Ambiente

L’autostrada la finanzia il risparmio postale

Cassa depositi e prestiti ha deciso di finanziare la costruzione della Tangenziale Est esterna di Milano, e che nel farlo potrà utilizzare fino a 150 milioni di euro depositati sui libretti di risparmio o investiti in Bfp dalle famiglie italiane. È l’ennesima operazione ad alto impatto sociale e ambientale per la società guidata da Franco Bassanini, che raccontiamo nel libro "La posta in gioco"

La Tangenziale Est esterna di Milano è sempre più l’autostrada degli italiani: il 28 novembre il consiglio d’amministrazione di Cassa depositi e prestiti ha stabilito che sarà possibile utilizzare fino a 150 milioni di euro del risparmio postale -quello depositato da 12 milioni di famiglie su un libretto di risparmio in Posta o investito nei Buoni fruttiferi postali- per finanziare l’infrastruttura, che secondo i promotori avrebbe dovuto essere integralmente finanziata dal privato.
Invece, come spiega un comunicato stampa di Cdp, la società guidata da Bassanini –cui abbiamo dedicato il libro "La posta in gioco", a dieci anni dalla privatizzazione dell’autunno 2003– garantirà un "finanziamento complessivo dell’opera […] pari a 1.250 milioni di euro" di cui la Cassa "sottoscriverà direttamente fino a 500 milioni di euro su provvista Banca europea d’investimenti (Bei, cioè una banca pubblica europea, ndr), oltre linee accessorie su provvista propria fino a 125 milioni. Inoltre -conclude il comunicato- Cdp potrà intermediare indirettamente, tramite banche, provvista Bei per circa 200 milioni e, qualora necessario, ulteriori 150 milioni a valere sulla raccolta postale".

La decisione di Cdp arriva per chiudere quasi in extremis l’annosa vicenda del closing finanziario della Tangenziale Est esterna di Milano, quello che le banche non hanno mai garantito e che deve invece arrivare entro il 31 dicembre, per non perdere il finanziamento pubblico a fondo perduto per oltre 300 milioni di euro garantito dal governo Letta e dal suo ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, nell’ambito del "Decreto del fare".

Le pedine si muovono sulla Tangenziale esterna
Nei giorni scorsi il fronte Tem aveva conosciuto un’altra scossa: a inizio settimana, infatti, il gruppo Gavio e Intesa Sanpaolo hanno annunciato un accordo in base al quale sono pronti a sottoscrivere l’aumento di capitale da 96,1 milioni di Tem (Tangenziali Esterne di Milano), per controllare a cascata la società operativa Te (Tangenziale esterna). L’obiettivo dell’operazione è il controllo del 59,1% di Tem e la fusione di quest’ultima con Autostrade Lombarde, controllata al 13,4% da Gavio e al 42,5% da Intesa, titolare del 79% di BreBeMi, cioè della direttissima Brescia-Bergamo-Milano.

Lo stesso aumento di capitale non sarà invece sottoscritto da Serravalle, cioè la società controllata dalla Provincia di Milano che è a sua volta azionista di Tem, e da Impregilo, che ha deciso di cedere la sua partecipazione al gruppo Gavio.
Quello che sta accadendo ci ricorda che Milano è al centro di una grande partita di risiko. I territori sono le autostrade, le tre dell’attuale sistema delle tangenziali milanesi (la Est, la Ovest e la Nord), e le tre in costruzione in vista dell’Expo 2015 (Tangenziale Est esterna di Milano, BreBeMi e Pedemontana), mentre le armate che se li contendono si chiamano Gavio, Intesa Sanpaolo e Serravalle.

La battaglia finale è già fissata al prossimo 6 dicembre, quando si apriranno le buste e si capirà chi avrà acquistato il 52,9 per cento di Serravalle, che è appunto la quota messa in vendita dalla Provincia di Milano.
Ma intanto le schermaglie in corso paiono suggerire il nome di chi potrebbe presentare la propria offerta, appunto Gavio e Intesa Sanpaolo.
Guardando a ovest di Milano, infatti, il gruppo Gavio controlla quasi integralmente il sistema autostradale piemontese. Guardando a est del capoluogo lombardo, invece, Intesa Sanpaolo è già primo azionista di A4 Holding, che gestisce – in concessione – l’autostrada A4 tra Brescia e Padova e l’A31.

Serravalle a picco
Al centro della partita di risiko, con un ruolo da comprimario, c’è Serravalle (cioè la società Milano Serravalle-Milano Tangenziali spa), che è il “motore fuso” del sistema autostradale lombardo.
Eppure, la concessionaria partecipata da Provincia e Comune di Milano –e sommersa dai debiti– è stata il motore in questi anni dei grandi progetti infrastrutturali legati a Expo 2015, la cui realizzazione entro maggio 2015 appare ormai un miraggio, nonostante le rassicurazione del sottosegretario Rocco Girlanda, che il 7 novembre, rispondendo a una interrogazione del deputato del M5S Massimo De Rosa ha spiegato che "l’entrata in esercizio della TEEM è prevista entro il 16 maggio 2015 in tempo utile per Expo Milano 2015", cioè due settimane dopo l’avvio della manifestazione (oggi i cantieri sono al 22%, sempre secondo quanto riferito da Girlanda).

La situazione di Serravalle è precipitata nel corso degli ultimi due anni: alla fine del primo semestre 2011, quando l’ex presidente della Provincia di Milano Filippo Penati (Pd) veniva travolto dall’inchiesta giudiziaria relativa a presunte tangenti in merito all’autostrada A7, Milano-Serravalle, la concessionaria autostradale controllata dalla Provincia, aveva debiti per 254 milioni di euro. Due anni dopo, la posizione finanziaria netta è peggiorata del 20%, fino a raggiungere quota 305 milioni di euro.

Così, stretta tra il Patto di stabilità e l’esigenza di salvare se stessa da un carico eccessivo di debito, l’ente guidato oggi da Guido Podestà (Pdl) ha scelto di vendere la propria partecipazione nella società, di cui detiene il 52,9% attraverso la holding Asam. Il prossimo 6 dicembre scadrà, per la terza volta, il termine per presentare offerte, e la Provincia spera che l’asta non vada deserta, com’è già successo (l’ultima volta nel luglio 2013). Per attrarre possibili investitori, Palazzo Isimbardi ha lasciato ai soggetti interessati la facoltà di proponere un ribasso rispetto alla base d’asta, fissata in 4 euro per azione, meno della metà rispetto al valore riconosciuto da Penati nel 2005  (8,831 euro per azione), quando acquistò il 15% della società dalla famiglia Gavio (per quest’operazione, cui abbiamo dedicato un capitolo del libro "La caduta di Stalingrado", il 19 novembre Penati è stato citato in giudizio dalla Corte dei Conti della Lombardia, che quantifica in oltre 100 milioni di euro il possibile danno erariale).

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