Ambiente

Le mani della finanza sulla natura

Ad Edimburgo il primo Forum mondiale sul capitale naturale. L’obiettivo delle banche, che lo promuovono, è dare un valore finanziario ai servizi che gli ecosistemi. Sono 140 le organizzazioni della società civile che hanno firmato una dichiarazione per dire "No alle compensazioni sulla biodiversità".
Leggi l’approfondimento e guarda l’infografica da Altreconomia di novembre 2013

"La natura è in vendita", "svendita totale": gli attivisti che da tutta Europa sono arrivati ad Edimburgo, in Scozia, per il primo Forum mondiale sul capitale naturale, hanno protestato in occasione dell’inaugurazione del meeting, promosso dalla banche, fingendosi venditori porta a porta della ricchezza del Pianeta. Tra loro, anche gli italiani di Re:Common (che hanno elaborato l’approfondimento sulla "mercificazione degli ecosistemi" su Altreconomia di novembre 2013). Il meeting scozzese -una due giorni che termina il 22 novembre 2013- rappresenta, secondo chi lo ha convocato, un ulteriore passo verso la privatizzazione della natura tramite l’assegnazione di un valore finanziario nei suoi confronti.

Le compagnie presenti alla conferenza, tra cui l’RBS, la Coca-Cola, Rio Tinto e KPMG, si adopereranno infatti per la creazione di nuovi mercati per l’acqua, l’aria, la terra e le foreste.
Le multinazionali e i governi sostengono che, assegnando un valore finanziario alla natura, sarà più facile proteggerla. Una scusa bella e buona, ribattono le organizzazioni presenti a Edimburgo, che invece ritengono che in questo modo si voglia semplicemente privatizzare la natura, consentendo la svendita di acqua, aria, terra e foreste a società private.

C’è il fondato timore che questa “mercificazione” di natura porterà alla creazione di mercati finanziari per le risorse naturali, con gli operatori che effettueranno ricche speculazioni basate sul valore artificialmente assegnato agli ecosistemi. I precedenti tentativi di creare mercati sulle foreste e sul carbonio non sono riusciti a prevenire la deforestazione e a ridurre le emissioni di carbonio, mentre la speculazione finanziaria sulle materie prime ha provocato una crescita esponenziale del costo dei prodotti alimentari di base.
“Pensiamo che la natura sia un bene comune, un valore inestimabile in termini economici e un elemento vitale per tutti gli esseri umani -spiega Antonio Tricarico di Re:Common, presente a Edimburgo-. Non siamo disposti a trasformare la natura in una merce che viene venduta al miglior offerente o, peggio ancora, a lasciare ai mercati finanziari la decisione su quale sia il prezzo giusto per un pezzo di bosco o un fiume pulito. I precedenti tentativi di creare un mercato per la natura sono stati un completo fallimento. Basta dare un’occhiata al mercato del carbonio e alla sua totale incapacità di assolvere al compito per cui è stato progettato, ovvero diminuire le emissioni di anidride carbonica"

Ieri, in occasione dell’apertura del Forum, ben 140 organizzazioni di tutto il mondo hanno reso pubblica una dichiarazione per dire "no alle compensazioni sulla biodiversità".
 
Le compensazioni sulla biodiversità ("offsetting" in inglese) prevedono che si possa distruggere la natura in una località, purché si “sostituisca” altrove, garantendo che non ci sia “nessuna perdita netta di biodiversità”. L’idea infatti si fonda sulla possibilità di ricreare ambienti naturali identici in luoghi diversi da quelli in cui vengono costruite ad esempio mega opere infrastrutturali o progetti estrattivi. In base ai precedenti, tale approccio non solo si è dimostrato impraticabile, ma rischia anche di mettere in serio pericolo i mezzi di sostentamento di intere comunità sparse per il pianeta.
 
Intanto il rischio di annacquamento delle normative vigenti in materia di risorse naturali, qualora dovesse passare la linea delle compensazioni sulla biodiversità, è concreto. Mentre in ambito UE si potrebbe inficiare la forza e l’efficacia delle direttive sulla natura, in vari paesi del Sud del mondo sono stati già compiuti passi molto più concreti in questa direzione. È il caso del Brasile, dove il governo sta riformando le politiche pubbliche per consentire alle aziende di ‘compensare’ il loro impatto piuttosto che prevenire i danni, mentre a Rio già lo scorso anno è stata creata la Bolsa Verde, ovvero una borsa valori dove i titoli collegati a biodiversità, ecosistemi e risorse naturali possono essere comprati e venduti come investimenti "verdi". La banca di sviluppo brasiliana, BNDES, offre finanziamenti per gli Stati che emettono normative sui crediti di carbonio e sulle compensazioni sulla biodiversità. Queste politiche stanno causando drammatiche violazioni dei diritti dei popoli indigeni e dei diritti delle comunità che dipendono dalle risorse naturali.
 
Gli attivisti che si battono per la giustizia climatica presenti alla Cop 19 di Varsavia stanno denunciando come gli strumenti basati sul mercato del carbonio e sulle foreste abbiano dimostrato una serie infinita di problemi e come quindi non sia il caso di estendere tali meccanismi all’intero ambito della biodiversità.

Per leggere e sottoscrivere la lettera: http://no-biodiversity-offsets.makenoise.org/italiano/

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