Altre Economie

Il tempo del lavoro

Una cooperativa di Senigallia, tra i cui fondatori c’è la Caritas, gestisce una libreria, un campeggio e un orto, garantendo reddito a chi è rimasto disoccupato —

Tratto da Altreconomia 154 — Novembre 2013

Trenta persone per condurre un orto di sette ettari forse son troppe. La cooperativa “Undicesimaora” di Senigallia (An), però, si occupa di inserimenti lavorativi, e in questo caso il lavoro nei campi è il più semplice, e adatto quasi a tutti. “Gestiamo anche un laboratorio di falegnameria, un campeggio e una libreria -racconta Giulia Colosio, 28 anni, coordinatrice della cooperativa-: è da queste attività che ricaviamo utili da reinvestire per rendere ‘sostenibile’ anche l’area che si occupa di agricoltura”.
Del resto, l’“Undicesimaora” -nata nel dicembre 2011, da un’idea della Fondazione Caritas, www.undicesimaora.org– deve il nome a quel passo del Vangelo secondo Matteo che descrive una scena di “piena occupazione”, un “padrone” che trovando dei braccianti per strada “all’undicesima ora”, cioè quasi al tramonto, li manda nella propria vigna fino a fine giornata e poi li paga.
“Il lavoro è un’altra forma di welfare. La Fondazione Caritas ha scelto di investire nella cooperativa perché aiuterebbe comunque quelle stesse persone” spiega Giulia, che è tornata a Senigallia, cittadina di 45mila abitanti, dopo una laurea in Architettura, a Milano: “Quest’esperienza è figlia delle storie che in molti hanno lasciato ai centri di ascolto della Caritas: sempre più persone si presentavano allo sportello e chiedevano un lavoro, e non un aiuto per pagare l’affitto o le bollette. Un modo per conservare la propria dignità”.

Chi ha bisogno di un lavoro ha a disposizione 7 ettari di terra, concessi in comodato d’uso gratuito dalla Diocesi di Senigallia: “Per il momento coltiviamo un orto di tre ettari, e su altri 2 abbiamo impianto un frutteto, due anni fa: a breve sarà produttivo” racconta Giulia. Gli altri sono a riposo, a rotazione, come prescrivono i disciplinari dell’agricoltura biologica. Pomodori, fagiolini, insalata, melanzane campeggiano sulle cartoline che l’“Undicesimaora” distribuisce per promuovere le attività della cooperativa, dov’è scritto: “I nostri ortaggi crescono con valori forti”.
“Invece dei cereali, coltura tipica della zona, abbiamo scelto di coltivare ortaggi perché hanno bisogno di maggiore manodopera”. La traduzione di queste parole è un numero: “Ad agosto 2013, i dipendenti della coop erano in tutto 57, di cui 30 nell’orto”.

Se Giulia dà un’indicazione temporale così precisa è perché l’inserimento è sempre temporaneo: “I nostri contratti durano tre o sei mesi”. L’obiettivo, perseguito dalla Fondazione Caritas che garantisce un sostegno economico per gli inserimenti lavorativi, è che le persone transitino per l’“Undicesimaora” per poi trovare un lavoro, duraturo, altrove: “Per essere assunto qui, perché i nostri sono tutti contratti regolari, devi dimostrare di essere attivamente in cerca di lavoro. E a chi riceve un’offerta mentre è sotto contratto con noi, consigliamo sempre di accettarla” racconta Giulia mentre le dita scorrono tra le pagine del quaderno, alla ricerca di un numero: “Durante tutto il 2012 i rapporti lavorativi avviati sono stati 36, mentre dall’inizio del 2013 (a fine settembre, ndr) sono state 92 le persone che hanno lavorato per la cooperativa. La metà di loro sono italiani, gli altri cittadini stranieri; i primi sono, in media, più anziani, e magari ‘recidivi’ rispetto a dinamiche di vita che li portano a margine del mondo del lavoro, mentre i secondi sono più giovani”.

Nel 2012, la cooperativa ha fatturato appena 40mila euro, ma quest’anno chiuderà il bilancio tra i 440 e i 500mila euro. Lo sviluppo delle attività nel 2013 deriva in parte dalla partnership avviata con Coop Adriatica, che da giugno 2013 ospita all’interno di due punti vendita di Senigallia un angolo dedicato ai prodotti dell’“Undicesimaora”: “Vendiamo gli ortaggi ‘sfusi’ -spiega Giulia-, con un totem che identifica chiaramente la nostra presenza: è un modo per farci conoscere sul territorio senza entrare in concorrenza con altri piccoli produttori. Abbiamo scelto, ad esempio, di non servire i negozi al dettaglio di Senigallia, i cui fornitori sono locali, mentre sugli scaffali della Coop arrivano verdure e ortaggi che passano comunque per il magazzino centrale, in Emilia-Romagna”.
L’accordo sottoscritto scadrà a fine anno, “ma stiamo predisponendo quello relativo al 2014 -racconta ad Ae Francesco Bucci, responsabile amministrativo de l’“Undicesimaora”-. Da giugno, in media, Coop Adriatica ha ordinato prodotti per circa 12mila euro. Noi abbiamo un solo ‘obbligo’, che è quello di assortire ogni giorni il nostro corner con un numero di referenze compreso tra le 6 e le 12”.

