Ambiente / Opinioni

La finanza negli aeroporti

F2i, il fondo partecipato da Cassa depositi e prestiti e amministrato da Vito Gamberale, vende il 49% delle sue partecipazioni aeroportuali, a Milano, Torino e Napoli. Candidati ad investire sono i grandi fondi sovrani di Paesi arabi e del Medio Oriente. Soggetti alla ricerca di ritorni immediati. Come conciliare il profitto con un governo responsabile del sistema aeroportuale?

Negli ultimi anni Vito Gamberale ha fatto incetta di aeroporti italiani. Con il fondo F2i ha rastrellato partecipazioni in tutta Italia, "sfruttando" la contingenza che vede molti enti locali -che prima erano i principali azionisti, a Napoli come a Milano o a Torino- sempre più deboli, e costretti a vendere le proprie azioni per far quadrare bilanci resi pericolanti dai tagli nei trasferimenti dello Stato e dal patto di stabilità.

Dopo aver creato il suo campione nazionale, F2i aeroporti -che detiene il 44,31% di SEA (Malpensa, Linate, Orio al Serio), il 50,8% di SAGAT (Torino) e il 70% di GESAC (Napoli Capodichino)- oggi il fondo d’investimento "onnivoro" (come lo definimmo su Ae 124) ne vende il 49%.

F2i, diceva Gamberale, è un fondo istituzionale (ne è socia, infatti, Cassa depositi e prestiti), che guarda al lungo periodo. 
Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, invece, i nuovi azionisti del "veicolo aeroportuale" potrebbero essere fondi sovrani e grandi fondi d’investimento (dall’Abu Dhabi Investment Autority alla Kuwait Investment Autorithy, passando per Gonvernment of Singapore Investment).
Soggetti alla ricerca di rendimenti, che negli aeroporti sono garantiti anche dalla possibilità di "scaricare" gli investimenti in tariffa, sui vettori aeroportuali e da lì sugli utenti. Senza valutarne, spesso, l’efficacia, come nel caso -a lungo discusso- della (eventuale) terza pista di Malpensa, che è il principale scalo italiano tra quelli inseriti nell’orbita di F2i: inserita nel “Contratto di programma Enac-Sea 2011-2020”, è stata bloccata solo da una valutazione d’impatto ambientale negativa (sarebbe stata realizzata all’interno del Parco del Ticino).

Vale la pena chiedersi come si sposa, una scelta di questo tipo, con la volontà manifestata da alcuni tra gli ultimi esecutivi in carica di “razionalizzare” il sistema aeroportuale italiano, con i “piani aeroporti” presentati da Corrado Passera (titolare del ministero delle Infrastrutture nel governo Monti) e da Maurizio Lupi (che è ministro nel governo Renzi, dopo esserlo stato anche con Letta). Sullo sfondo, possiamo trarre insegnamento anche dalla vicenda Alitalia-Ethiad (che è la compagnia di bandiera di Abu Dhabi): per comprare l’ex vettore pubblico italiano, la società degli Emirati Arabi Uniti ha chiesto, tra l’altro, che gli aeroporti di Malpensa e Fiumicino siano collegati alla rete ad Alta velocità. Cioè che lo scalo varesotto sia raggiungibile da Torino, Milano e Venezia, e che quello romano sia in rete con Firenze, Termini e Napoli. Il governo -per bocca di Maurizio Lupi- ha promesso che l’investimento ci sarà, che accetterà le “condizioni” imposte da Ethiad. I due collegamenti -secondo quanto riporta la Repubblica- saranno pronti nel 2016. I soldi, spiega il quotidiano, sarebbero già stati “rastrellati”. Resta una domanda: se l’Av a Malpensa e Fiumicino è una priorità, spiegateci “per chi?”.     

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