue e Commissione europea. Ciò permettere di accorciare i tempi di approvazione della Direttiva. Questo -spiega Zanoni, raggiunto telefonicamente a Bruxelles- consentirà di arrivare all’approvazione definitiva della nuova direttiva entro questa legislatura: sia il Consiglio che la Commissione sono favorevoli a questo iter".

Ottenere il voto positivo del Parlamento, invece, non è stato semplice: "Il blocco conservatore, il Partito popolare europeo (dove siedono gli esponenti del Pdl e dell’Udc) ha votato compatto contro l’emendamento, perché tendono ad allungare i tempi, chiedono che l’approvazione della nuova Direttiva vada in là nel tempo. Il ‘mandato’ è stato dato con 332 voti favorevoli e 311 contrari".
È andata un po’ meglio per il "voto assoluto", come definisce Zanoni quello sulla proposta emendata in Commissione Ambiente: 339 i parlamentari a favore, 293 i contrari.

"Il Parlamento è spaccato in due -spiega Zanoni-: buona parte delle forze politiche portano avanti le istanza della grande industria e delle lobby, e quindi sono contrari a una norma che va a rafforzare la tutela dell’ambiente e ad indebolire l’interesse privato di fronte a quello pubblico".

Tra le novità più significative della nuova direttiva VIA, ad esempio, "c’è l’introduzione dell’obbligo di piena informazione dei cittadini in merito ad ogni eventuale ‘revisione del rapporto ambientale’ -racconta Zanoni-: quando, ad esempio, il tracciato di una strada viene modificato, i cittadini devono essere nuovamente coinvolti. Non potrà più accadere ciò che è successo nel caso della Valdastico Nord (leggi qui l’inchiesta di Altreconomia), che ho portato all’attenzione del Parlamento europeo, dove i cittadini interessati dal nuovo tracciato non sono stati coinvolti"

Tra le altre "lezioni del Veneto" portate a Bruxelles, Zanoni -già presidente di PaeseAmbiente, associazione del trevigiano in lotta contro le cave di ghiaia lungo il fiume Piave, in uno dei Comuni più bucherellati del Paese-, c’è anche lo stop del cosiddetto “salami slicing”, ovvero la valutazione ambientale di parte separate di un singolo progetto": "Al contrario -spiega Zanoni- è fondamentale analizzare l’effetto cumulo di altri progetti o altre parti del progetto: non sarà più possibile valutare da una parte l’impatto di un casello autostradale e da un’altra parte gli effetti ambientali della viabilità che permetterà di collegarlo alla viabilità ordinaria" (è successo, di recente, lungo l’A27, a Santa Lucia di Piave).
È sulla base dello stesso principio, ad esempio, che il Comitato acqua bene comune Belluno ha presentato, a giugno 2013, una "Denuncia alla Commissione delle Comunità europee", nei confronti dell’Italia e della Regione Veneto, che -come spiega Altreconomia di ottobre 2013– nell’ambito degli iter autorizzativi di nuove centrali idroelettriche sui torrenti della provincia di Belluno non starebbero valutando che gli "effetti cumulativi devastanti sul bacino idrografico del fiume Piave".

"Son passati tutti i miei emendamenti volti a sanare anomalie tutte italiane. Gli ordinamenti degli altri Paesi europei prevedono norme sul conflitto d’interessi, ma in Italia non è così. Per quanto riguarda almeno la disciplina della Valutazione d’impatto ambientale, questo problema è sanato: dovrò essere garantita l’assoluta indipendenza dell’autorità competente dal committente. Poi c’è l’aspetto delle sanzioni, proporzionate e dissuasive in caso di violazione alle norme nazionali che derivano dalla Direttiva".

Con la nuova Direttiva, la disciplina di VIA si allarga a nuovi settori. Tra i più importanti c’è senz’altro lo shale gas (gas di scisto), anche se i comitati "No fracking" evidenziano i limiti di una riforma che, nei fatti, apre al fracking e ai gas non convenzionali: "Sia l’esplorazione che l’estrazione verranno obbligatoriamente sottoposte a Valutazione d’impatto ambientale -spiega Zanoni-. Anche l’eplorazione spesso viene realizzata con la tecnica del fracking, che è molto invasiva".
("Eni lavora con lo shale gas anche in Europa, ma solo in Polonia e Ucraina. L’estrazione al momento ha aspetti piuttosto invasivi che la rendono problematica in zone densamente popolate: rumore, grandi assorbimenti d’acqua, molti residui da smaltire" ha ricordato ieri Paolo Scaroni, ad del gigante petrolifero, in un’intervista al Correre della Sera.)

Tra le novità, anche l’applicazione della Direttiva ai parchi a tema, come ai parchi acquatici, ai campi di golf fatti su terreni aridi e siccitosi e alle miniere per estrazione dell’oro a cielo aperto. E poi c’è il tema delle demolizioni: "Anche demolire un ponte, o una diga, ha un impatto ambientale. Prima venivano considerati solo i nuovi progetti".

Un altro limite all’applicazione in Italia della Direttiva VIA, anche quella in vigore, sono le "dimensioni dei progetti, che però restano a discrezione degli Stati membri. Per il principio di sussidarietà, l’Ue non può dettagliare, come non può stabilire le sanzioni. Che però, con la nuova Direttiva, ogni Stato membro è chiamato ad approvare". Se ci saranno errori o violazioni della Direttiva, non saranno (solo) tecnici.

(Modificato il 10 ottobre 2013 alle 17.16)

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