Interni

Il difficile mestiere del Comune

I sindaci minacciano dimissioni e gli enti locali non hanno ancora approvato il bilancio preventivo 2013. Un quadro desolante, cui alcuni cercano di rispondere: sono quelli che fanno di necessità virtù, e tagliano le spese improduttive per continuare a garantire servizi. Sullo sfondo, la battaglia dei "Comuni virtuosi" perché vengano riconosciuti i costi sostenuti da chi fa bene la raccolta differenziata: a pagarla non devono essere i cittadini, ma chi produce imballaggi. Mentre alcuni continuano, come sempre, a cercare soldi dagli oneri di urbanizzazione

Tratto da Altreconomia 155 — Dicembre 2013

Siamo a fine novembre, e molti Comuni si preparano a votare il bilancio. Quello discusso in queste ora nei consigli comunali, però, non riguarda la capacità di spesa per il prossimo anno: è il “bilancio preventivo 2013”, che verrà approvato quando ormai l’anno è quasi interamente trascorso.
Senz’altro è colpa del governo, che continua a cambiare le carte in tavola in corso d’opera, come ben dimostra la vicenda dell’Imu, ma gli enti locali e chi dovrebbe rappresentarne gli interessi -a cominciare dell’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani- non paiono in grado di risposte forti, anche perché il quadro era desolante già a fine 2012 (qui il nostro reportage da Alessandria, la città fallita) e -se possibile- nel corso del 2013 il quadro si è ulteriormente complicato, ad esempio con l’estensione del Patto di stabilità ai piccoli comuni dal 1° gennaio scorso.

Per questo, sul numero 155 in uscita il 1° dicembre, Altreconomia ha scelto di dedicare un lungo dossier ai Comuni. Si parte dal racconto di chi ha scelto di fare “di necessità virtù”, con un viaggio tra i “Comuni a 5 stelle”, quelli che per far fronte ai tagli alle spesa e senza fondi né  trasferimenti statali si sono inventati “buone pratiche” per garantire servizi ai propri cittadini: da Montechiarugolo (in provincia di Parma) ad Agerola (Na), passando per Udine, raccontiamo gli enti premiati dall’associazione dei “Comuni virtuosi”. Nel parmense, l’ente ha realizzato un impianto fotovoltaico sull’area di una ex cava: l’impianto rende circa 1,3 milioni di euro l’anno, e tolti i 560mila euro versati alla società di leasing, l’utile annuale per il Comune è di circa 730mila euro, con cui l’ente finanzia alcuni capitoli di spesa del bilancio. E Montechiarugolo, adesso, ha scelto di sostituire l’illuminazione pubblica con impianti a led, con un risparmio stimato dell’80% rispetto a una bolletta di 330mila euro.

In Alto Adige, invece, 116 Comuni gestiscono in modo “collettivo” servizi e acquisti -dalle pratiche amministrative alle licenze per software gestionali, dagli sportelli condivisi ai fondi di rotazione per finanziare le opere pubbliche- attraverso una cooperativa, il Consorzio di Comuni della Provincia di Bolzano. Oltre a una riduzione del costo pro-capire, un ulteriore vantaggio per i Comuni associati deriva dalla scelta della Provincia di assumere i vincoli di bilancio del Patto di stabilità non a livello dei singoli enti ma in modo aggregato. Ciò significa che i Comuni, a rotazione, possono far fronte ad investimenti onerosi di bilancio.

Nel dossier guardiamo anche ai rifiuti, e in particolare agli imballaggi. L’Anci sta rinnovando l’accordo quadro con il Conai, il Consorzio nazionale degli imballaggi che si occupa della raccolta differenziata e del recupero di plastica, carta e cartone, vetro, alluminio, legno e acciaio. Secondo l’associazione Comuni virtuosi, che ha presentato un dettagliato dossier, agendo sui canoni versati da chi produce imballaggi, oggi molto bassi, si potrebbero abbattere le tariffe di gestione dei rifiuti, migliorando il servizio (e quindi il livello della raccolta differenziata). Gli imballaggi, oggi, rappresentano quasi un quarto delle 30mila tonnellate annue di rifiuti solidi urbani. E chi “racconta” la propria storia lo fa a partire dalla propria esperienza: a Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, per il quarto anno consecutivo è andato il riconoscimento di “Comune riciclone”. La differenziata sfiora il 90 per cento.

Facciamo, infine, un salto a Cinisello Balsamo, nell’hinterland di Milano. Qui, dove il 74% del suolo è già stato urbanizzato, il Comune ha appena approvato un nuovo Piano di governo del territorio, prevedendo ulteriori espansioni urbanistiche. Siccome il territorio è finito, però, il Pgt crea una specie di mercato locale di “derivati” sul mattone. Funziona così: i diritti edificatori “decollano” da un’area di Cinisello per spostarsi su un’altra, e si trasformano in “moneta sonante, perché non c’è spazio sufficiente o le condizioni necessarie a edificare sul posto tutte le volumetrie.

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