Ambiente

Riprendiamoci la Cassa!

La cassaforte degli italiani è Cassa depositi e prestiti, che attinge dai risparmi postali e che ormai ragiona da investitore privato —

Tratto da Altreconomia 154 — Novembre 2013

C’è la crisi, è innegabile. Ma l’Italia è ancora un Paese ricco, come conferma, ogni anno, la Banca d’Italia, pubblicando i dati relativi alla ricchezza delle famiglie. Che possiedono circa 5mila miliardi di euro immobilizzati in case, ma anche 3.300 miliardi di euro in titoli finanziari. Di questi, oltre 230 miliardi di euro sono stati depositati da 24 milioni di cittadini italiani presso uno sportello postale. Sono depositati su un libretto di risparmio, oppure investiti nei Buoni fruttiferi postali. Tutti questi soldi alimentano la provvista di spesa di Cassa depositi e prestiti, la storica -è nata nel 1850- “banca” degli enti locali italiani.
Una bella soddisfazione per il “cassettista” -il risparmiatore poco propenso al rischio degli investimenti speculativi in Borsa, quello che s’accontenta di tassi d’interessa bassi ma certi, perché garantiti dallo Stato-, che con i proprio risparmi garantisce da più di 150 anni l’accesso al credito per i Comuni.

Sarebbe meglio scrivere, però, ha garantito, perché esattamente dieci anni fa, nel novembre del 2003, Cassa depositi e prestiti è stata investita da una vera e propria “rivoluzione”, che ne ha completamente cambiato i connotati, come raccontiamo ne “La posta in gioco”, il libro che ho scritto a quattro mani con Antonio Tricarico di Re:Common (www.recommon.org): “Era l’autunno del 2003 quando il secondo governo Berlusconi, decise di trasformare Cdp -l’acronimo con cui è conosciuta- in una società per azioni. Ed è più o meno da allora che la Cassa ha iniziato a guardare alla società italiana con una prospettiva molto diversa”. Oggi è una holding che lavora “al servizio della crescita”, il “catalizzatore dello sviluppo delle infrastrutture del Paese”, per citare due tra gli slogan che campeggiano sulla home page del sito www.cassaddpp.it.

Il suo carniere è pieno di prede importanti, tra cui società quotate -da Eni a Terna, passando per Snam– le cui azioni sono state trasferite alla Cassa dal ministero del Tesoro, che nel frattempo non è più l’unico azionista di Cdp: dieci anni fa, insieme alla trasformazione in società per azioni, il governo avviò anche la privatizzazione della Cassa, che oggi è per il 18% di proprietà di una sessantina di fondazioni bancarie, che influenzano le nomine -sono loro, ad esempio, ad aver designato l’ex ministro Franco Bassanini alla presidenza di Cdp- e le scelte (definite) strategiche relative a “come impiegare il denaro dei risparmiatori italiani”.
Quello che facciamo ne “La posta in gioco” è aprire quella che possiamo considerare la “cassaforte degli italiani”, per osservare con estrema attenzione che cosa c’è dentro, tra intrecci azionari, interessi e conflitti d’interesse.
Oggi Cdp è come una “piovra”, chiamata in causa di fronte a ogni foglia che si muove nell’asfittica economia italiana. Le sue braccia più importanti si chiamano Fondi italiani per le infrastrutture (F2i sgr spa), Cassa depositi e prestiti Investimenti (Cdp I sgr spa) e Fondo strategico italiano (Fsi spa), i cui interessi spaziano tra autostrade e aeroporti, edilizia privata sociale e mutui per l’acquisto della prima casa, banda larga e fibra ottica o reti per la distribuzione del gas, acquedotti e inceneritori o centri commerciali.
Ribaltando il punto di vista -e la Cassa- potremmo immaginare di utilizzare il risparmio postale per promuovere mobilità sostenibile, servizi pubblici locali, filiere corte. E in questo libro proviamo a spiegare come sarebbe possibile farlo utilizzando il risparmio postale degli italiani, immaginando di introdurre nel dna della Cassa idee come quelle di “risparmio locale” e “risparmio di scopo”, modificando la governance (la parola d’ordine è ri-pubblicizzare) e le regole di democrazia interna (perché Cdp va ri-socializzata).

“La posta in gioco. Come cambiare Cassa depositi e prestiti: manifesto per una nuova finanza pubblica e sociale in Italia”, di Luca Martinelli e Antonio Tricarico, 96 pagine, 5 euro. In libreria, nelle botteghe del commercio equo e solidale e su www.altreconomia.it

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