Vicino all’orto, in Strada delle Saline 58, a 2 chilometri dal centro di Senigallia e accanto alla Casa San Benedetto (casa d’accoglienza della Fondazione Caritas Senigallia Onlus, www.caritassenigallia.it/wp/casa-san-benedetto.html), c’è anche un punto vendita “aziendale”.
“Qui avremo presto a disposizioni altri 3 ettari da dedicare agli ortaggi -racconta Giulia-: la partnership con Coop ci ‘costringe’ ad aumentare le quantità prodotte, ma c’impone anche un maggiore controllo di qualità sulle basi della produzione. E in un comune vicino, Ostra, abbiamo a disposizione altri 5 ettari, che ospitano un oliveto di 130 piante (“Dal 2014 potrebbe entrare anche nei negozi di Coop Adriatica” ci ha detto Francesco Bucci) e per il resto sono dedicati a colture ‘speciali’, come la lavanda o la colza che una volta completato il percorso di conversione al biologico saranno acquistati dall’azienda Pierpaoli”, cioè l’azienda di Senigallia che produce detergenti e cosmetici eco-biologici certificati (www.pierpaoli.com).
L’inserimento lavorativo dei braccianti agricoli è coordinato da tre soci lavoratori della cooperativa, un agronomo e due agrotecnici, “che si avvalgono però della consulenza di un gruppo di volontari ‘esperti’: un fito-patologo, un secondo agronomo, uno dei maggiori produttori di ortaggi di Senigallia” racconta Giulia, che aggiunge: “È importante mantenere la dimensione del volontariato”. Alcuni falegnami in pensione, ad esempio, “reggono” il peso del laboratorio di falegnameria, che è un altro degli ambiti che realizzano l’inserimento lavorativo della cooperativa: “Qui l’obiettivo principale è quello di insegnare un mestiere, e per il momento la qualità media del lavoro non ci permette di proporlo all’esterno, tranne che per ‘interventi’ di sverniciatura e riverniciatura. In questo momento (a fine settembre, quando Ae ha incontrato Giulia, ndr), però, è inserito un ragazzo con un passato da falegname, e grazie a lui possiamo realizzare anche piccoli interventi di restauro”.  

Quando a inizio settembre la cooperativa ha preso in gestione la ex libreria diocesana, nel centro di Senigallia, il laboratorio di falegnameria ha realizzato mobili e scaffali su misura, usando i pallet: “In molti, dopo averli visti, ce li hanno chiesti” confida Giulia. Alla Mastai libri (www.mastailibri.undicesimaora.org) lavorano due ragazze, socie lavoratrici della cooperativa.
“Crediamo sia importante creare nuove opportunità di lavoro al di fuori dell’orto, attività che permettano di rendere più sostenibili gli inserimenti in ambito agricolo -spiega Giulia-. Nessuna azienda agricola che fattura meno di 100mila euro terrebbe trenta persone impiegate nei campi. Ma non siamo stupidi, crediamo che il lavoro sia una risposta sociale, e che garantire una ‘regolarità lavorativa’ assicuri un sostegno fondamentale a persone in difficoltà”.

Quattro donne lavorano invece nei servizi di pulizia, nei locali del museo diocesano e nella sede della Diocesi di Senigallia. Nell’estate del 2013, inoltre, la cooperativa “Undicesimaora” ha gestito il “Camping Domus” (www.campingdomus.it), sul lungomare di Senigallia: “La struttura è chiusa al pubblico dall’8 settembre, e in queste settimana stiamo terminando i lavori di manutenzioni. Ci è stato dato in affitto dalla proprietà, che è una confraternita, e probabilmente l’esperienza si ripeterà anche nel 2014. Il campeggio comprende un centinaio di piazzole e bungalow. La metà degli spazi è occupata da turisti ‘stagionali’ dell’entroterra marchigiano” racconta Giulia.
La responsabile del “turismo” per la coop è un’altra ragazza, anche lei di 28 anni come Giulia, mentre l’agronomo che coordina l’orto ne ha 31. “Il più ‘vecchio’ è il presidente della cooperativa, Giovanni Bomprezzi, che è anche direttore della Fondazione Caritas -dice Giulia-. Lui ha 40 anni”. Oltre ad aver fondato la cooperativa, in collaborazione con la Fondazione Mariagrazia Balducci Rossi per i più bisognosi (www.fondazionebalduccirossi.com), nel 2012 e 2013 la Fondazione Caritas ha contribuito alle attività con le risorse del Fondo di solidarietà, istituito nel 2009 per sostenere coloro che sono colpiti dalla crisi economica e finanziato -tra gli altri- da contribuiti volontari delle famiglie della diocesi di Senigallia. “Nel 2013, il 60 per cento del Fondo verrà utilizzato per ‘finanziare’ i nostri inserimenti lavorativi” racconta Giulia, che è stata in passato collaboratore laico della Pastorale giovanile della Diocesi.
Nel frattempo ai soci fondatori se sono aggiunti altri 35, “tra lavoratori e volontari”. “In molti, una volta terminato il proprio periodo d’inserimento, ci chiedono di potersi associare” spiega Giulia. Dopo l’undicesima ora, c’è il tramonto. Tempo di tornare a casa. E a Senigallia, in molti ne han trovata una. —

Foto di Gianluca Rossetti

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