Diritti

La polizia che cala i caschi e di cui non sappiamo niente

I gesti distensivi compiuti da molti agenti davanti al movimento dei forconi è stato interpretato in vari modi. Solidarietà con i manifestanti, semplice cessazione del servizio, simpatia con una protesta giudicata destrorsa. Ogni spiegazione è possibile perché non sappiamo quasi nulla di quel che avviene nelle caserme, di qual è il clima culturale che vi si respira. Intanto il capo della polizia chiede semplificazioni e giudica superata la riforma democratica del 1981. Leggi il nostro approfondimento sui sindacati di Polizia, tratta dal numero di dicembre 2013 di "Altreconomia"

A leggere i commenti al caso dei poliziotti che in diverse città si sono tolti il casco di fronte ai partecipanti alle proteste del cosiddetto movimento dei forconi, si capisce che la questione polizia in Italia è caratterizzata da un altissimo livello di opacità. Sappiamo così poco di quel che realmente avviene dentro le caserme, di che cosa pensano gli agenti e soprattutto i loro capi e alti dirigenti; abbiamo una conoscenza così approssimativa del clima culturale che si respira in quei luoghi chiusi, che ogni spiegazione è possibile.


La gerarchia
-dai questori in su- spiega l’inedito comportamento minimizzando: tutto sarebbe avvenuto perché erano cessate le esigenze d’intervento e su precisa indicazione dei comandanti. 

Altri osservatori -compresi alcuni sindacati di polizia (Siulp)- dicono che il gesto aveva un preciso significato di solidarietà con i manifestanti e con le loro ragioni. Altri sindacati di polizia (Siap, Silp, funzionari) negano che ci sia stato un intento simile, parlano di strumentalizzazione e si rifanno alla versione ufficiale dei questori.


Beppe Grillo
ha accolto il gesto di distensione con grande favore, parlando di poliziotti che provengono del popolo e arrivando ad arringarli contro i politici (la casta) con un’accorata lettera aperta. Una presa di posizione che ha suscitato la reazione sdegnata di vari dirigenti politici (Lupi, Vendola, Boldrini, Morani), preoccupati che così si getti la classica benzina sull’altrettanto classico (e sconosciuto) fuoco.

Altri ancora temono che l’anomalo gesto distensivo abbia a che fare con la particolare natura della protesta dei forconi, tendenzialmente destrorsa secondo la valutazione più diffusa. Solo perciò gli agenti avrebbero simpatizzato con i manifestanti, come non avrebbero fatto se la protesta avesse avuto una qualificazione sinistrorsa. 


È difficile dire quale sia la versione più rispondente al vero. Se abbiano ragione i questori a minimizzare o Beppe Grillo a intravedere in quel gesto distensivo una condivisione della protesta "contro la crisi" o ancora chi teme un’esplicita deriva a destra . Tutto è possibile e ci vorrebbe un’interpretazione autentica e autorevole da dentro. Ma da troppi anni la polizia di stato ha una relazione labile e ambigua con il resto della società. Specie dopo Genova G8 la chiusura corporativa è stata ermetica, grazie alla copertura acritica garantita dal potere politico. E così niente o quasi niente sappiamo e capiamo di quel mondo, che pure svolge un ruolo così delicato nella società, specie in periodi difficili e tesi come quelli che stiamo vivendo.

Nei giorni scorsi il capo della polizia Alessandro Pansa ha detto che la riforma dell’81 non ha mantenuto le sue promesse e che occorre quindi una nuova riforma, nel segno della semplificazione. La riforma dell’81 similitarizzò la polizia, la aprì alla società, mise l’idea della prevenzione davanti alla logica della repressione. Col tempo il senso di quella riforma è stato svuotato, come dimostra – nel suo piccolo – anche il caso dei caschi calati di fronte ai forconi e la difficoltà di interpretarlo. Pansa intende forse dire che è ora di seppellire definitivamente quella riforma? Proprio ora?

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